Governo Conte-so: Meloni non entra ma non s’oppone, Forza Italia incalza

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato per le ore 21 di questa sera, al Palazzo del Quirinale, il prof. Giuseppe Conte. Il governo Di Maio-Salvini (fuori Meloni, troppo di destra che si asterrà sulla fiducia non mettendosi però alla dura opposizione) ha preso il via. Manca solo l’ultima definizione dei nomi, Savona dovrebbe andare alle politiche europee stando alle ultime indiscrezioni.

E Forza Italia? “E’ stata sempre coerente e responsabile. Noi non condividiamo il programma Cinque stelle – Lega, ma li invitiamo a dare presto un governo a questo Paese, per bloccare la speculazione finanziaria e per tutelare famiglie, imprese, lavoratori e risparmiatori. Chi vuole governare deve essere responsabile” ha dichiarato al Tg1 Anna Maria Bernini, capo gruppo di Forza Italia al Senato. “Forza Italia sarà all’opposizione di questo esecutivo giallo-verde – ha aggiunto la Gelmini – pericolosamente a trazione grillina, a giudicare dal contratto programmatico – e incalzeremo gli amici della Lega affinché al centro ci sia il programma presentato dalla nostra coalizione agli italiani lo scorso 4 marzo”.

Quanto al Pd farà una dura opposizione, avverte Roberto Speranza: “Nasce il governo Lega-M5S con il sostegno esterno di Fratelli d’Italia e l’autorizzazione di Berlusconi. È un mix davvero micidiale. Faremo opposizione con tutte le nostre energie”.

Ora non resta che partire, maggioranza e opposizione (ma anche astensione) sono pronte.

Sul vero nodo che face saltare il tavolo la prima volta, la decisione sarebbe stata presa: il ministro dell’Economia dovrebbe essere Giovanni Tria. “Non ha ragione chi invoca l’uscita dall’euro senza se e senza ma come panacea di tutti i mali”, ma “non ha ragione neppure chi sostiene che l’euro è irreversibile”… è il suo ‘pensiero europeo’ impresso in un intervento scritto lo scorso anno sul Sole 24Ore a quattro mani con Renato Brunetta.

La sua linea era nel cercare soluzioni condivise e cambiare insieme, perché uscire dall’euro da soli “significa pagare solo costi senza benefici”. Il probabile nuovo responsabile di Via XX Settembre, non è dunque un anti europeista ma non nasconde un’analisi a 360° gradi sul tema.

Romano, classe 1948, Tria, ha una laurea in giurisprudenza alla Sapienza nel 1971, una carriera accademica e professionale con particolare focalizzazione agli investimenti pubblici e ruolo della governance. E’ un “tifoso” della flat tax, obiettivo perseguibile a suo parere eventualmente anche passando per l’aumento dell’Iva.

Proprio a proposito dell’introduzione della flat tax, Tria ricorda in un articolo su Formiche.net che la scommessa, secondo i sostenitori della riforma, è che essa porti ad effetti benefici sulla crescita e quindi generi quel gettito fiscale aggiuntivo che dovrebbe compensare almeno in parte anche il costo iniziale della riduzione delle aliquote. “Tuttavia sarebbe preferibile – è il suo punto di vista – contare meno sulle scommesse e far partire la riforma con un livello di aliquota o di aliquote, che consenta in via transitoria di minimizzare la perdita di gettito, per poi ridurle una volta assicurati gli effetti sulla crescita. Inoltre – incalza – non si vede perché non si debba far scattare le clausole di salvaguardia di aumento dell’Iva per finanziare parte consistente dell’operazione”.

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