Luca Sacchi, parla Roberta Bruzzone: “Cosa domanderei io ad Anastasiya”

Proseguono le indagini sull’omicidio della Caffarella in cui ha perso la vita il personal trainer Luca Sacchi, ucciso la sera del 23 ottobre scorso in zona Appio Latino. Oggi inizieranno gli interrogatori dei testimoni per cercare di fare ordine nel mare delle dichiarazioni e trovare concordanza con quanto rilevato dagli investigatori. Sarà ascoltata anche Anastasiya Kylemnyk la fidanzata di Luca che secondo gli inquirenti sarebbe la chiave di tutto; ma lei fino ad oggi ha continuato a sostenere che l’omicidio sarebbe maturato nell’ambito di una rapina e non di una trattativa per l’acquisto di droga finita male, nonostante i duemila euro in banconote che, secondo alcune testimonianze, la ragazza pare portasse nello zaino.  In carcere con l’accusa di omicidio sono finiti gli spacciatori di San Basilio Paolo Pirino e Valerio Del Grosso. Sarebbe stato Del Grosso a sparare il colpo mortale che ha ucciso Luca. Sul delitto abbiamo chiesto il parere della criminologa Roberta Bruzzone.

Sull’omicidio di Luca Sacchi cosa c’è al momento di chiaro e cosa invece rimane ancora oscuro?

Mi pare che di evidente ci sia innanzitutto la dinamica dell’omicidio. Dall’esame del corpo di Luca è risultata la morte repentina del ragazzo, aggredito in maniera quasi instantanea dai due, prima con la mazza da parte di Pirino, poi con l’arma da fuoco da parte di Del Grosso. L’aspetto da chiarire resta principalmente il ruolo dei due presunti emissari che sarebbero stati mandati da Del Grosso ad appurare se Anastasiya aveva la disponibilità economica per acquistare droga e che avrebbero visto i duemila euro in contanti detenuti dalla ragazza. Queste due persone avrebbero riferito circostanze molto precise, contenute nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Del Grosso e Pirino. Faccio fatica a credere che possano essersi inventate tutto, visto che in questa vicenda hanno tutto da perdere”.

Cosa si aspetta da questo giro di interrogatori?

“La testimonianza dei due presunti emissari rappresenta a mio giudizio il punto centrale dell’inchiesta. Intendiamoci, non vi è alcun dubbio che Luca Sacchi sia la vittima di un brutale omicidio e questo indipendentemente da ciò che alla fine verrà a galla. Ma ciò non toglie l’esigenza di accertare lo svolgimento dei fatti. Perché un conto è un omicidio maturato nel contesto di un tentativo di rapina, altra cosa se invece il tutto è avvenuto nell’ambito di un’attività di spaccio e di acquisto di droga. Ma saranno gli inquirenti a stabilirlo”.

Anche secondo lei Anastasiya non l’avrebbe raccontata giusta?

“La ragazza nega di aver avuto contatti con gli spacciatori e di essere coinvolta nell’acquisto della droga, ma a smentirla come detto ci sarebbero le testimonianze dei due presunti emissari  che sostengono di averle visto i duemila euro nello zaino. Gli inquirenti dovranno appurare proprio questo, ossia chi è che sta effettivamente mentendo anche alla luce degli elementi probatori raccolti. Non dimentichiamo poi che c’è anche un’altra figura che potrebbe aiutare a fare piena luce su quanto avvenuto, ossia l’amico di Luca che pare si sia allontanato precipitosamente dalla scena del delitto immediatamente dopo i fatti. Perché? Sicuramente ci sono molti aspetti da approfondire e gli interrogatori di questi giorni serviranno proprio a questo. Certamente la rete di relazioni fra Luca Sacchi, la fidanzata, gli amici ed eventuali altri soggetti coinvolti nella storia dovrà essere verificata fino in fondo”.

Se fosse lei un’inquirente cosa chiederebbe per prima cosa ad Anastasiya?

Guardi, la prima domanda che le porrei è la seguente: ‘Davvero non ha altro da aggiungere?'”.

L’omicidio sta riaccendendo i riflettori sul traffico di droga a Roma. Si può parlare di un’escalation criminale che va oltre lo spaccio degli stupefacenti?

Il traffico di droga da anni è a questi livelli. Roma è una grande piazza di spaccio, e non lo sono soltanto le periferie ma anche le zone centrali. Esiste una precisa geografia fra chi commercia e detiene certe sostanze e chi è addetto alla diffusione capillare sul territorio. A Roma sono innumerevoli le persone coinvolte nel giro, ognuna con ruoli diversi e ben definiti”.

I due pusher accusati di omicidio pare siano affiliati alla ‘ndrangheta calabrese con centrale proprio a San Basilio. Credibile?

“Chi opera nello spaccio di droga è sempre coinvolto in giri più grandi. Quando si ha a che fare con sostanze stupefacenti di un certo tipo diffuse in quantità rilevanti, c’è sempre dietro un’organizzazione criminale ben strutturata. Mi pare ovvio che soggetti del genere non possano essere estranei a certi ambienti”.

Questo articolo è stato modificato il 06/11/2019 9:29