Carige. Dietro la firma di Mattarella, la strategia di recupero del “populista democristiano” Conte

C’è la realtà e la rappresentazione mediatica della realtà. E gli italiani, da tempo, ci stanno capendo poco. Prendiamo il caso-Carige.

Le opposizioni, dal Pd a Fi, si sono compattate nel bocciare l’iniziativa del governo Conte di salvare la banca, da tempo in crisi. Le accuse sono terrificanti: dal tradimento degli elettori che hanno scelto Lega e grillini per il cambiamento, la trasparenza, la moralità pubblica. Alla fotocopia col Monte dei Paschi che fu al centro di una campagna politica durissima da parte di quelli che oggi, populisti e sovranisti, stanno al potere. Fino al conflitto di interessi. Un’accusa che ha riguardato uno dei collaboratori più stretti di Conte, il professor Guido Alpa, avvocato e giurista, docente di diritto civile alla Sapienza, e nello staff del premier, tra i più ascoltati sul tema “istituti di credito”.

Peccato, questo è il punto sollevato dai dem, che il docente sia stato in passato nel Cda proprio della Carige. Un’accusa che ha costretto lo stesso Conte a difendersi a Porta a Porta: “E’ un’assurdità, il fatto che sia stato nel Cda della Carige, non vedo quale conflitto di interessi possa configurarsi oggi”.
Comunque il tema è spinoso. Il governo, al contrario, parla di scelta morale per il bene dei contribuenti, ipotizzando una nazionalizzazione che fa il paio con molte strategie già comunicate e introdotte (la nuova visione del pubblico) dall’esecutivo, dalla gestione del dopo-crollo Morandi, all’incontro con tutte le partecipate pubbliche, per rilanciare una nuova e più efficace politica industriale italiana, abbandonata da decenni, dai governi liberal di destra e di sinistra, in omaggio alla globalizzazione, la deregulation, le privatizzazioni a 360 gradi.

La verità è che ci sono tre miliardi di euro stanziati e il capo dello Stato Sergio Mattarella ha firmato il decreto. Se non fosse stato d’accordo si sarebbe fatto sentire, nelle forme di astiosa moral suasion che conosciamo bene (su immigrazione, nazionalismo, Europa etc). Se non l’ha fatto avrà avuto i suoi motivi. E il presidente non è certo un notaio. Quindi, delle due l’una: o è un’iniziativa giusta o fa parte della strategia di recupero di Conte, già agganciato alla logiche europeiste, globaliste della casta, dopo la mediazione con successo sulla manovra con la Ue.

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Questo articolo è stato modificato il 10/01/2019 10:22

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