Taglio dei parlamentari o della democrazia? Il male oscuro dei grillini

Della serie, il giacobinismo dei 5 Stelle. Già nella storia abbiamo assistito all’assolutismo, nel nome e nel segno della democrazia, dell’uguaglianza, della libertà e fraternità. I 200mila morti vandeani in fondo, sono stati massacrati in omaggio al vento rivoluzionario, ossia l’obbligo di aderire alla Repubblica.

Il comunismo ha fatto lo stesso con gli oppositori. Pensando di rappresentare il popolo, la giustizia, la liberazione dallo sfruttamento e dall’oppressione: 10milioni di morti in Russia. I contadini, i piccoli proprietari terrieri, sacrificati sull’altare della collettivizzazione forzata della terra. E successivamente centinaia di migliaia di dissidenti internati nei Gulag. Fascismo e nazismo, almeno si presentavano direttamente per quello che erano: dittature che dovevano distruggere la democrazia liberale, plutocratica etc.

Ed ecco che (passando dalla storia alla cronaca recente) la moralizzazione della vita pubblica, la giusta rivendicazione alla legalità, alla trasparenza, possono trasformarsi anche nel loro opposto. Del resto, il male non è il contrario del bene, ma un bene rovesciato. E il mondo è pieno di mostri, assassini, convinti di operare bene e per il bene.
Prendiamo il caso della giustizia giusta al centro della narrazione grillina. La velocizzazione e semplificazione dei processi, addirittura l’abolizione dei tre gradi di giudizio, se da una parte, sembrano rientrare in una strategia tesa a far risparmiare la collettività e a migliorare i dibattimenti nei tribunali, dall’altra, rischiano di impedire l’accertamento profondo della giustizia (la certezza del diritto), che spesso, anzi molto spesso, si salva o smentisce sé stessa (le sentenze sbagliate), in appello o in Cassazione. La stessa riforma del processo in cantiere (la prescrizione), oggetto di infinite battaglie politiche, potrebbe vincolare gli imputati a un’eterna scure sulla testa.

Che dire poi, del processo che Di Maio e soci, intentano ogni volta che un parlamentare entra in rotta di collisione con i vertici, con la linea imposta dall’alto, sempre volatile e liquida? Pure qui: le intenzioni sono buone, ma l’applicazione diventa pericolosa. Visto che i pentastellati si vantano di essere la bandiera della Costituzione, dovrebbero ricordare che c’è l’articolo 67, in proposito molto chiaro: “Ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
E’ vero che il fenomeno della transumanza è esecrabile e appartiene al malcostume italico (trasformismo poltronesco), deputati e senatori che mirano a restare in sella, ma una volta eletti incarnano le istituzioni e rispondono alla Repubblica e ai cittadini che li hanno scelti. Non alle segreterie.
I partiti sono solo il mezzo, non gli idoli cui rendere conto vita natural durante (anche se ai capi si devono le carriere).

E dulcis in fundo, la notizia di ieri: è stato raggiunto il quorum per indire il referendum confermativo del taglio dei parlamentari. Un’altra battaglia epocale e religiosa dei 5Stelle. Il segno del cambiamento radicale. Il discrimine tra il vecchio e il nuovo.

Taglio dei parlamentari che, secondo Di Maio, Grillo e Di Battista, dovrebbe far rima con risparmio, limite ai privilegi (di fronte al debito pubblico e alla crisi economica crescente che affligge gli italiani), e per alcuni costituzionalisti garantirebbe maggiore efficienza dei lavori legislativi.
Invece, molto probabilmente sarà l’alleato più forte del dirigismo democratico, del verticismo partitico, di una destra e di una sinistra in mano a poche persone che comandano, con una schiera numericamente ridotta di servitori e comparse, condannati a spingere pulsanti. Un po’ come certa antipolitica di Palazzo: colpisce il malcostume non per tornare alla buona, vecchia, sana politica, ma al commissariamento della politica. Non dimentichiamo che il giornale che ha partorito l’antipolitica (i libri di Stella e Rizzo), ha poi sponsorizzato il governo tecnico di Monti.

La democrazia, al contrario, è dialettica, ricchezza, pluralità, complessità, confronto, non semplificazione, unilateralità, uniformità obbligata (valori che semmai riguardano il governo).
Non è un caso, infatti, che in molti oggi stiano rivedendo la loro posizione circa il finanziamento pubblico ai partiti. Scintilla di Tangentopoli che ha causato la fine della prima Repubblica. I soldi ai partiti semmai, andavano ulteriormente regolati, calmierati, sottoposti a maggiori controlli, ma il passaggio al finanziamento privato ha esposto (è un triste dato di fatto) la politica a vulnus più grandi. A ricchi, lobby, mafie, imprenditori, capaci di comprarsi tutto, a partire dagli indirizzi politici, per finire alle candidature.

La democrazia ha dei costi per il bene della società. L’indipendenza economica è garanzia di indipendenza politica.
Tagliare i parlamentari quindi, non è un segnale di moralizzazione e un risparmio. Eccita, vellica soltanto l’invidia sociale, “il perché non io”, il giacobinismo, la lotta di classe, oggi individuale e non più collettiva (proletari vs borghesi), che i grillini rappresentano molto bene.

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Questo articolo è stato modificato il 20/12/2019 9:47

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