Rischio patrimoniale? Cosa c’è dietro la ricetta autarchica per l’Italia

Il debito pubblico italiano al 130% del PIL? Lo dimezziamo in un attimo seguendo le prescrizioni del dottore tedesco Karsten Wendorff. Imponiamo un prelievo del 20% sulla ricchezza netta – depositi bancari, beni mobili e immobili – degli italiani e il gioco è fatto.
La proposta, pubblicata qualche giorno fa sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung da uno degli economisti di punta della Bundesbank (che bontà sua ha specificato di parlare a titolo personale e non per voce della banca centrale del più ricco e potente paese dell’UE), non è esattamente una patrimoniale. Potremmo chiamarla un investimento forzato. I cittadini italiani sarebbero costretti a investire il 20% delle loro ricchezze in titoli di stato “di solidarietà nazionale”, che pagherebbero un certo rendimento. Evitando così tentazioni speculative da parte dei mercati, i quali  saprebbero che gli italiani sono pronti a comprare titoli in blocco al primo segnale di aumenti ingiustificati dello spread.

Ora, occorre distinguere tra la proposta in sé, ovviamente delirante, e il messaggio che Wendorff intende lanciare, tutt’altro che campato in aria.
Per quanto riguarda la realizzabilità del piano, è imbarazzante persino doverlo commentare. Dato che buona parte della ricchezza degli italiani consiste nella casa in cui abitano, per capire quanto dovrebbero investire in questi titoli di Stato occorrerebbe stimare il valore di ogni immobile, un lavoro improbo e fonte di infinite diatribe (perché il “quanto costa” di una casa è stimabile con precisione solo una volta che questa viene posta sul mercato).

Inoltre in Italia è frequente il caso di persone che pur avendo un reddito modesto vivono in abitazioni di pregio, ereditate e situate in zone della città diventate molto più ambite negli ultimi decenni (si pensi a Trastevere a Roma, un tempo quartiere popolare per eccellenza e oggi terreno di caccia di russi, tedeschi americani in cerca di uno angolo di bella vita). Centinaia di migliaia di italiani, se non milioni, sarebbero ridotti sul lastrico mentre miliardi di euro nascosti al fisco volerebbero di nuovo fuori dai patri confini. Un disastro.

Pur essendo un tedesco, quindi poco incline all’ironia, Wendorff non può non sapere che la sua proposta è inattuabile. Ma serve a uno scopo ben preciso; a lanciare un messaggio. Il vero obiettivo è puntare i riflettori sulla ricchezza nascosta dell’Italia e chiarire che Berlino non parteciperà a un piano di sistemazione delle finanze italiane tramite il fondo salva-Stati istituito dall’Unione Europea per strappare all’insolvenza i paesi investiti dalla crisi. Gli italiani sono ricchi abbastanza per salvarsi da sé; è questo il punto del suo intervento.

Non serve un investimento così ambizioso, basta una patrimoniale sui soliti lavoratori dipendenti per raccogliere la manciata di miliardi necessari per risanare un po’ la situazione. La solita cura Amato, che nel 1992 fece prelevare nottetempo il 6 per mille da tutti i depositi bancari. E infatti in questi giorni i giornali hanno ripreso a parlarne come di una opzione concreta. Per evitarla si dovrebbe, più che costringere, incentivare gli italiani a comprare i nostri BTP detassandoli. Più alta la percentuale del debito pubblico in mano italiana più basso il rischio di speculazione. Sarebbe d’accordo persino Wendorff.

Massimo Spread

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Questo articolo è stato modificato il 06/11/2018 9:34

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