Migranti. Ecco l’exit strategy di Salvini e Di Maio. Con la “regia” di Conte

Politica

Alla fine i valdesi toglieranno le castagne dal fuoco al già incandescente governo. Un modo apparente e provvisorio per far uscire vincitori tutti i litiganti, ormai sull’orlo di una abituale crisi di nervi. E per non far saltare il governo prima delle europee. E’ la copia del “teorema Diciotti”, quando sempre per motivi umanitari (c’è sotto pure lo zampino morale di papa Francesco), i migranti furono ospitati presso strutture religiose. Da cui sono scappati e ora in molti sono fantasmi.

Ma andiamo per ordine. Dopo questa notte di passione, l’incontro chiarificatore (o meglio lo scontro) tra Conte e Salvini, cui si è aggiunto di Maio, non perché è anche lui vice-premier, ma per le ripercussioni su reddito di cittadinanza e quota 100, che la vicenda migranti può creare, tutti i giornali e le tv parlano di sconfitta del capo del Carroccio e di esecutivo debolissimo.

D’altra parte, la stessa convocazione della riunione è stata il termometro di quanto la situazione a Palazzo Chigi sia tesa. Salvini, di ritorno dalla Polonia, prima l’ha disdetta (si trattava di un semplice invito a cena), poi ha ripiegato (dopo cena), per le più austere e solenni stanze istituzionali.

Vediamo di affrontare la partita dal punto di vista dei tre interlocutori.

Salvini rischia di perdere la faccia. Sa benissimo che gli italiani possono perdonare ritardi sulla flat tax, ma non gli perdonerebbero mai un cedimento, una regressione sul tema migranti, sulla sicurezza. E anche il numero limitato di questi disperati, che per motivi umanitari, saranno collocati da noi, rappresentano un pericoloso precedente. Soprattutto se si considera che Salvini pensava di arrivare alle prossime elezioni regionali ed europee col vento in poppa (numeri confermati dai sondaggi). Una cosa è certa: è stato preso in giro dal duo Conte-Salvini (migranti no, ma bambini e madri, poi famiglie unite, poi la storia dell’aereo al posto delle navi), e lui ieri ha replicato dicendo che “le decisioni si prendono insieme, non a cose fatte, mettendolo di fronte al fatto compiuto”. Ora ha solo due strade: o pensa a far cadere il governo, immaginando scenari alternativi, cominciando una comunicazione mirata a demonizzare Conte, come ha già fatto (“E’ l’amico degli eurocrati”), o si vendica non votando il reddito di cittadinanza. Infatti, il Cdm sull’argomento è già slittato a dopodomani. La scusa ufficiale è che bisogna limare i conti, la realtà è che tutti gli interlocutori hanno fiutato venti di tempesta.

Di Maio, dal canto suo, negli ultimi tempi, ha recuperato terreno rispetto al suo competitor leghista. Partito in netto svantaggio, col rischio di essere scavalcato a sinistra, dall’ala movimentista dei 5Stelle (Fico e Di Battista), accusato di essere “salvinizzitato”, ora è lui che sta “grillizzando” Salvini. Oltre ai temi sociali e occupazionali, ha incassato per primo le battaglie storiche del Movimento nella Manovra, posticipando quelle della Lega. Sta imponendo la sua idea di pubblico, di nazionalizzazioni (le banche, le infrastrutture, Carige), ha scavalcato a destra Salvini (il consenso ai gilet gialli), e da ultimo, sta mettendo bocca pure sull’immigrazione, appalto del ministro degli Interni. D’accordo su chiusura dei porti, d’accordo sull’equa distribuzione europea, d’accordo sulle ong che fanno business, ma umanità sì: madri e figli non si toccano. Adesso ha solo paura della vendetta di Salvini.

Conte, infine, sta rivelando la sua vera identità? Sta togliendosi la maschera di populista suadente e delicato? E’ vero ciò che dice Salvini? Che fa parte della lobby eurocratica e della casta di potere, che ha finto di cavalcare l’onda del cambiamento, per riportare la rivoluzione entro confini accettabili, graditi a Mattarella e alla Ue? Se la mediazione con Bruxelles sulla Manovra, ha rafforzato la sua leadership, ora sui migranti si è dimostrato tosto, un muro di gomma. Forse la cosa più logica e vera, è che non sia d’accordo con Salvini, e che sia molto più vicino ai 5Stelle suoi sponsor da sempre. Certo, il sospetto che il premier e Tria facciano parte della stessa cordata, è forte. E dietro la razionalità dei conti, il buon senso istituzionale, il rispetto delle regole e dei trattati internazionali, si nasconde sempre un’ideologia, una provenienza individuabile.

E il futuro? Oscilla tra rabbia e suggestione. Quello dei migranti, come detto, ripercorre la strada solidale a carico della Chiesa o delle Chiese. Se quelli della Diciotti sono stati ospitati dalla Giovanni XXIII, nel momento in

cui scriviamo pare che i valdesi si siano offerti per salvare capra e cavoli. Capra governativa e cavoli leghisti. Un modo per uscirne puliti. E per dire che le scelte devono e saranno condivise, e che l’emergenza e l’eccezione non sono, né saranno, una prassi.

Quello del governo è affidato ai numeri. Già qualcuno in casa leghista parla di “volenterosi”, di parlamentari pronti a fornire in Aula maggioranze alternative a quella gialloverde. Un’anticipazione del ritorno al vecchio centro-destra. Con la parola d’ordine di bocciare provvedimenti graditi a Di Maio e appoggiare i provvedimenti graditi a Salvini.

E qualcun altro, in casa pentastellata, pensa ad una maggioranza di fatto (non organica) “5Stelle-Pd”, con lo scopo speculare di bocciare le leggi salviniane (a cominciare dal Decreto Sicurezza), e promuovere le leggi grilline.

E’ proprio vero, siamo nella Terza Repubblica, esattamente come quella francese: sinonimo di partitocrazia e di caos. Caos populist

Condividi!

Tagged