Gregoretti. La commedia degli inganni. La sinistra scappa e Salvini farà meglio la vittima

Caso-Gregoretti. Storia di un mega-pasticcio e di una quasi comica eterogenesi dei fini. Una commedia grottesca che la dice lunga sullo stato dell’arte della politica italiana e sul tasso di falsità dei partiti.

Loro, ovviamente, parlano di strategia, di dignità e giustizia. Ma la realtà è chiara ed evidenzia sempre più, la distanza tra paese reale e istituzioni, cittadini e Palazzo.
La verità è che tutto è liquido, consenso, idee, dichiarazioni e soluzioni, destra, sinistra.

Ricapitoliamo. Tutto nasce da lontano. Lo scontro sulla Gregoretti ricalca una guerra iniziata da almeno un decennio: da una parte, i “professionisti dell’umanità”, gli “indignati morali”, quelli che per salvare il mondo, il pianeta, i migranti, pensano di saltare le leggi degli Stati nazionali (sinistra e cattolici progressisti); e quelli che al contrario, ritengono prioritarie le regole delle sovranità (Salvini e soci).
La Giunta per le autorizzazioni a procedere, è noto, non avrebbe deciso nella sostanza. Il verdetto vero giungerà dall’aula del Senato, e la scelta della maggioranza era, come è, palese: processare Salvini. Un giudizio esclusivamente politico, anzi ideologico. Nel nome del nemico che va abbattuto politicamente (se si vincono le elezioni), giudiziariamente (con i teoremi di certa magistratura) e culturalmente (la Lega istiga all’odio).

Ipocrita e furbesca, quindi, la comunicazione del Pd, di Leu e dei 5Stelle di procedere alla verifica delle responsabilità dell’ex ministro degli Interni, inneggiando allo stato di diritto, alla certezza del diritto (“noi non lo condanniamo a prescindere, sarà dopo la giustizia a dimostrarlo, se lui ha la coscienza apposto non deve temere niente”). Loro, inutile nasconderlo, lo hanno già condannato. Da subito.
Naturalmente Salvini questo lo ha capito ed allora è partita la pantomima che abbiamo visto. Scenario teatrale allettante: la Giunta. Ma, variabile indipendente, le elezioni in Emilia-Romagna e quelle calabresi. Appuntamento che la sinistra voleva strumentalizzare per inchiodare il Nemico, compattando il fronte dei professionisti dell’umanità, cui si sono aggiunte le Sardine, come giocosa componente giovanile; e che Salvini stava strumentalizzando passando per vittima sacrificale con la narrazione consueta: “Io che ho salvato l’Italia, la sua integrità nazionale e i confini”.

E cosa è successo poi? Il fronte sinistro improvvisamente, dati i numeri dei sondaggi emiliani, ha cominciato ad avere paura per l’effetto mediatico prima del voto (cioè, la convocazione della Giunta, il 20 gennaio). E ha varato la strategia-melina. Molti componenti si sono fatti mandare in missione. L’obiettivo era far saltare i numeri per rinviare a dopo le consultazioni amministrative, allo scopo di evitare le sceneggiate salviniane (in Italia il vittimismo paga).

Bellissimo: loro che accusano di manipolazione politica Salvini, artefici di una furbata ancora più sottile. Domanda: se erano e sono, come dicono, gli alfieri della giustizia e della legalità, questi valori valgono ogni giorno, non a seconda di una collocazione ideologica del calendario, perché rinviare a dopo il 20 gennaio? Una sorpresa ha rotto le uova nel paniere alla furbata: ecco arrivare dall’alto l’intervento della Casellati, presidente del Senato, che sostituisce gli assenti in missione, e consente il voto, esprimendosi anche lei favorevolmente per il mantenimento della data stabilita per la Giunta (secondo la procedura-Gasparri, presidente della Commissione).
E naturalmente su di lei si è scatenato il trito e ritrito balletto giacobino: “Non è imparziale, non è terza”, solo perché non ha accettato lo schema della maggioranza.

E ieri due colpi di scena: il fronte umanitario, alle ore 17,00, non si è presentato, è scappato, non ha voluto fornire alibi a Salvini, confermando l’impostazione unicamente ideologica della vicenda; mentre Salvini ha imposto ai suoi il voto favorevole al rinvio a giudizio. Rovesciando il paradigma. Tanto in aula a fine febbraio l’esito della vicenda è comunque scontato.

Morale: Salvini ne esce bene. Continuerà a fare meglio la vittima, anche con la coscienza pulita: ha confermato che non ha paura e che chiamerà in correo grillini e Conte, il giorno del futuro processo.
La sinistra, invece, ne esce malissimo: infierisce ideologicamente in astratto e poi nella realtà, evita il voto. Si ricompatterà però, a fine febbraio, quando l’esito del voto delle regionali sarà noto. Se Pd e compagni perdono l’Emilia diranno che è per colpa del vittimismo mediatico di Salvini e che loro hanno avuto ragione a duellare sul voto in Giunta; se prevalgono, diranno che la loro vittoria è stata politica e non giudiziaria.

E i grillini e Conte? Per loro sarà difficile difendersi dall’accusa di aver fatto dieci salti mortali all’indietro e soprattutto di non aver condiviso le scelte di Salvini.
Ma avranno certamente una buona spiegazione da mettere sul tavolo, come hanno già fatto per motivare la nascita del governo giallorosso. Nel segno della liquidità e della falsità che ormai è la nuova regola della fantomatica Terza Repubblica.

Alla faccia del cambiamento. A “ridatece” i democristiani.

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Questo articolo è stato modificato il 21/01/2020 11:56

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