Dj Fabo, fine vita. Dalla Consulta la palla al Parlamento. E la Lega che farà?

Dietro la svolta inedita della Corte Costituzionale c’è una vera debolezza. I giudici “hanno deciso di non decidere”. Questo è il senso del rinvio al prossimo settembre 2019 di un pronunciamento che invece, dovevano dare sulla legittimità costituzionale dell’articolo 580 della Costituzione che punisce l’aiuto al suicidio.
Insomma, hanno rimandato la palla al Parlamento, nella speranza che possa legiferare in futuro, commettendo un grave errore, come ha scritto lo stesso Valerio Onida, presidente emerito della Consulta, richiamando i suoi colleghi all’ordine: “Se poteva esistere una interpretazione della norma conforme alla Costituzione, la Corte doveva indicarla, se no, doveva dichiarare la sua incostituzionalità”.

Il punto è proprio questo: evidentemente all’interno dei giudici togati c’è stata una spaccatura. E allora, ha prevalso questa impostazione salomonica, un po’ democristiana, destinata a produrre dei pericolosi precedenti.
Come noto, tutto è partito dalcaso di Dj Fabo, accompagnato a morire (suicidio assistito) da Marco Cappato, leader radicale e dell’associazione Luca Coscioni, il quale è stato già assolto per il reato di istigazione; mancava quello di aiuto.
Ovviamente lui esulta e i radicali parlano di sentenza storica, ritenendo la scelta della Consulta un preludio, un’apripista ad una nuova normazione.
Infatti, il presidente della Camera Roberto Fico, ha subito detto che “ora bisogna affrontare il tema dell’eutanasia”.

Ma due domande vanno fatte: i giudici ritengono che l’attuale maggioranza, “partito laicista trasversale a parte” (pezzi di Fi, qualcuno dei 5Stelle, sinistra e Pd), senza numeri oggettivi, possa mai legiferare in tale senso? Cioè, a favore di una visione radical e liberal che possa normalizzare, dopo il biotestamento, anche l’eutanasia vera e propria? Passando dal diritto di morire al dovere di morire?
E naturalmente, in questo caso, vedremo il comportamento della Lega che a parole si ritiene la bandiera della concezione cristiana della vita? E quindi ben conscia del primato della vita, del diritto a vivere obbligatoriamente prevalenti sulla cultura mortifera che sta avvolgendo la società, nel nome di false libertà e falsi diritti.

E poi, tra istigazione al suicidio e aiuto al suicidio c’è differenza?
Il timore è che se si apriranno le maglie al non rispetto della vita, in tutte le sue forme, dal concepimento alla fine naturale, princìpi già fortemente limitati dall’aborto, si arriverà a eliminare tutti gli sgraditi, i deboli, i soli, i piccoli, gli anziani, i depressi, considerati un costo insopportabile per le casse pubbliche dello Stato e della Sanità. E “cose inutili” da una cultura che mette al primo posto, l’efficienza, il consumo, la produttività, il profitto.
E meno male che il reato di plagio è stato cancellato decenni fa. Per introdurre l’aiuto al suicidio.

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Questo articolo è stato modificato il 25/10/2018 13:22

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