Parla Chiara Geloni: “Chi sta sabotando e come il governo”

“Fermiamoci prima che sia troppo tardi”. E’ l’appello lanciato dal ministro Dario Franceschini dalle colonne del Corriere della Sera agli alleati di governo, in primo luogo il Movimento 5 Stelle e Italia Viva di Matteo Renzi. L’esponente dem evidenzia l’esigenza di “costruire una maggioranza politica” superando l’alleanza di necessità messa in piedi “per evitare che Salvini assumesse i pieni poteri”. L’appello di Franceschini arriva dopo lo sfogo del segretario Zingaretti che ha evidenziato le difficoltà oggettive di tenere in piedi il governo di fronte ai continui distinguo di Renzi da una parte e di Di Maio dall’altra. Lo Speciale ne ha parlato con la giornalista e politologa Chiara Geloni, molto vicina a Pierluigi Bersani e molto lontana da Renzi al quale ha “dedicato” il suo libro “Titanic, come Renzi ha affondato la sinistra”.

Franceschini ha invitato gli alleati di governo a fermarsi prima che sia troppo tardi: siamo all’ultima chiamata prima del rompete le righe?

Non so se siamo all’ultima chiamata. E’ sicuramente apprezzabile l’appello di Franceschini a dare una sterzata al patto di governo con una proposta costruttiva e ribadendo la validità dell’alleanza che ha dato vita al Conte 2. Alleanza che deve essere rilanciata e questo credo sia il modo migliore per uscire da un’oggettiva situazione di impasse. Non c’è più tempo per le tattiche. Si poteva scegliere liberamente ad agosto di non tentare altra strada che quella del voto anticipato. Si è deciso invece di dare vita ad una nuova maggioranza e ad un nuovo governo, ora tutti hanno il dovere davanti al Paese di far funzionare al meglio questa esperienza”.

Franceschini ha preso in mano l’iniziativa di fronte a quella che è apparsa invece una rassegnazione di Zingaretti?

“Il mestiere di Zingaretti non è facile, questo va detto. Tuttavia colpisce ascoltare da parte del Pd toni da perenne frustrazione e da continua lamentela, di fronte ad una situazione che è sicuramente molto difficile, ma che il Pd  dovrebbe cercare di governare e modificare con la politica e assumendo una leadership. Piangersi addosso non serve a niente, se non a certificare il fallimento di un’operazione messa in piedi appena due mesi fa. L’atteggiamento giusto è quello di Franceschini, di chi riconoscendo le difficoltà propone soluzioni concrete e indica un percorso utile per uscirne positivamente”.

Ma come si può ricostruire un’alleanza politica con chi ogni giorno ha interesse, per ragioni elettorali, a delegittimare e screditare l’azione di governo? Non è ciò che Renzi e Di Maio fanno in quella che appare a tutti gli effetti una gara a chi mette meglio in difficoltà l’esecutivo?

“Guardi, qui sono in tanti a delegittimare e screditare, non soltanto in Parlamento ma anche fuori, e mi riferisco a tanti commentatori politici e influencer social. C’è chi lo fa in buona fede e chi invece in mala fede. Non si può pretendere che un governo nato in un contesto particolare come quello di agosto e con la tempestica che tutti conosciamo, non incontri delle difficoltà politiche nel momento in cui affronta per primo lo scoglio più grande, fare cioè una manovra economica difficilissima. Siamo di fronte ad una maggioranza che deve ancora assestarsi e che avrebbe bisogno di maggiore serenità”.

Cosa servirebbe?

“Che si remasse almeno in una sola direzione quando si sono presi degli impegni. Faccio un esempio. Si stanno leggendo indiscrezioni relativamente alla polemica che la scorsa settimana ha riguardato le auto aziendali. Sembrerebbe che, come raccontato dal ministro Gualtieri in alcuni retroscena, sarebbe stato il renziano Luigi Marattin a suggerire quella norma. Allora, perché subito dopo Italia Viva l’ha data in pasto ai media e ai social presentandola come un attacco al ceto medio? Mi pare chiaro che se le cose stanno realmente così, il problema non riguarda più i rapporti fra Pd ed M5S, ma un pezzo di centrosinistra che gioca chiaramente a sabotare l’azione di governo. Questo sarebbe molto grave”.

La vicenda dell’Ilva non fotografa in parte la stessa situazione? Italia Viva ha votato l’abolizione dello scudo penale per i dirigenti, ora critica la decisione e chiede che venga ripristinato. Un comportamento politicamente schizofrenico?

Se si sta dentro un progetto collettivo non ci si può chiamare fuori alla prima difficoltà, e non si può neanche fare passi avanti rispetto agli altri ogni volta che ci sono da rivendicare dei meriti per dimostrare che non sono frutto di un lavoro di squadra. Sappiamo perfettamente però che il renzismo è anche questo, ovvero l’assoluta incapacità di giocare in squadra quando non è il leader a governare direttamente i processi. Questa è la storia dei governi degli ultimi anni. Renzi ha giocato il ruolo del sabotatore nei confronti di qualsiasi esecutivo che non fosse guidato da lui. Ha destabilizzato prima Letta e poi ha tentato di farlo pure con Gentiloni, per non parlare delle vere e proprie bastonature che assestava ai danni dell’allora minoranza dem obbligandola alla scissione”.

Come giudica invece l’atteggiamento di Di Maio che ha accettato l’accordo col Pd e Leu in Umbria pur consapevole di quanto fosse difficile vincere, e chiude ora le porte all’alleanza in Emilia Romagna dove la partita è invece aperta?

Penso che anche qui sia giusta l’impostazione di Franceschini. I territori dovrebbero essere lasciati liberi di decidere. In Umbria forse si è esagerato nel caricare l’appuntamento elettorale di forte significato politico anche se, trattandosi del primo test dopo la nascita del nuovo governo, era inevitabile che ciò avvenisse. La rigidità di Di Maio credo sia sbagliata come lo sarebbe una rigidità in senso contrario. I 5 Stelle dovrebbero decidere se questa ipotesi di nuova maggioranza di governo è ciò che ha chiesto e suggerito loro Grillo, ovvero una prospettiva reale in previsione di un’evoluzione del loro partito, o si tratta soltanto di un incidente di percorso rispetto al quale porsi nel ruolo di ago della bilancia, scegliendo di stare una volta a sinistra, l’altra a destra. Consiglierei loro di prendere definitivamente atto che la prospettiva del ritorno ad un’alleanza con la Lega è molto difficile e non praticabile, se non nell’ottica di qualche trasformista. Ma non è certamente lo schema di gioco su cui sta puntando Salvini”.

Il leader della Lega continua a volare alto nei sondaggi e il centrodestra cresce di consenso. Non sarà forse che gli italiani non hanno apprezzato il cambio di governo?

E’ ovvio che finché il governo non troverà il linguaggio giusto per parlare al Paese, e continuerà ad essere percepito come un’azione di ripiegamento e di difesa rispetto a Salvini, non andrà lontano. L’esecutivo deve agire con un proprio senso di sè e deve saper comunicare con gli italiani: il rischio altrimenti è di lasciare al leader della Lega, non lo stesso spazio che aveva prima perché oggettivamente non è così, ma delle praterie sulle quali muoversi e poter dimostrare di essere l’unico capace di avere le idee chiare su dove andare. Appunto per questo dico che non servono le frustrazioni e lamentele quotidiane, ma occorre un’azione corale e il coraggio di scommettere su questa formula politica alla quale non esiste alternativa. Pd e M5S, da soli e divisi, non andrebbero da nessuna parte. Non c’è spazio per il ritorno alle rispettive vocazioni maggioritarie”.

Questo articolo è stato modificato il 08/11/2019 11:34

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