Umbria, parla Lignani Marchesani (FdI): “Da qui parte la rivoluzione conservatrice”

Il voto delle regionali in Umbria ha sancito la netta vittoria del centrodestra sull’alleanza di governo Pd-M5S-Leu calata a livello locale. La nuova presidente di quella che per anni è stata considerata una “roccaforte rossa” è la leghista Emanuela Tesei che ha prevalso di venti punti percentuali sull’avversario Vincenzo Bianconi, sostenuto dalla coalizione giallorossa, con in testa il premier Giuseppe Conte. Una disfatta di proporzioni inaspettate che ha spinto lo stato maggiore dei 5 Stelle, calati drasticamente al 7%, a chiudere la porta a nuove alleanze col Pd sui territori. Nel centrodestra c’è da evidenziare il successo della Lega, primo partito col 37%, ma anche quello di Fratelli d’Italia che ha doppiato Forza Italia superando il 10%. Del voto in Umbria abbiamo parlato con l’ex consigliere regionale di FdI Andrea Lignani Marchesani attuale consigliere comunale a Città di Castello e consigliere provinciale di Perugia.

Si aspettava una vittoria così netta del centrodestra?

La vittoria me l’aspettavo, non però con questi numeri. Che si sarebbe vinto era evidente, sia in virtù del trend nazionale favorevole al centrodestra, sia per gli scandali che hanno coinvolto la precedente giunta di sinistra, ad iniziare da quelli della sanità che sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Bastava già vedere i risultati delle elezioni comunali che si sono svolte in primavera per comprendere quanto il sistema di potere che governava l’Umbria da decenni fosse ormai usurato. Il risultato quindi era scontato, la vittoria era certa, le proporzioni meno perché alla fine non ci si aspettava la frana del M5S”.

Come spiega lo straordinario successo della Lega di Salvini?

Dal fatto che, trattandosi di un partito di opinione, è riuscito a raccogliere il malcontento degli elettori, il cosiddetto voto di protesta  assorbendo soprattutto il consenso in fuga dei tanti delusi del M5S. Non dimentichi poi che le regionali sono una sorta di livello intermedio fra le elezioni comunali, dove la Lega è solitamente più debole, e quelle nazionali. Stavolta però il voto è stato caricato di un fortissimo valore politico nazionale che ha finito con il prevalere nettamente sull’aspetto amministrativo”.

Anche Fratelli d’Italia può cantare vittoria avendo superato il 10%. Come è stato possibile?

“FdI ha una storia a parte. Già alle europee c’era stato il sorpasso su Forza Italia nonostante siano sempre state elezioni molto difficili per la destra, non soltanto per FdI, ma prima ancora per Alleanza Nazionale e il Movimento Sociale che riuscivano ad affermarsi invece sempre molto bene nelle comunali. Questo perché il nostro è un partito strutturato. Se la Lega è un partito d’opinione, FdI è un partito di territorio. In tempi passati forse il consenso sarebbe risultato invertito, ma oggi che viviamo nell’epoca della comunicazione social, l’opinione prevale sul radicamento. Ad ogni modo non dimentichiamo che già nel 2015, quando si lottava per sopravvivere, avevamo raggiunto il 6%. Era evidente che in questo momento di espansione la performance elettorale non potesse non essere che di gran lunga superiore”.

Il tracollo dei 5 Stelle, scesi al 7%, come lo spiega?

“Senz’altro sono stati penalizzati dall’alleanza col Pd, questo il primo punto. Non dimentichiamo però che in Umbria i 5 Stelle hanno sempre avuto risultati modesti, peggiori di quelli di altre regioni. Ogni volta che dal nazionale si passava al livello locale il consenso calava vistosamente. Nei Comuni spesso rinunciavano a presentarsi, oppure ottenevano scarsi risultati. Già nel 2015 avevano preso il 15% dentro un quadro nazionale che li vedeva al 30%. Poi dopo il crollo delle europee appariva evidente che il dimezzamento fosse nell’ordine delle cose. Una logica matematica prima che politica”.

L’Umbria è stata espugnata dopo anni di predominio della sinistra. Adesso il centrodestra è atteso alla prova del governo. Se oggi ha vinto anche per demerito di chi c’è stato prima, come può mantenere il consenso evitando che la sinistra possa riprendere fiato?

“Credo che sarà difficile per gli umbri provare nostalgia per la sinistra, soprattutto quella degli ultimi venti anni visto che il regresso è sotto gli occhi di tutti. Prima l’Umbria era agganciata a pieno titolo al treno delle regioni del Nord, oggi è molto più simile a quelle del Mezzogiorno come categorie macroeconomiche e sociali. Certamente per noi la sfida è molto importante. La nuova governatrice dovrà trovare un equilibrio fra le esigenze di cambiamento e le necessarie rassicurazioni per quelli che sono i corpi intermedi. Servirà una grande collaborazione. Sarà poi fondamentale attingere a competenze e personalità non troppo compromesse con quello che io chiamo il passato regime, altrimenti rischieremo di far prevalere una visione gattopardesca rispetto ad una innovativa capace di rimettere in moto una macchina ferma da troppo tempo. Certo, sarebbe molto importante avere un nuovo governo nazionale evitando di andare avanti con riforme monche in assenza di governi diretti di area vasta. Le Province sono state abolite, non esistono corpi istituzionali intermedi fra i Comuni e lo Stato essendo la Regione ente di programmazione. Per una piccola regione come la nostra questo stato di cose è difficilmente sostenibile, quindi serve un apporto istituzionale esterno capace di riformulare la governance”.

Come vede il centrodestra del futuro?

L’Umbria anche qui può essere un modello. Io sono da sempre un fautore della rivoluzione conservatrice, ossia fare propri i valori del passato e tradurli nel futuro. L’Umbria dei campanili, dei territori e delle torri civiche può essere un momento fondamentale di sintesi. L’Umbria non è una Regione storicamente identitaria come la Toscana, qui ci sono diversi comprensori, ognuno geloso della propria identità. La vera sfida sta appunto nel saper fare una sintesi. Basti vedere i risultati e le preferenze raccolte dai vari candidati nei territori di provenienza per avere conferma di come ogni comprensorio voglia avere il proprio rappresentante. Questa logica a mio avviso deve essere superata, sia per favorire la rivoluzione conservatrice nell’ottica della costruzione di quello che io chiamo il ‘campanile virtuoso’, sia per superare la politica delle piccole dimensioni oggi non più sostenibile”.

Questo articolo è stato modificato il 29/10/2019 11:57

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