Ecco l’ultimo sondaggio e gli ultimi balletti dei partiti sulla legge elettorale

Lega al 33%, Pd al 18%. Il bipolarismo che verrà è già presente. Gli altri partiti sono in discesa libera. Lo dice Swg. Ultima rilevazione. E ultima chiamata per le segreterie. Ma andiamo per ordine.

I sondaggi vanno considerati per quello che sono. Ossia, semplici sentiment, ammesso che chi viene intervistato dica la verità; ammesso che siano strutturati correttamente e non dietro compenso. E poi, è ampiamente noto, quante volte le recenti elezioni, non solo in Italia, hanno puntualmente smentito le previsioni dotte e quasi sempre ideologiche dei soliti soloni televisivi e cartacei del pensiero unico e del politicamente corretto?

Nessuno scommetteva sulla vittoria di Trump, eppure è successo. Nessuno scommetteva sulla Brexit-1 e sulla Brexit-2 (la vittoria netta di Boris Johnson alle ultime politiche), eppure è successo. Il comune sentire mediatico aveva sancito che gli inglesi ci stessero ripensando; nessuno scommetteva sulla Lega primo partito. Eppure oggi queste sono realtà.

L’ultimo sondaggio in circuito (sulle intenzioni di voto degli italiani) però, ha un doppio valore: esprime il pensiero di molti in vista delle incombenti elezioni amministrative emiliane e calabresi (dal sicuro effetto dirompente sul governo giallorosso), e spiega i vulnus della battaglia sul sistema elettorale, che sta rasentando il ridicolo.
Ci sono tante, troppe, schizofrenie, ambiguità e follie. Che dimostrano la liquidità e la paura di un ceto politico, in bilico tra poltrona e rottamazione, transumanza e irresponsabilità.

Si può sostenere, da parte del Carroccio, il taglio della parte proporzionale del Rosatellum2.0, spingendo verso un maggioritario assoluto, e nello stesso tempo, aiutare la raccolta di firme per congelare lo status quo attuale di deputati e senatori (il referendum sul taglio dei parlamentari), altrimenti costretti a essere ridotti? Sì, se viene spiegato alla luce della strategia politica: si rallenta l’azione di governo; si rallenta la stessa riforma e furbata: se cade Conte si va al voto col precedente assetto. E si può gioire al Germanellum depositato, che prevede il proporzionale puro con soglia di sbarramento al 5%?

Una gioia condivisa da Pd, Leu e sinistra varia? Bei tempi quelli di Veltroni (partito all’americana), Prodi (Ulivo), D’Alema e lo stesso Renzi (Partito della nazione), che volevano una Italia a vocazione maggioritaria. Per non parlare di Berlusconi: prima “maggioritarista” convinto e assertore della governabilità, e oggi alfiere del proporzionale nel nome della democrazia compiuta.
Sarà perché è passato dal 38% (Popolo della Libertà) al 5% (ultime percentuali)?

Finché le riforme saranno il risultato degli interessi dei politici e non dei cittadini, niente sarà oggettivo.
Ecco dunque i dati dell’ultimo sondaggio settimanale realizzato da Swg per La7: il Pd passa dal 17 al 18,4%, appena sotto il risultato delle politiche 2018, nonostante la scissione di Matteo Renzi.
Primo partito resta sempre la Lega, stabile al 32,9%, mentre si ferma l’ascesa di Fratelli d’Italia, dal 10,5 al 10,1. Sale dal 5,5 al 5,8% Forza Italia: le tre forze della coalizione di destra assieme arriverebbero vicine al 50%. In calo i grillini, ulteriore smacco per Di Maio: dal 15,7 al 15,2 per cento.

Sostanzialmente stabile Italia viva di Renzi, dato al 4,8%, sotto alla soglia di sbarramento al 5%, prevista dalla bozza della nuova legge elettorale in discussione in commissione Affari costituzionali alla Camera.
Sotto l’ipotetica soglia pure Liberi ed Uguali: dal 3,7 al 3,1%, e il nuovo partito di Carlo Calenda, giù dal 3,3 al 2,9 per cento.
Con Fi appena sopra il 5%, Renzi al 4,8%, Calenda al 2,9%, il ritorno al grande centro sembra ridimensionarsi. Proposta: perché non si mettono insieme? Raggiungerebbero il 13%.

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Questo articolo è stato modificato il 15/01/2020 10:04

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