Francofonia: La recensione (Venezia 72)

Presentato in Concorso uno di film più attesi di questa 72° edizione: Francofonia di Aleksandr Sokurov. Il regista russo già Leone d’oro a Venezia con Faust e autore di capolavori come Arca russa, Moloch e Madre e figlio si conferma un autore di rara sensibilità e ingegno narrativo.

In Francofonia viene indagato in particolar modo il rapporto tra arte e potere, tra l’uomo e la sua Storia.
Al centro della narrazione due uomini eccezionali: il direttore del Louvre Jacques Jaujard interpretato da Louis-Do de Lencquesaing e l’ufficiale dell’occupazione nazista il conte Franziskus Wolff-Metternich, (Benjamin Utzerath) prima nemici, poi collaboratori. Sarà grazie alla loro alleanza che molti dei tesori del Louvre saranno salvati.

Louvre come emblema salvifico, tempio d’Europa dove gli occhi dei numerosi autoritratti ci ridanno il segno di epoche passate. “Cosa sarebbe stata la mia vita senza il Louvre?” si chiede Sokurov, voce narrante che si fa sberleffo dei potenti e ci accompagna in questa appassionante avventura. E cosa saremo noi senza i musei, senza quella creazione artistica dove “la mano è più viva dello spirito, crea la forma prima del pensiero”? L’arte come conoscenza del mondo e dei nostri piccoli frastagliati mondi interiori. Specchio riflesso che mostra e a volte cela.

In una struttura originalissima che intreccia Storia e finzione Sokurov fa dialogare i due protagonisti intervallandoli con le apparizioni dei fantasmi di Napoleone e Marianne, simbolo della Republica francese.
Al suo” informale” Napoleone, che fu il primo a comprendere che attraverso i musei era possibile realizzare azioni di grande impatto politico ed educativo farà dire :”tutto ciò che vedi esiste grazie a me, tutto quello che ho fatto l’ho fatto per loro”( riferendosi alle opere del Louvre)”.

L’arte come rappresentazione del potere, croce e delizia, la sola in grado di salvarci dal sonno in cui sembra essere caduta l’Europa. Un risveglio possibile però, secondo Sokurov, solo con la mobilitazione del popolo.

Francofonia può essere letta a mio avviso come un’opera documento/monumento, intesa nell’accezione che ne dà lo storico Jacques Le Goff, dove lo spettatore/visitatore diventa protagonista della storia, acquisisce informazioni attraverso lo sguardo colto e raffinato di un maestro del nostro tempo accrescendo quella consapevolezza necessaria al cambiamento. Un’opera sfaccettata come un diamante, con un linguaggio innovativo e provocatorio, che si candida prepotentemente per un premio qui al Lido.

Vittorio Zenardi

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