L’economista Bifarini vi spiega Draghi, il Qe e l’Euro “destinato a implodere”

Politica

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Draghi, Qe, euro e risparmi. Tutti ingredienti esplosivi da cui dipende il futuro degli italiani (e sicuramente anche del governo gialloverde). Con Ilaria Bifarini, economista e bocconiana “redenta” come ama definirsi, li affrontiamo uno ad uno. Anche autrice di successo (il suo ultimo libro è “I coloni dell’austerity”), Bifarini spiega a Lo Speciale “il vero problema” che affligge il nostro Paese e l’implosione dell’Euro alle porte.

Draghi ha annunciato, a partire dal gennaio del 2019, il blocco del Quantitative easing, ossia l’acquisto dei titoli di stato per i paesi dell’eurozona in difficoltà, per favorire la circolazione di moneta. E’ un avvertimento all’Italia che ne ha particolarmente bisogno?

“No, non credo vada letto come un avvertimento all’Italia, ma come la fine inevitabile di un corso che è andata avanti per lungo tempo. La presidenza di Draghi, che scadrà a novembre di quest’anno, sarà ricordata come la più “espansiva”, proprio per la lunga durata del Quantitative Easing, iniziato già nel marzo del 2015. La durata di questa misura monetaria non convenzionale è stata decisamente oltre il previsto. Già da tempo era stata annunciata la sua scadenza. Diversamente può essere letta invece la scelta di acquistare una quantità percentuale più bassa di titoli italiani e maggiore di titoli tedeschi proprio durante la formazione del nuovo governo, con ripercussioni dirette sullo spread”.

Quali sono stati gli effetti di questa politica monetaria?

“Il QE e gli altri strumenti messi in campo dalla BCE per aumentare la base monetaria in circolazione non hanno prodotto l’auspicata ripresa degli investimenti, nonostante tassi di interesse pressoché nulli o addirittura negativi. La mancata crescita economica ha impedito una ripresa dei consumi e dell’occupazione. Sebbene non solo gli economisti, ma l’opinione pubblica in generale, considerino ormai la politica monetaria come unico strumento di politica economica e il valore del debito pubblico e dello spread come indicatori vitali per il benessere del Paese, di fatto si tratta di una visione alquanto restrittiva, che perde di vista l’economia reale”.

Tassi fermi un anno…. e poi? Quale rischio per gli italiani ora?

“I tassi sono ai minimi storici e, una volta che riprenderanno a crescere, come sta peraltro accadendo già negli Stati Uniti, i rialzi avverranno sempre in modo graduale, solitamente di un quarto di punto percentuale. Non ci saranno ripercussioni sconvolgenti sui cittadini né sui mutui e l’incremento del tasso di interesse del debito pubblico sarà comunque dilazionato. Il vero problema riguarda la crescita e l’occupazione. Appurato che le politiche monetarie non hanno funzionato, è necessario agire sul fronte fiscale, abbassando le imposte che gravano sui cittadini e le imprese e aumentando la spesa pubblica produttiva. Soltanto così potrà ripartire la crescita dei consumi e dell’occupazione. In pratica occorre invertire completamente la rotta rispetto a quanto si è fatto finora e viene prescritto da Bruxelles. Solo politiche anticicliche che stimolino la crescita possono far abbassare il rapporto del debito agendo sul denominatore, ossia sul Pil. Finché si rimane dentro la gabbia dell’Euro è molto complicato, occorre una revisione totale e una rottura significativa dei vincoli attuali”.

Ma se Draghi ha salvato l’euro con il QE, togliendolo non significa che l’euro è a rischio? Eppure nega che possa succedere qualcosa all’Euro zona.

“L’euro è un progetto fallimentare, destinato comunque a implodere. Draghi, quale esponente del “pensiero unico economico”, che nell’attuale Unione Europea trova la massima espressione, ha dichiarato che la moneta unica è irreversibile, secondo la dissennata logica del TINA (there is no alternative) di matrice neoliberista. In realtà lo scacchiere europeo sta cambiando drasticamente e le legittime rivendicazioni di sovranità, economica e monetaria, da parte degli Stati sono sempre più rilevanti”.

Conte è andato dalla Merkel, si può aprire un asse ora che non è più forte la cancelliera?

“Si stanno aprendo scenari inediti, impensabili fino a pochi mesi fa. Il nuovo governo italiano e le politiche chiaramente anti tedesche di Trump stanno completamente cambiando le carte e le regole del gioco. La presa di posizione di Salvini sul tema dei migranti ha restituito all’Italia il ruolo di attore di primo piano che aveva perso. E’ possibile un nuovo fronte europeo, già ribattezzato l”asse dei volonterosi”, tra i ministri dell’interno di Italia, Austria e Germania contro l’immigrazione irregolare”.

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