Crollo Wall Street, Ilaria Bifarini: “Soros l’aveva previsto. Psicosi inflazione un bluff”

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Ieri Wall Street durante la seduta è arrivata a perdere oltre il 6% ma la Casa Bianca ha rilasciato una dichiarazione tranquillizzante: “Preoccupati per i cali, ma fiducia nell’economia”. A livello globale, nota l’agenzia finanziaria Bloomberg, siamo nel mezzo di un ribasso azionario che non si vedeva da un paio d’anni.  Ma cosa significa tutto questo per i nostri Paesi e il nostro futuro? Con l’economista Ilaria Bifarini, Lo Speciale ha provato a spiegarlo:  “Purtroppo la psicosi dell’inflazione e la “sindrome da finanziere” hanno contagiato anche il cittadino medio”.

Il Dow Jones ha perso 1000 punti ieri. E’ in arrivo il crollo definitivo dei mercati, cosa sta succedendo? 

“Qualcuno aveva già previsto il crollo della Borsa americana e su questo ribasso aveva scommesso una cifra elevata: 1,8 miliardi di dollari. Questo qualcuno è il magnate della finanza George Soros, che dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca pronostica un’implosione del mercato azionario americano. Considerando l’ostilità del finanziere ungherese nei confronti del presidente americano – ultima la sua dichiarazione contro il taglio delle tasse previsto dalla riforma Trump – e la potente ramificazione del potere finanziario su scala globale, non sarebbe azzardato pensare a un attacco contro la politica economica messa in atto dall’attuale amministrazione americana. Le borse avrebbero reagito impossessandosi del panico per la paura di un rialzo dell’inflazione, a seguito dei dati positivi riportati in tema di occupazione e lavoro la scorsa settimana. I salari orari americani infatti hanno registrato il miglior rialzo dal 2009, crescendo di quasi il 3%. Tanto basta per creare la psicosi inflazione, che è uno degli spauracchi creati ad arte dall’attuale sistema economico neoliberista”.

La chiama la ‘psicosi inflazione’, perché? 

“Si tratta ancora una volta di un assioma infondato poiché non esiste alcuno studio che provi in modo inconfutabile la bontà di contenere l’inflazione entro la soglia dell’1%-3%. Addirittura due economisti della Banca mondiale (M. Bruno e W. Easterly) hanno dimostrato che, se contenuta entro il 20%, l’inflazione può essere addirittura positiva per la crescita. La sola utilità di tenere l’inflazione a livelli così ridotti, come previsto dalle attuali teorie economiche applicate su scala globale, è quello di proteggere il valore del capitale finanziario e di non far svalutare il debito pubblico, che si ridurrebbe automaticamente”.

Ci sarà un probabile aumento dei tassi? Cosa aspettarsi? 

“Sì, un rialzo dei tassi di interesse è stato previsto dalla FED. Dopo essere arrivati ai minimi storici, i tassi di interesse stanno gradualmente risalendo, sempre secondo la regola del rialzo di un quarto di punto di percentuale. La situazione di bassissima inflazione e tassi di interesse ai minimi storici, che sta diventando la normalità per le economie avanzate, dagli Usa all’Unione Europea, in realtà non è sinonimo di buona salute dell’economia del paese. Il fatto che i salari USA siano ai massimi negli ultimi anni e che la riforma fiscale lasci presagire una crescita economica è un’ottima notizia per il Paese, con spillover positivi evidenti su tutti i settori. Il conseguente rialzo dei tassi d’interesse (ricordiamo che il tasso reale è uguale al tasso nominale meno l’inflazione) non colpisce la classe dei lavoratori, bensì quella degli speculatori. È evidente un divario incolmabile tra il mondo dell’economia reale, quella che riguarda il lavoro, la produzione di beni e servizi e che crea ricchezza, e il mondo della finanza, che vive di speculazione e di paure. Purtroppo la psicosi dell’inflazione e la “sindrome da finanziere” hanno contagiato anche il cittadino medio che non è coinvolto direttamente da tali dinamiche, attraverso un’informazione economica strumentalizzata e strumentale da parte dei media e dei giornali”.

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