Il teatro di Gianluca Paolisso: dai classici alla Bibbia per vivere la guerra

Giovani drammaturghi crescono. É la terza volta in un anno che il Tordinona, piccolo ma prestigioso teatro che ospitava Pirandello, accoglie un regista venticinquenne che fa a pezzi il teatro che fu per raccontare il presente. Sabato 11 febbraio abbiamo visto Anticotestamento, un lavoro che unisce tre corti finora presentati singolarmente ispirati al sacro ma lontani dal tema religioso. Originario di Gaeta, Paolisso ha fondato con l’attrice Daria Contento il collettivo C.T Genesi Poetiche, da poco inserito tra le dieci migliori realtà teatrali del Lazio (Contest Lazio Creativo 2017/2018).

Merito anche del debutto romano (HamleTown, febbraio 2017, poi invitato da Giancarlo Sepe nello storico teatro La Comunità), seguito a maggio da Requiem for Medea: se il primo rivisitava Shakespeare per riflettere sulla forza oppressiva del potere, nel secondo il monologo della Contento recuperava Euripide per accentuare il dramma di una donna sedotta e abbandonata in terra straniera.

Stavolta ci siamo imbattuti in uno spettacolo in cui gli orrori della guerra, precedentemente solo accennati, diventano il leitmotiv di tre capitoli per concentrarsi su un’eroina insanguinata (Giuditta), poi sullo strazio di una donna che aspetta invano il marito, caduto in battaglia (A-Mors, tratto dal Cantico dei Cantici), infine su coloro che intuiscono il declino della civiltà a partire dalle aberrazioni dei conflitti mondiali (Profeti, ispirato ai Libri di Naum, Osea, Abacuc, Zaccaria). Il giovane autore continua a parlare di eros e thanatos – femminile più che maschile – attraverso una regia che combina un uso drammaturgico della musica, invenzioni piacevolmente cinematografiche e il rigore del Teatro Danza.

Il risultato è una messa in scena in cui il corpo degli attori (Daria Contento, Elèna Elizabeth Scaccia, Chiara Della Rossa e Ivano Conte), messi a dura prova, si piega all’impatto di testi solenni, da un lato, dall’altro fruibili anche da un pubblico ingenuo grazie ai riferimenti al nostro immaginario culturale, come accade nella terza parte.

I pochi simbolici oggetti di scena (tra cui il quadro di Artemisia Gentileschi) sono in equilibrio con altrettante luci, utilizzate come entità vive e pulsanti: come ci ha confermato il regista, dopo il sold-out, si tratta di una forma di teatro essenziale, apprezzata con successo nei paesi del Nord e dell’Est Europa. La prossima opera, su un palco più grande, sarà una tragicommedia ispirata ad una favola famosissima.

Paolo Di Marcelli

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Questo articolo è stato modificato il 13/02/2018 13:10

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