Governo col Pd. Dal flop di Salvini e Di Maio, resuscita Silvio

Alla fine Silvio Berlusconi sta ottenendo quello che voleva. Già prima delle elezioni del 4 marzo il suo progetto, nemmeno tanto nascosto, era fare il governissimo col Pd. Le ragioni erano (e restano) tante: Bruxelles, le assonanze con Renzi, il patto del Nazareno, le cosiddette riforme, la medesima impostazione liberale, gli interessi economici reciproci, la vicenda-Monte dei Paschi. In fondo, il Rosatellum2.0, doveva servire proprio a questo. Consentire la stabilità a due, prendendo atto che nessun partito o nessuna coalizione avrebbe ottenuto la maggioranza del 40%.

La cronaca di queste ore, infatti, ci sta conducendo e sta conducendo la politica italiana, esattamente al punto di partenza, a quell’origine studiata a tavolino dal Cavaliere e da Renzi, i due perdenti del 4 marzo che rischiano di tornare vincenti.

E se l’ex sindaco di Firenze ci arriverà di soppiatto, con un Pd de-renzizzato, diviso tra sostenitori dell’Aventino e collaborazionisti (i “collisti), ossia gli uomini del Quirinale; Silvio ci sta arrivando direttamente, bruciando Matteo Salvini. Ecco il riassunto della sua recente strategia:

1) Quando sembrava possibile un’intesa tra Lega e 5Stelle, soprattutto dopo il successo dello schema delle presidenze di Senato e Camera (uno al centro-destra, l’altro ai grillini), e temendo un esecutivo populista2.0, Berlusconi ha pensato bene di mettersi di traverso, attaccando a freddo: “Mai con i populisti, con i pauperisti e con chi non conosce nemmeno l’abc della democrazia” (riferimento esplicito a Di Maio); cavalcando, tra l’altro, l’orgoglio azzurro causato dalle richieste dei 5Stelle di escludere Fi dai giochi, volendo sfilare la Lega dallo schieramento. La verità è che Berlusconi (questo era ed è il suo timore) sa benissimo che i due partiti vincitori del 4 marzo hanno parecchio in comune (immigrazione, sicurezza, anti-casta, economia, euroscetticismo);
2) Stesso boicottaggio durante le consultazioni della Casellati: sempre presente nei giri a ribadire l’unità indivisibile del centro-destra. E mettendo Salvini nella condizione di resistere alle ultime offerte di Di Maio relative all’appoggio esterno di Fi, senza ministri, come soluzione disperata in zona Cesarini;
3) E adesso, contento di aver bloccato il duo Salvini-Di Maio, Berlusconi si è inventato lui il secondo forno: ha giocato d’anticipo sui 5Stelle. Aprendo al Pd, ai parlamentari del gruppo misto e chi vorrà starci. Evitando la medesima richiesta di Di Maio. Così Il Cavaliere ha preso tre piccioni con una fava: ha ridimensionato Salvini, consolidato la compattezza del centro-destra (evitando le fughe solitarie della Lega), e indebolito il secondo forno col Pd di Di Maio.

Resta da vedere di quale Pd si parla: quello di Renzi, contrario a qualsiasi compromesso? Quello di Martina, possibilista (ha già stilato i possibili tre punti per andare d’accordo con Di Maio: lavoro, crisi economica e famiglia)? O quello dei “collisti” (Franceschini, Orlando, Gentiloni), pronti a raccogliere da salvatori della patria, l’appello che prima o poi certamente farà il capo dello Stato Sergio Mattarella?
Aspettiamoci pure una spaccatura in casa dem. La direzione sarà ulteriormente posticipata?
E aspettiamoci una resa dei conti in casa 5Stelle. Per Di Maio è iniziato il conto alla rovescia?

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