Sequestro fondi, Molinari (Lega): “Sentenza abnorme. Ci tolgono soldi di eletti e iscritti”

Interviste

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“La Lega  sequestrata dai giudici” titola oggi il quotidiano Il Giornale. con riferimento alla decisione del Tribunale del Riesame di Genova che ha dato il via libera al sequestro cautelativo di 49milioni di euro al partito, proventi secondo una condanna di primo grado, di truffa ai danni dello Stato ad opera dell’ex segretario Umberto Bossi e l’ex tesoriere Belsito. Tutti parlano di una Lega praticamente in bancarotta costretta a chiudere i battenti. E’ davvero così? Lo Speciale lo ha chiesto al presidente del gruppo parlamentare della Lega a Montecitorio Riccardo Molinari.

La situazione è davvero così tragica come viene rappresentata sui media? 

“Purtroppo sì”.

Vi sentite vittime di un’ingiustizia, di un’offensiva giudiziaria contro la Lega considerando anche l’inchiesta a carico di Salvini con accuse molto pesanti per la vicenda Diciotti?

“Guardi, ha già detto tutto Salvini, non credo di dover aggiungere altro. E’ sicuramente una cosa assurda e sproporzionata. Si sequestrano fondi di partito sulla base di una sentenza di condanna a carico di Bossi e Belsito non ancora definitiva. Fondi che per altro non hanno nulla a che fare con la loro condanna. Ma si tratta di una questione tecnica che non c’entra nulla con la politica. Questioni giuridiche che i nostri avvocati stanno affrontando”.

Lasciando stare gli aspetti tecnici e passando al piano politico, come pensate di garantire un futuro alla Lega, in che modo e attraverso quali strumenti?

“Purtroppo questo provvedimento cautelare blocca di fatto l’intera attività del partito, perché oltre ai soldi in cassa ci toglie anche i versamenti futuri. Fondi che non hanno nulla a che vedere con i 49milioni contestati, che erano rimborsi destinati ai partiti in virtù della legge allora in vigore sul finanziamento. Sulla base dei voti presi all’epoca, la Lega Nord aveva ottenuto quella cifra, investita suppongo per il sostegno alle attività politiche. Oggi ci sequestrano risorse dai conti che sono in realtà frutto dei versamenti degli eletti, proventi del tesseramento,  contributi dei cittadini devoluti anche con la libera dichiarazione dei redditi e che consentono di tenere in piedi l’intera struttura del partito. D’ora in poi non ci sarà più possibile pagare gli affitti delle sedi, i fornitori, le tipografie che stampano i manifesti elettorali, i pochi dipendenti che ci sono. Il tutto, ripeto, sulla base di una condanna di primo grado già appellata dai diretti interessati. Una cosa che non ha precedenti nel mondo civile ed occidentale”.

Quindi?

“Porteremo avanti la battaglia legale facendo ricorso in Cassazione. Come uscirne dal punto di vista pratico non è questione politica, ma puramente tecnica. Dal punto di vista politico è chiaro che porteremo avanti la nostra azione con un problema oggettivo determinato dall’assenza di liquidità, che i nostri avvocati in qualche modo troveranno la maniera di risolvere”

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