Israele-migranti, per Di Stefano (CasaPound): “E’ colpa delle Ong”

Interviste

Migranti economici da Israele in Italia. Lo ha detto il premier israeliano Netanyahu specificando in seguito di aver citato l’Italia soltanto per fare un esempio. Per Simone di Stefano vicepresidente di CasaPound intervistato da Lo Speciale c’è poco da stare allegri ed è opportuno invece tenere alta la guardia. Si tratterebbe di un accordo fra Israele e Onu rivolto alla ricollocazione di oltre 16 mila richiedenti asilo africani, in maggioranza somali ed eritrei, che Tel Aviv non intende accogliere essendo stati classificati come “migranti economici”. L’Italia ha smentito accordi con l’Onu e Israele in tal senso. Intanto in Italia non si placano le polemiche seguite al blitz antidroga dei doganieri francesi nel centro di accoglienza di Bardonecchia, per perquisire e sottoporre all’esame delle urine un migrante sospettato di aver ingerito sostanze stupefacenti per passare i controlli alla frontiera.

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Migranti economici da Israele in Occidente, Netanyahu ha detto che andranno anche in Italia ma il nostro governo ha negato accordi. Poi da Tel Aviv hanno spiegato che l’Italia sarebbe stata citata solo come esempio. Insomma che idea si è fatto?

“Non so se Netanyahu abbia voluto fare soltanto un esempio ma certamente ha toccato un nervo scoperto in tutto il mondo. Questo spiega anche perché poi si sia rimangiato quello che aveva detto di fronte alle proteste giunte da più parti. Di sicuro il premier israeliano non ha parlato a vuoto, l’idea c’è e il pericolo è tutt’altro che scampato. Se la guardiamo dal punto di vista di Netanyahu senza dubbio l’idea era ottima, visto che si trattava di rimandare a casa volontariamente dietro compenso economico tutti gli stranieri che non hanno diritto di stare sul suolo israeliano. Il problema è che poi si sono messe di mezzo tutte le associazioni cosiddette umanitarie per le quali è impensabile rispedire gli africani a casa loro. Alla fine è dovuto intervenire l’Onu con la classica soluzione, quella cioè di deportare queste persone nel nord del mondo. Il problema non è se arrivano in Italia, in Francia, in Belgio o in Germania, la cosa grave è che non le si voglia rispedire a casa loro”. 

Per la prima volta non si parla più di profughi ma specificatamente di migranti economici. Quindi l’Italia andrà a farsi carico non di chi scappa dalle guerre, ma di chi fugge verso paesi più ricchi. E’ caduto il muro dell’ipocrisia?

“Sappiamo benissimo che i migranti sono tutti economici e che i profughi sono una piccolissima percentuale, come sappiamo benissimo che in Italia non saranno stati pochi ad esultare dopo aver appreso la notizia del possibile arrivo dei migranti da Israele. Che esista un vero e proprio business dell’accoglienza non è certamente un mistero ed è anche per questo che non si vogliono rispedire gli immigrati clandestini nei loro paesi di origine. Il problema alla fine sta tutto qui. Finché non ci libereremo di chi lucra sull’accoglienza, ne vedremo arrivare sempre di più”.

Sui migranti sembrano non esistere confini, eppure dopo i fatti di Bardonecchia il Governo ha difeso la sovranità dell’Italia protestando contro le azioni dei gendarmi francesi. L’Italia insomma è globalista e sovranista ad intermittenza?

“La cosa assurda in questa vicenda è che siamo diventati sovranisti per difendere gli immigrati, visto che il blitz degli agenti francesi ha riguardato un centro di accoglienza ed un migrante sospettato di spaccio di droga. Magari se fossero entrati per rapire un italiano tanto clamore nemmeno ci sarebbe stato. Che la Francia ci metta i piedi sulla testa da sempre non è certamente una novità, anche grazie agli accordi stipulati in sede di Unione Europea. Fa ridere che lo si scopra oggi di fronte ad una presunta violazione dei diritti, non di un cittadino italiano, ma di un migrante ospitato in un centro d’accoglienza gestito da personale di una Ong. E’ per questo motivo che non ci siamo uniti al coro di sdegno anti-francese di questi giorni.  Uno sdegno decisamente ridicolo”.

Hanno destato sconcerto le parole pronunciate dall’attore Claudio Amendola, in passato convinto elettore di Rifondazione Comunista e dell’estrema sinistra nei confronti di Matteo Salvini definito il miglior leader degli ultimi venti anni. Ha stupito anche lei?

“Mi sembra abbia fatto soltanto una costatazione senza entrare specificatamente nel programma di Salvini o della Lega. Poi a dire il vero non è che ho seguito molto la questione. Chiunque credo non possa non riconoscere a Salvini il merito di aver preso in mano un partito che stava al 4% portandolo in pochi anni ai risultati di oggi. Questa credo sia una valutazione che vada al di là della condivisione o meno di ciò che il leader della Lega propone. Poi è anche vero che quando si verificano dei riequilibri politici, in genere seguono anche degli inevitabili riposizionamenti di campo. Ma non mi pare questo il caso”. 

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