Ciampani (Lumsa) racconta Pastore: “La sua lezione a politica, sindacato e cattolici”

Nella sua lunga e articolata storia il sindacato italiano (e non solo) non è stato soltanto la bandiera dei diritti dei lavoratori; non è stato soltanto una fondamentale scuola di formazione per classi dirigenti, ma anche e soprattutto un laboratorio di idee che hanno contribuito a sviluppare la democrazia, a trasformare la politica, le istituzioni, e a far progredire la società nel suo complesso.

Partecipazione, diritti, sono state le sue parole-chiave più importanti. Quelle che restano. E tra i suoi i leader maggiormente rappresentativi, non poteva mancare una figura come Giulio Pastore.
Giulio Pastore è stato, appunto, un sindacalista, un deputato e ministro democristiano. E in primis, il fondatore e il primo segretario della Cisl. E ha legato la sua vita, il suo impegno e la sua passione civile alla estensione della partecipazione dei lavoratori nei processi decisionali delle aziende e delle fabbriche.
Andrea Ciampani, professore ordinario di Storia contemporanea, docente Lumsa di storia del movimento sindacale, nel suo ultimo libro (Giulio Pastore. Rappresentanza sociale e democrazia politica, Edito da Studium) che uscirà in gennaio, ripercorre agevolmente il cammino dell’uomo, del politico e del sindacalista (1902-1969), a cinquant’anni dalla morte, offrendo un’ampia scelta di interventi e di articoli scritti proprio da Pastore.
Lo Speciale, in anteprima per i lettori, ha raggiunto il professore.

Professor Ciampani, il destino di Giulio Pastore era scritto: lui nasce al tempo del governo Zanardelli, che passerà alla storia come un esecutivo riformatore, anticipatore di quella che sarà poi la legislazione sociale giolittiana. Quali elementi dunque (ad esempio il grave infortunio del padre, lo scontro col fascismo, la censura del suo giornale), hanno inciso nella sua vita, nella sua formazione; quali incontri ed esperienze l’hanno segnato e formato?

“Innanzitutto è opportuno evidenziare che Pastore è stato il protagonista di un movimento sociale e popolare che prende le mosse dal mondo del lavoro di inizio Novecento. Nasce a Genova nel 1902, quindi la sua esperienza attraversa l’intero secolo scorso, fino al 1969 anno della sua morte. Le sue radici sono nel mondo operaio, considerando che inizia a lavorare nel 1914 a soli dodici anni e che continuò i suoi studi da autodidatta. Immerso nella vita sociale della Valsesia, nel frattempo egli visse profondamente l’esperienza della gioventù cattolica, educandosi alla scuola del cattolicesimo sociale, così che per tutta la vita seppe esprimere un legame fra dimensione di emancipazione personale e collettiva. Poi come molti giovani cattolici del dopoguerra sarà costantemente impegnato civilmente, aderendo al sindacato cattolico e al Partito Popolare italiano. Quindi la sua formazione si sviluppò nella continua attenzione a proiettare nella sfera pubblica la sua partecipazione ai valori del cattolicesimo e della dignità del lavoro. Il tutto proiettato in un grande impegno sociale e politico”.

Già nel titolo e sottotitolo del suo libro si evidenzia il cuore dell’impegno sindacale e politico di Pastore. Si può parlare di attualità di Pastore?

“Pastore ha una grandissima attualità, in particolare per la capacità d’introdurre innovazioni. Lui è stato un grande innovatore, capace di ripensare se stesso e la sua esperienza immediatamente dopo il secondo dopoguerra. Si rese conto che, nell’ambito della cultura sociale e politica italiana, occorreva introdurre elementi per operare rotture col passato e introdurre con decisione delle novità, anche per ciò che riguardava il mondo cattolico e sindacale. Nell’opera di Pastore per sostenere la democrazia repubblicana non c’è una continuità ripetitiva; si pensi alla novità che costituì la nascita della Cisl, che superò la tradizione del sindacalismo confessionale e che introdusse in Italia elementi di un moderno sistema di relazioni industriali. In Pastore c’è piuttosto la continua ricerca di un nuovo equilibrio rispetto alla prima metà del secolo intorno al tema della rappresentanza sociale e della democrazia politica. Il suo ripensamento ruota intorno ad un tema centrale. A lui sta a cuore ripensare la democrazia alla luce di una maggiore soggettività degli attori sociali”.

Cattolici in politica o nel sindacato. La vita di Pastore ha attraversato il passaggio tra il Partito popolare e la Dc. E lui ha rappresentato un indubbio punto di svolta: niente affermazioni ideologiche, posizioni astratte, declamatorie, o obbligo di schierarsi, ma capacità di influire sui meccanismi concreti, legislativi della democrazia….

“Pastore può essere sicuramente un esempio per coloro che vogliono impegnarsi in politica e nell’attività sindacale, non solo i cattolici. Ma come? In primo luogo perché ha saputo muovere da una adeguata comprensione della realtà. Sia quando fonda la Cisl nel 1950, sia quando diventa ministro per il Mezzogiorno e le aree depresse del Paese nel 1958, Pastore si collega sempre ad un gruppo di persone, ad una squadra di lavoro che lo aiutano a comprendere la realtà. Il secondo elemento da considerare sta nel collegamento costante fra vicenda personale e comunità sociale. Pastore si lega sempre alla comunità civile e sociale, non insegue un protagonismo solitario. In terzo luogo torna il grande tema dell’innovazione. Qui Pastore utilizza tutto il suo bagaglio educativo e formativo. Ha il coraggio di prendere iniziative e portarle a compimento con una vera cultura del cambiamento, inteso come apporto positivo alla trasformazione della vita socio-politica. Così lui è stato sempre ben consapevole di come la realtà si muova su livelli diversi, cercando sempre di far incontrare le dinamiche sociali con quelle politiche ed economiche. Quindi non c’è mai un’iniziativa in una sola direzione, ma ogni scelta tiene conto della complessità della situazione”.

Qual è oggi lo stato dell’arte del sindacato di fronte ai cambiamenti della rappresentanza politica, sociale. Di fronte a un mondo sempre più liquido fortemente condizionato dall’uso e abuso dei new media, dei social? Quella che comunemente viene definita Repubblica digitale o rete-sovrana che sta imponendo de facto una sorta di democrazia diretta a 360 gradi, col risultato di saltare ogni forma di mediazione? Una problematica che non si limita unicamente ai partiti tradizionali, ma che riguarda pure i sindacati.

“Vede, tutto nasconde sempre un bisogno di partecipazione. Al centro della riflessione di Pastore c’è sempre l’idea di ampliare i processi partecipativi. Il sindacato ha il grande merito di favorire un’ampia partecipazione dei lavoratori nei processi decisionali, e non è un caso che ancora oggi in Italia ci siano milioni di persone che si iscrivono alle organizzazioni sindacali. Questa forza associativa è sempre stata, e potrà continuare ad essere, uno straordinario apporto utile a favorire la massima partecipazione a processi di riforma. Naturalmente per fare questo ci vuole anche un solido impegno dei suoi gruppi dirigenti e un’adeguata cultura politica, condizioni essenziali che devono portare a riconoscere e valorizzare una partecipazione sempre più attiva del mondo del lavoro. A suo tempo Pastore promosse questo bisogno di partecipazione usando anche i social del suo tempo. Non soltanto con la presenza di sezioni sindacali nei luoghi di lavoro, ma sfruttando i mezzi di informazione, radio e televisione, creando il giornale ‘Conquiste del Lavoro” che fu l’organo della Cisl, così come riviste per il dibattito pubblico; penso al “Nuovo Osservatore”. Era perfettamente consapevole di quanto fosse fondamentale utilizzare i canali della comunicazione. E’ tuttavia ovvio come una buona comunicazione senza partecipazione, non potrà mai introdurre un vero cambiamento della realtà”.

In conclusione, perché ha scritto questo libro e a quale tipo di pubblico intende rivolgersi?

“Abbiamo bisogno di recuperare punti di riferimento nell’innovazione. Si può innovare soltanto in presenza di una chiara identità. Pastore ritengo possa costituire per tutti, non soltanto per i dirigenti della Cisl o per il cattolicesimo politico, un possibile riferimento. Per lui era importante avere in Italia un’attitudine nuova di partecipazione attiva nell’elaborazione delle grandi scelte sociali, politiche ed economiche. Questa è una necessità che io avverto forte, tanto nella classe dirigente attuale che quanto nella ripresa d’attenzione civile dei giovani, spesso portati a considerare soltanto retoricamente alcuni protagonisti della storia nazionale, come retaggi del secolo scorso, senza comprendere gli elementi innovativi che queste persone hanno introdotto. Abbiamo diverse figure da sottrarre alla commemorazione retorica e da calare pienamente nella riflessione dei contesti attuali. Il libro vuole favorire la ricomposizione di una sorta di Pantheon della democrazia italiana, nel quale si colloca a buon diritto il profilo di Giulio Pastore, che suggerisce elementi da tenere in debito conto nel momento presente.”

Questo articolo è stato modificato il 23/12/2019 13:59

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