PANIC, progetto teatrale rivolto ai ragazzi

Nell’ambito delle proposte del Teatro per le nuove generazioni, rassegna del Teatro di Roma dedicata al pubblico dei giovani spettatori e delle loro famiglie, debutta al Teatro Argentina dal 4 al 16 dicembre PANIC, un progetto teatrale rivolto ai ragazzi dai 14 anni, che parte dal tema della paura e delle differenti reazioni ad essa.

Scritto da Michele Cosentini sulla base di testimonianze reali e diretto da Tommaso Capodanno, lo spettacolo è un affresco sulle piccole e grandi paure degli adolescenti, emozioni predominanti del nostro secolo che tendono a dare spazio ad altre due emozioni primarie quali la rabbia e la tristezza, rischiando di soppiantare la felicità. Proprio per questi motivi lo spettacolo è partito dai ragazzi, dall’ascolto delle loro voci e delle loro percezioni. Seguendo questa linea lo spettacolo è strutturato su due piani: quello narrativo e quello delle testimonianze, dove le vite, le storie e le emozioni dei protagonisti si intrecciano tra reale e virtuale.

Sofocle, chiamato così da bizzarri genitori che stavano recitando “Edipo Re” nel periodo del concepimento, è uno studente dell’ultimo anno di un liceo scientifico a cui si è iscritto per far piacere ai suoi, visto che la sua ambizione è fare lo scrittore e ottiene ottimi voti con gli esercizi di autobiografia in cui descrive con sarcasmo l’infanzia con i genitori. Ha con loro un rapporto abbastanza schietto, ma ha l’ansia di non soddisfare le loro aspettative, peraltro da lui amplificate. Sofocle è intelligente e ironico, ma ha la mania di catalogare e contare tutto (comprese le cose più intime) e ha una collezione di camicie colorate, che cambia a seconda dell’umore, secondo un rigido codice; deve verificare tre volte che il gas sia chiuso, è iper-igienista, insomma è piuttosto compulsivo e questo lo rende oggetto di scherno tra i compagni che vengono a sapere delle sue manie. Il suo amico David, invece, ha paura di non essere sufficientemente inserito nel gruppo e non riesce a essere più popolare anche se spesso, per esserlo, si fa coinvolgere in sciocchezze; oltretutto viene perennemente tormentato da Ivan, un rapper bulletto che tende a bere un po’ troppo. Forse non a caso, a David piace Ines, la sorella di Sofocle, personaggio mitologico di cui sentiamo solo la voce e vediamo solo post e frammenti in video, popolarissima nel mondo reale e sul web, e che ha 4999 amici su Facebook. Ma ad Ines piace proprio Ivan…Sofocle, invece, è attratto da Sarah, una ragazza dai gusti intellettuali ma apparentemente cinica e a tratti quasi sgradevole, che non riesce mai a innamorarsi sul serio. Ma la loro storia, per motivi differenti derivanti dalle loro rispettive paure, fatica a decollare, così come va in crisi, per reciproche incomprensioni, l’amicizia tra Sofocle e David. Sarà un campeggio di fine anno scolastico, che Sofocle affronterà nonostante le sue manie iper-igieniste e la sua sindrome compulsiva che è ormai una barriera tra lui e gli altri, con il peggior pestaggio compiuto da Ivan ai danni di David e la presa di consapevolezza di Sarah e Ines, a segnare il punto di svolta dei protagonisti: l’università li separerà, gli amori non sbocceranno, le amicizie forse non saranno più quelle di prima, ma ognuno di loro avrà aiutato almeno un altro di loro, magari a sua insaputa, a superare una sua paura. Sullo schermo, di quando in quando vediamo frammenti dei pensieri dei giovani personaggi, delle loro paure, delle loro visioni più irraggiungibili o che più incutono timore: i compagni di classe che per David sono inaccessibili e per Sofocle fonte di giudizio, frammenti dell’irraggiungibile Ines, sms che si cancellano, frasi che si autocensurano, i genitori di Sofocle quando lui li immagina nella loro forma peggiore.

La linea narrativa trova il suo contrappunto nel realismo della linea delle testimonianze, tratte da storie reali, che in essa s’incastra e che in cinque momenti ci mette di fronte a cinque casi di reazione alla paura, già richiamati nella parte narrativa. Questi cinque momenti danno il titolo ai capitoli dello spettacolo, il cui titolo PANIC è un acronimo: P – PARANOID PARK: Giochi pericolosi; A – ANA: Anoressia; N – NIKITA: Alcolismo; I – INVISIBILE: Isolamento; C – COSO!: Bullismo.

Le due linee, quella della narrazione e quella delle testimonianze, si contrappuntano a vicenda per ricongiungersi alla fine. «L’adolescenza è uno dei momenti più critici della nostra vita: è un tempo di passaggio, in cui l’essere umano matura e costruisce la propria identità adulta. Per gli adolescenti è sempre più difficile, bombardati come sono da mille stimoli esterni, riuscire a mettere a fuoco dei modelli di relazione sani, che li aiutino a rapportarsi con noi stessi, con le loro emozioni e con l’altro. Proprio per questo c’è sempre più bisogno che il mondo degli adulti, per primo, impari a riconoscere e a mettere in discussione gli schemi comportamentali ed educativi che tramandiamo inconsapevolmente – racconta il regista Tommaso Capodanno Panic ha la piccola pretesa di raccontare quello che passa per la testa di un adolescente del giorno d’oggi: le sue paure, la rabbia, la tristezza, le pressioni a cui è sottoposto. E se gli adulti avranno il coraggio di ascoltare, forse, si renderanno conto che quelle paure, quella rabbia, quella tristezza sono le stesse che, un tempo, hanno provato anche loro».

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Questo articolo è stato modificato il 04/12/2019 11:05

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