2018 “anno di guerra”: dove potrebbe scoppiare per Giulietto Chiesa

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Il 2018 potrebbe essere l’anno della terza guerra mondiale secondo Robert Farley, professore ed esperto di difesa e sicurezza nazionale americana. Ovviamente l’attenzione resta concentrata sulla Corea del Nord, ancora di più dopo che il dittatore Kim Jong-un negli auguri di fino anno al suo popolo, ha ribadito di avere il pulsante nucleare sul suo tavolo. Abbiamo chiesto in proposito un parere a Giulietto Chiesa, giornalista, esperto di scenari geopolitici, per cercare di capire quanto realmente il rischio di un conflitto mondiale sia davvero possibile.

Quanto sono credibili le previsioni di Farley? Si arriverà davvero al terzo conflitto mondiale?

Non credo a questo scenario, mi sembra prematuro, troppe cose devono ancora accadere. Siamo ancora di fronte al tentativo di diversi personaggi di far clamore intorno al proprio nome e alla propria autorevolezza. Una previsione simile mi pare azzardata allo stato attuale. Non esiste all’orizzonte un momento preciso o una circostanza particolare in cui qualcuno prenderà una decisione simile.

Se guerra ci sarà, si svilupperà fra Usa e Corea del Nord o su altri fronti?

Fino a dieci giorni fa avrei affermato con certezza che un possibile conflitto sarebbe sicuramente scoppiato in Corea del Nord, oggi vedo invece molto più probabile lo scenario iraniano. In quel Paese è in atto un’offensiva progettata da diverso tempo ed esplosa ora che Stati Uniti e Israele hanno perso la guerra in Siria dove non sono riusciti ad eliminare Assad. In Iran vedo attualmente in atto un tentativo di sovversione interna, un autentico golpe pilotasto dall’esterno con il sistema delle ben note rivoluzioni colorate. Questo non significa che in Iran non esistano problemi, ma ancora una volta temo si stia facendo leva su una crisi interna per trasformarla in un rovesciamento politico. In questo momento credo che la massima tensione internazionale si stia registrando a Teheran.

Intanto Kim Jong-un torna a minacciare gli Usa col “pulsante nucleare”, ma nel contempo è pronto a far partecipare i suoi atleti alle olimpiadi di Seul: che gioco è questo?

Non c’è alcun gioco. E’ la dimostrazione che Kim in realtà non sta minacciando nessuno, sta soltanto tentando di disinnescare un possibile attacco contro di lui. La storia di questi ultimi anni ha dimostrato che i paesi piccoli che non hanno strumenti di pressione, corrono il perenne rischio di essere esposti ad attacchi esterni e distruttivi che tendono ad eliminare le leadership di quegli stati. E’ avvenuto con Saddam Hussein, con Gheddafi, si è tentato di farlo con Assad.

Il 2018 potrebbe essere invece l’anno dell’implosione dell’Unione Europea anche alla luce del recente responso delle elezioni in Catalogna?

Non credo neanche questo. L’Europa è in grave crisi da tempo, una crisi che si sta acuendo, ma che non ritengo porterà ad un’implosione. E’ troppo forte al momento e troppi interessi la tengono unita. Ci sarà sicuramente un aggravamento della crisi europea, questo sì, che svilupperà tensioni interne di vario genere ma non tali da portare ad un collasso.

Trump e Putin negli ultimi giorni del 2017 sembrano aver ritrovato una forte sintonia: è un gioco delle parti, oppure la nuova “guerra fredda” fra i due è soltanto un’invenzione mediatica?

I rapporti fra Usa e Russia dipenderanno da chi vincerà la sfida interna all’America. Putin non ha nessun interesse ad acuire lo scontro con gli Stati Uniti. Se nel Paese crescerà la tensione politica fra Trump e i suoi avversari, soprattutto quelli che occupano gli strati più profondi dei servizi segreti, allora potrà aumentare anche la tensione con la Russia. Trump sta usando i suoi poteri per rafforzarsi internamente ed esternamente: non a caso ha riallacciato i rapporti privilegiati con Israele che Obama aveva compromesso, con la dichiarazione di trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Lo ha fatto perché sa perfettamente che l’opinione pubblica americana è fortemente  filo israeliana. Gli Usa non sono in questo momento un interlocutore unico, ci sono diverse forze che si stanno combattendo al proprio interno. Se vincerà Trump penso rispetterà il programma elettorale ricucendo i rapporti con Mosca. Questo è quello che al momento si può prevedere.

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