Venezia 72: Non essere cattivo (Fuori Concorso)

Voluto fortemente da Valerio Mastandrea, che ne è il produttore, Non essere cattivo può essere considerato il testamento artistico di Claudio Caligari, che ha concluso il montaggio poco prima di morire il 26 maggio scorso.
Outsider del cinema italiano, mai imbrigliato nel Sistema, Caligari ritorna, dopo Amore tossico, a parlare di quelle borgate a lui care, questa volta per certificare la fine di quel mondo pasoliniano, ormai diventato sempre più succube di un’omologazione volgare.
Il film è ambientato a Ostia, nel 1995, Vittorio (Luca Marinelli) e Cesare (Alessandro Borghi) hanno poco più di vent’anni e conducono una vita di eccessi: notti in discoteca, alcool, droghe sintetiche e spaccio di cocaina.
Vivono in simbiosi ma hanno anime diverse, entrambi alla ricerca di una loro affermazione. L’iniziazione all’esistenza per loro ha un costo altissimo e Vittorio col tempo inizia a desiderare una vita diversa: incontra Linda (Roberta Mattei) e per salvarsi prende le distanze da Cesare, che invece sprofonda inesorabilmente. Si ritrovano qualche tempo dopo e Vittorio cerca di coinvolgere l’amico nel lavoro.
Cesare, dopo qualche resistenza, accetta: sembra finalmente intenzionato a cambiare vita, frequenta Viviana (Silvia D’Amico) ex di Vittorio e sogna di costruire una famiglia insieme a lei. Ancora una volta però il richiamo della strada avrà la meglio sui suoi propositi.
Nonostante le continue cadute dell’amico – e anche a dispetto delle discussioni che deve affrontare con Linda su questo punto – Vittorio non abbandonerà mai veramente Cesare, in virtù del legame fortissimo che li unisce e nella speranza di poter guardare insieme al futuro con occhi nuovi.
Cesare è un Accattone moderno che si scontrerà con la circolarità della Storia.
Con il consueto realismo che lo caratterizza, Caligari, firma un’opera violentemente dissacratoria, mostrandoci uno spaccato fedele, dove ogni dimensione religiosa è perduta.
Quest’aspetto é ben evidenziato nella scena dove sembrano piovere dal cielo croci di legno. Soli davanti al proprio destino, i protagonisti ci vengono mostrati con le loro fragilità, paranoie ed insicurezze.
Caligari è magistrale nel ricreare un’atmosfera rarefatta, facendoci sentire tutta l’angoscia dei due amici.
Lo spettatore non può che fare sua la storia, immergendosi nel loro mondo. Merito di un ottima sceneggiatura scritta insieme a Giordano Meacci e Francesca Serafini.
Una regia stilisticamente curata, richiama suggestioni che hanno trovato spazio nel cinema di Scorsese e Pasolini.
Da segnalare l’ottima prova attoriale di Luca Marinelli, che si sta affermando come uno dei più preparati attori italiani e di Alessandro Borghi, che vedremo in Suburra di Stefano Solima.
Tutto il cast comunque, complice l’ottima direzione di Caligari risulta estremamente convincente.
Il vuoto che ha lasciato, impossibile da colmare potrà però essere attenuato con la visione e comprensionen delle sue opere perché:

“La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi”.

Vittorio Zenardi

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