Dalla mano alla lettera Ue. Conte come Berlusconi prima di Monti?

Politica

Più che la spada colpisce la penna e, in particolare, colpisce (uccidendo l’avversario) la penna che scrive una lettera così critica Ossia, la lettera della Ue. Era nell’aria, e alla fine è arrivata (esattamente come al tempo del governo Berlusconi), la missiva di Bruxelles che boccia la Manovra italiana.

E infatti, per colpa di questo scontro, il governo di centro-destra, poco dopo, saltò, lo spread arrivò a quota 500, e spuntò dall’alto del Colle il tecnico salvatore della patria, Mario Monti, che col suo rigore e il suo particolare feeling con Berlino ha varato leggi e provvedimenti economici che “hanno risollevato” il Paese. Vero, falso? Gli italiani, lo scorso 4 marzo, hanno detto di no, e hanno mandato a casa tutto ciò che ricordava Monti e i successivi governi di centro-sinistra, voluti dal Colle, a guida Letta, Gentiloni e Renzi.

E ora, succederà lo stesso? Nonostante le rassicurazioni di Conte e Tria, circa la ripresa economica, che ci sarà dopo la prima Manovra, finalizzata più alla stabilità sociale (col reddito di cittadinanza, flat tax e superamento della Fornero, anche se dilazionate nel tempo), la Ue non ha voluto aspettare la seconda Manovra, ma si è scagliata sulla prima, col suo niet.
D’altra parte era previsto. Come si può pensare che dopo mesi di conflittualità verbale e reale, di guerra contro gli eurocrati (su temi come immigrazione, sicurezza, giustizia ed euro), e relative loro risposte infuocate e velenose (siamo come Mussolini, il nostro governo è xenofobo etc), si sarebbe calmato tutto? Che alla tempesta tutti avrebbero privilegiato la quiete?

I diretti interessati hanno troppo da perdere. La Ue, se avanza e si diffonde il “modello-Italia” implode (ci sono le elezioni). Se, al contrario, i mercati europei vincono sulla sovranità italiana, il governo populista e Salvini e Di Maio vanno a casa.

La partita interna ed esterna, ora si fa veramente dura. Le parole della lettera non lasciano spiragli: “Il bilancio italiano mostra una deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità, dovuta ad una espansione vicina all’1% e ad una deviazione dagli obiettivi pari all’ 1,5%”.

In pratica Moscovici punta il dito sullo sfondamento del deficit e il mancato mantenimento degli impegni presi a giugno («il deficit non può rimanere al 2,4%, le stime di crescita non sono realistiche»), e chiede al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre.
Effetti? Il ministro Tria ha cercato di spegnere il fuoco: «Speriamo nel dialogo con Ue». Intanto lo spread ieri è volato ai massimi da 5 anni e ha toccato i 327 punti.

Condividi!

Tagged