I Macron-errori a Roma. Arte ed endorsement non richiesti

Politica

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Emmanuel Macron è il leader europeo che piace a tutti. Ha ribaltato i canoni dell’ingessata politica francese mandando all’aria il classico schema dei partiti e si sta prendendo la ribalta europea approfittando delle lungaggini tedesche per la formazione del governo di coalizione. Però nel corso della visita di Stato a Roma ha inanellato un paio di gaffe. 

Il presidente francese, nonostante il carisma e il successo mediatico non è immune da gaffe e scivoloni. Ieri era a Roma per incontrare Paolo Gentiloni (nell’ambito del vertice bilaterale di Roma nell’ambito del Med7) che lo accompagnato in visita alla Domus Aurea. Roma è “magnifica”. Ispira – ha aggiunto scherzando – “molta umidità”, ma anche molta “ammirazione”. La Domus Aurea “è una testimonianza del genio europeo”, ha detto il presidente francese. Peccato che la villa urbana sia stata fatta edificare da Nerone nel 64 dopo Cristo.

E qui probabilmente il presidente del Coniglio, se si è accorto dell’errore, avrà fatto spallucce. Sarà stato meno facile, invece, mantenere la sua proverbiale calma quando il presidente francese si è lanciato in un elogio del lavoro del suo governo . “Spetterà al popolo italiano esprimersi, mi guardo bene dal farlo io, ma consentitemi di dire che l’Europa ha avuto molta fortuna ad avere Gentiloni in questa funzione”. Così si è espresso il presidente francese che ha teso la mano al premier italiano durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. 

Gentiloni non si esprime, dice che il suo compito a Palazzo Chigi è finito ma il suo è uno dei nomi più ricorrenti negli scenari che si fanno per guidare il governo in quello che sarà una fase elettorale molto turbolenta. Ma forse avrà sudato freddo nel sentire l’interprete tradurre le parole di Macron. La lista degli endorsemet fatti e ricevuti dei presidenti del Consiglio non hanno una felice tradizione. “Se parlo da presidente del Consiglio, lavoreremo con chiunque sarà presidente della Repubblica degli Usa. Se parlo da cittadino e segretario del Pd, dico che nel rispetto della grande democrazia americana io faccio il tifo per Hillary Clinton”, si era schierato Matteo Renzi a pochi mesi dalle elezioni Usa. Una cosa simile era capitata proprio al segretario del Pd quando Barack Obama aveva definito le riforme di Renzi “ambiziose e importanti”. 

Per il prossimo viaggio ufficiale in Italia Macron dovrà prepararsi meglio. Basta ripeter un pò della nostra storia dell’arte ed essere più cauti nell’elargire elogi e nel fare previsioni sull’avvenire dei politici italiani. 

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