Güeros – La recensione

Sinossi

Città del Messico, 1999. Dopo aver scoperto che il suo cantante preferito è in fin di vita, l’irrequieto adolescente Tomàs convince il malinconico fratello Federico a raggiungere l’ospedale per rendere un ultimo omaggio all’artista. Accompagnati dall’amico Santos, i due fratelli arrivano a destinazione e scoprono che il loro idolo d’infanzia è scomparso. Decisi a proseguire le ricerche i ragazzi si lanciano in un’avventura on the road che coinvolge anche la ribelle Ana, passato amore di Federico mai davvero dimenticato.
Attraversando Città del Messico in lungo e in largo, inizia così un viaggio che diventa inno della più appassionata e indomabile giovinezza.

Recensione

Con l’ormai consueto ritardo arriva anche in Italia la splendida opera prima di Alonso Ruizpalacios: Güeros (Messico 2014).
Un’opera che vuole essere un omaggio al cinema degli anni Sessanta sopratutto alla Nouvelle Vague ma anche ad autori come Ozu e Larmusch.
Ad un inizio fatto da campi lunghi,  paesaggi minimalisti e dialoghi pieni di umorismo (il regista per quest’ultimi si ispira esplicitamente a I Vitelloni di Fellini) si passa nella seconda parte ad un vero e proprio road movie, quando i tre protagonisti intraprendono il viaggio per ritrovare il cantante  Epigmenio Cruz. Qui si può notare tutta l’influenza che  film come Band A Part di Godard hanno avuto sul regista messicano che è riuscito a mescolare perfettamente la realtà degli studenti dell’Università Nazionale Autonoma che in quei giorni protestavano contro la decisione dell’Amministrazione di instaurare una quota di iscrizione annuale, con la vita di quei messicani che non riescono a sentirsi a proprio agio nel loro paese.
Città del Messico diventa come metafora di un decadente periodo storico, dove molte persone si ritrovarono non solo senza Università, ma anche  senza uno scopo nella vita, senza qualcosa a cui credere.
Questo sentimento riesce a venir fuori così nitidamente oltre che per le ottime interpretazione dei tre protagonisti anche grazie al “polveroso” bianco e nero in cui è immersa  la pellicola.
Una soluzione che con lo scorrere della pellicola sembra davvero l’unica possibile dimostrando tutta la maturità di un autore che promette di far parlare di sé.
Nelle sale da giovedì 23 giugno 2016.

Vittorio Zenardi

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