Schiaffi del Papa, Meluzzi: “Francesco vittima dell’effetto boomerang dei media”

Sta facendo molto discutere il gesto di Papa Francesco, che la sera del 31 dicembre in Piazza San Pietro ha reagito stizzito nei confronti di una fedele che lo strattonava nel tentativo di avvicinarlo. Si è visto il Pontefice schiaffeggiarle la mano per staccarsi da lei e poi allontanarsi con il volto chiaramente cupo che lasciava trasparire forte irritazione. Il giorno successivo, nell’Angelus del primo dell’anno, Francesco si è poi scusato per aver perso la pazienza. E inevitabilmente si è accesso il dibattito, soprattutto sui social. C’è chi ha difeso il Papa sostenendo che il suo è stato un gesto umano determinato dal comportamento decisamente sgradevole della fedele che lo ha afferratto e trascinato verso di lei con violenza; altri invece hanno evidenziato come dal pontefice della misericordia e dell’accoglienza un gesto simile è decisamente fuori luogo. Ne abbiamo parlato con Alessandro Meluzzi, psichiatra, scrittore e vescovo della Chiesa ortodossa italiana.

Meluzzi, come giudica il gesto del Santo Padre?

“Credo che la vicenda vada esaminata tenendo conto di tre aspetti fondamentali”.

Ossia?

Innanzitutto il ruolo pubblico, che obbliga chi riveste certe cariche ad attenersi a regole di comportamento ineccepibili e ad un galateo anche gestuale. Va detto che ormai da tempo i costumi attuali ci hanno abituati a comportamenti decisamente opposti, ma si presuppone che, almeno dal Papa, dal Presidente della Repubblica o dal Segretario generale dell’Onu ci si debba attendere sobrietà. Va detto che il gesto di Bergoglio ha avuto grande risalto soprattutto a causa dell’immagine che il circuito mediatico ha costruito intorno a lui, dipingendolo come il papa buono, il papa mite, il papa dell’accoglienza. E’ naturale che nel momento in cui prevale l’aspetto umano e anche fumantino che un pontefice come tutti può avere, questa cosa diventa una notizia da prima pagina”.

Il giorno successivo però ha chiesto scusa. Ha fatto bene o male?

Se devo essere sincero non mi aspetto che il Papa chieda scusa. Credo che avrebbe dovuto farlo almeno in altre circostanze e non certamente durante l’Angelus del primo dell’anno dedicato a Maria Santissima madre di Dio. Tornando al gesto in sé c’è da fare una seconda considerazione che riguarda un aspetto prettamente umano”.

In che senso?

“Bergoglio si sarebbe dovuto porre prima di tutto una domanda: perché quella donna mi ha afferrato per un braccio e mi ha spinto verso di lei? Cosa ha motivato un gesto simile? Di sicuro quella persona non aveva atteggiamenti ostili, non era armata, voleva soltanto avvicinarlo. Forse è gravemente malata e cercava da lui una parola di conforto? Forse voleva riferirgli qualcosa di molto importante? Forse ha un figlio o un parente prigioniero in qualche parte del mondo e chiedeva aiuto? O forse voleva soltanto una benedizione? Il Papa non poteva sapere in quel momento perché quella donna si stava comportando così. Un gesto apparentemente disperato che a mio giudizio avrebbe meritato ascolto e attenzione, ben oltre una pur legittima autodifesa. E qui mi tornano in mente le immagini di Giovanni Paolo II che abbraccia in carcere l’uomo che aveva tentato di ucciderlo con spirito paterno e senza una minima espressione del volto che potesse far trasparire una qualche pur legittima diffidenza o ostilità. O ancora la mitezza di Benedetto XVI nei riguardi della scalmanata che lo fece cadere a terra durante una processione d’ingresso in San Pietro. Poi c’è la terza considerazione che riguarda i media”.

Hanno dato troppo risalto alla vicenda?

Direi che hanno fatto ancora più danno a Bergoglio, peggiorando la gravità del gesto nel tentativo di far emergere ancora una volta quella che ritengono essere la sua straordinaria umanità. Il circuito mediatico come detto ha costruito un’immagine del Papa che va decisamente oltre la realtà della persona e dei fatti, e questo ha prodotto in questa vicenda un’inevitabile effetto boomerang. Perché, anche una minima caduta di stile determinata appunto dalla fragilità umana, non può che avere grande dirompenza quando ci si trova di fronte un personaggio che è stato mitizzato oltre misura. E’ ovvio che nel momento in cui un romano pontefice, anzichè essere presentato come il vicario di Cristo in terra viene raffigurato come un campione di accoglienza, umanità, mitezza, viene messo in contrapposizione ai suoi predecessori esaltandone una semplicità e un’affabilità più da parroco di paese che da capo della Chiesa, non può non subire un effetto mediatico opposto e contrario nel momento in cui, un qualsiasi gesto, può mettere in discussione quell’aura eccessivamente buonista che gli è stata ritagliata intorno”.

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Questo articolo è stato modificato il 03/01/2020 10:47

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