Coronavirus, Meluzzi: “I rischi di chi nasconde il contagio”

Sale a 1.765 il bilancio delle vittime del coronavirus in Cina dopo il decesso di altre 100 persone nella provincia dell’Hubei, la più colpita dal contagio. A detta della virologa Ilaria Capua, la popolazione del pianeta non sarebbe dotata degli anticorpi necessari per difendersi dalla malattia. In un’intervista al Corriere della Sera spiega: “Siamo in presenza di una vera e propria pandemia perché la popolazione del pianeta non ha anticorpi di difesa contro questo virus nuovo. E probabilmente le eccezionali misure di contenimento dell’infezione in Cina non impediranno al virus di uscire, volta per volta, e di fare il giro del mondo”. La Capua in particolare punta il dito in direzione dell’Africa dove, le cattive condizioni igienico sanitarie in cui versano molti Paesi, potrebbe favorire una diffusione del virus su larga scala. Intanto in Cina sono state introdotte pene severissime, compresa la pena di morte, per tutti coloro che nasconderanno di avere il virus favorendo così la circolazione e la diffusione dell’epidemia. E in Italia? Esistono leggi in tal senso o sarà necessario adottarle? Ne abbiamo parlato con il medico, psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi.

Sembra che la situazione del coronavirus stia diventando sempre più drammatica. Ormai la prudenza ha lasciato il campo al realismo. Anche lei pensa che siamo in presenza di una catastrofe mondiale?

Mi spiace di essere stato ancora una volta un profeta di sventura, una Cassandra inascoltata, ma purtroppo il medico pietoso fa la piaga verminosa mentre un medico ottimista non fa mai una diagnosi precoce”.

La virologa Ilaria Capua ha parlato di pandemia mondiale, evidenziando come il pianeta non sia in condizioni di difendersi dal virus e individuando il pericolo maggiore in Africa. Condivide?

Assolutamente sì. L’Africa è in una situazione di profondo sottosviluppo sanitario e anche questo purtroppo lo avevo previsto dall’inizio. Non ha nessuno degli strumenti che servono ad una sanità pubblica come quella cinese per arginare il contagio. Nel momento in cui il virus è sbarcato in Africa sarà proprio qui che dilagherà maggiormente. Questo è un dato di fatto. Tenga conto che era facilmente prevedibile l’esito di questa vicenda. Un virus che si trasmette restando circa dieci giorni in superficie e in incubazione fino a 25, non poteva che avere questo tipo di sviluppo. Siamo soltanto all’inizio dell’inizio di questa pandemia”.

In Cina hanno introdotto la pena di morte per chi nasconde di avere il virus. In Italia sono previste ipotesi di reato in casi analoghi?

Sì, ci sono reati specifici come il contagio doloso che è stato per esempio applicato nei casi di HIV e che per certi versi è assimilabile al tentato omicidio. Se metto a rischio la vita degli altri sapendo di essere affetto da determinate malattie che possono propagarsi con il contatto ravvicinato o con rapporti sessuali nascondendolo volutamente, commetto sicuramente un comportamento sanzionabile penalmente. Tuttavia la cultura italiana temo non sia in grado di applicare seriamente queste misure. Quando la pandemia arriverà in Italia dovremo affidarci soltanto alla Madonna di Loreto. Fino ad oggi ci sono stati degli ammalati, ma non sappiamo se ci sono in circolazione degli incubatori sani”.

Se dovesse fare una previsione?

Preferisco non farne. Non vorrei dover essere troppo infausto”.

A questo punto, alla luce degli ultimi sviluppi, quali misure andrebbero concretamente applicate?

Un Paese serio chiuderebbe porti, aeroporti, frontiere e trasporti, considerando anche la possibilità di un tracollo economico complessivo in attesa di tempi migliori. Quello che avrebbe fatto nel ‘300 la Repubblica di Venezia mettendo in quarantena tutta la popolazione per vedere dove si manifesta un caso. Mi rendo conto di dire una cosa che non si realizzerà mai. Ma sinceramente non vedo alternative nel momento stesso in cui sono gli esperti a negare la possibilità di fermare il contagio”.

Un inasprimento delle pene per chi nasconde il contagio come avvenuto in Cina può essere una soluzione?

“Qui non è questione di reati. Nelle epidemie prevale l’istinto di sopravvivenza, quindi alla fine scatta nel cervello umano il meccanismo del ‘si salvi chi può’. Una pandemia non si ferma con il codice penale. Le persone più esposte saranno quelle soggette ai maggiori spostamenti, sugli aerei, sui treni, e i più fortunati saranno quelli che vivranno isolati sulle montagne. Tenga presente che in occasione della febbre spagnola del 1917 vi fu il 75% della popolazione mondiale contagiata e 150 milioni di morti. Faccia le proporzioni con la situazione odierna. Fece molte più vittime la spagnola che le due guerre mondiali messe insieme. Quindi? Di cosa stiamo parlando?”.

E’ anche vero però che la vita deve continuare. Non ci si può chiudere in casa o smettere di viaggiare. Quindi?

“Direi che ha ragione la dottoressa Capua nel dire che si deve andare avanti con il telelavoro e con misure draconiane utili a prevenire la diffusione della pandemia limitando al massimo gli spostamenti individuando delle alternative. Le previsioni che parlano di una mortalità del 3% mi sembrano illusorie, temo sarà molto più alta, fermo restando che non tutti i contagiati moriranno. Vede, anche se è brutto dirlo, che si possa morire per una malattia come questa è una cosa che nella vita di ciascuno va messa in conto. Erano circa cento anni che non si manifestava più una grande pandemia, e la nostra generazione alla fine può dirsi fortunata per aver goduto di oltre settant’anni di pace e di assenza di fenomeni apocalittici. La storia dell’umanità però ci insegna che, prima o dopo, qualcosa di apocalittico deve accadere. Del resto in una società globalizzata in cui siamo tutti come palline di un flipper che si possono spostare liberamente da una parte all’altra del pianeta, non si può pensare di vivere tutti  felici e contenti e senza che possano manifestarsi anche conseguenze negative su scala mondiale”.

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Questo articolo è stato modificato il 17/02/2020 13:11

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