Conte-ter. I responsabili, i registi e il nuovo asse Salvini-Renzi

Paolo Romani, Massimo Mallegni, Leonardo Grimani, Lorenzo Cesa, Renata Polverini: patrioti, stabilizzatori, porte girevoli, ma in che senso?

Qualcuno li chiama “mediatori delle mediazioni”, “reclutati dai reclutatori”, oppure semplici reclute. Ormai negli ultimi, convulsi giochi di Palazzo, tutto si sta complicando.
I cosiddetti “responsabili”, si sono ulteriormente divisi, frammentati, ripartiti trasversalmente. C’è chi va in su e chi va in giù.

Ci sono i “democratici”, che dovrebbero puntellare il governo giallorosso, da utilizzare per rimpiazzare i renziani che stanno ricattando da tempo la maggioranza. Vanno individuati tra i pentastellati ribelli, alcuni azzurri, autonomisti, appartenenti al gruppo misto.

Tra questi, si dice, che ci siano pure renziani delusi, infastiditi dai troppi salti in alto di Matteo, impauriti dai sondaggi che assegnano a Italia viva non più del 5% e quindi, considerando il taglio dei parlamentari e la riforma del sistema elettorale, in ben pochi riuscirebbero a riconquistare un seggio al Senato o alla Camera. In altre parole, pensano di tornare a Canossa, dando vita ad anelli di congiunzione intermedi tra il centro, i 5stelle e il Pd. Col consenso di Conte, il quale da regista dell’operazione, si sarebbe candidato, grazie alla sicura stampella dem, a diventare il nuovo Prodi del futuro (il progetto si chiama “Ulivo2.0”).

Gli altri responsabili sono i “guastatori”. Cioè, coloro che interverrebbero per colmare i numeri dei renziani che scappano, per assicurare a Renzi la capacità di interdizione e di destabilizzare, ricattare, l’esecutivo. E pure questi ultimi salverebbero capra e cavoli: ideologia e poltrona. La campagna acquisti-bis sta avvenendo tra azzurri e centristi. Artefice della strategia, il redivivo Verdini, amico di Renzi e suocero di fatto di Salvini.

Una strategia che porterebbe ad un altro governo (asse Salvini-Renzi), di scopo, a termine. Con alcuni obiettivi sicuri: consentire il referendum, ridisegnare i collegi, appianare le nomine di Stato, varare alcuni provvedimenti, e votare, magari il prossimo anno. Così sarebbero tutti contenti: il Capitano, che ha sventolato finora la bandiera al momento frustrata del ricorso immediato alle urne; e l’ex sindaco di Firenze che, confermato nel suo ruolo centrale, potrebbe vedere lievitare nuovamente i suoi numeri.

L’avvicinamento politico e geografico di Renzi verso il centro-destra lo si è notato già da parecchie cose. Vista l’area centrista totalmente occupata dal “progetto Ulivo2.0” (più Calenda, +Europa etc), inevitabilmente ha dovuto spostarsi ancora: è questione di rapporti di forza.
E la prima partita che vedrà l’asse “rosa-verde” (Italia viva e Lega) in azione, sarà proprio la scelta del prossimo candidato sindaco di Roma: un civico (è quello che avrebbe chiesto Renzi), così tanto da moderare il fronte sovranista, e sparigliare pure l’attuale centro-destra, con Fi e Fdi, i quali rivendicano da sempre per la Capitale una specie di primogenitura.
Infatti, cosa ne pensano Berlusconi e la Meloni? E il capo dello Stato Mattarella? Dal Colle non arrivano segnali concilianti in proposito.

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Questo articolo è stato modificato il 19/02/2020 9:12

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