Amatrice. Trancassini (Fdi): “La ricostruzione vale meno del ponte Morandi. Sindaci Pd muti”

Interviste Politica

“La ricostruzione delle zone terremotate vale meno del Ponte Morandi”. E’ l’amara constatazione del parlamentare di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini di fronte ai ritardi nella ricostruzione di Amatrice e delle zone dell’Italia centrale devastate dal sisma dell’agosto 2016. Trancassini, che è stato a lungo sindaco del Comune di Leonessa, consigliere provinciale di Rieti e oggi deputato, evidenzia le tante promesse mancate di Conte e company che si sono resi protagonisti di memorabili passerelle e hanno partorito montagne di decreti senza però aver risolto nulla, né accolto  le tante richieste giunte dai territori. Non solo, ad amareggiare di più c’è anche il silenzio di alcuni sindaci Pd o comunque legati politicamente all’area di governo, i quali da tempo hanno smesso di protestare come in passato contro il governo e la Regione Lazio per la mancanza di soldi e interventi. Forse per non andare contro la propria parte politica e non creare altri problemi ad una maggioranza governativa già abbastanza lacerata? O forse sono stati invitati dai propri leader di partito a non disturbare troppo i manovratori? Lo abbiamo chiesto proprio a Trancassini.

Lei prima di diventare parlamentare, è stato per parecchio tempo sindaco di Leonessa. Molto attivo sul territorio, si è distinto in estenuanti e affollate iniziative di protesta dal basso (la famosa lettera dei 70), insieme ai suoi colleghi, contro l’immobilismo delle istituzioni, le promesse mancate, le passerelle mediatiche (Amatrice docet), dando voce alla rabbia e alla disperazione dei territori. Qual è lo stato dell’arte? Ad esempio, niente soldi dalla maggioranza giallorossa nel decreto-sisma.

“Questa storia della ricostruzione direi che è bruttissima, forse quella che più di tante altre può spiegare a che livello di spregiudicatezza si possa arrivare. Perché soltanto chi è spregiudicato può permettersi certe passerelle senza poi mantenere nessuna promessa, può convocare dieci volte i sindaci in audizione per farsi dire da loro di cosa hanno bisogno i propri territori senza mai ascoltarli. Oppure soltanto chi è spregiudicato può sfornare decreti a raffica dai nomi roboanti senza riempirli mai di contenuti effettivi. Pensi che quando è stato approvato il Decreto sul ponte di Genova dove ci sono norme che riguardano il commissariamento per la ricostruzione del ponte, per il terremoto e per Ischia, abbiamo scoperto la presenza di tre tipologie di norme differenti. Ho presentato un emendamento per fare in modo che il commissario per la ricostruzione del terremoto potesse avere gli stessi poteri di quello del ponte di Genova ma senza successo. E’ un dato di fatto che la ricostruzione del Centro Italia vale meno del ponte Morandi. Non si capisce per quale motivo, e con quale logica, al commissario di Genova si siano dati pieni poteri perché occorreva fare presto e a quello del terremoto no. Altro paradosso clamoroso riguarda le norme finalizzate a ridurre la burocrazia. Invece di togliere la conformità urbanistica e fare in modo che chi ricostruisce non debba dimostrare di possederla sul proprio manufatto, con tutte le lungaggini che ne conseguono e i costi che sono gli stessi di un rogito notarile, si rende tutto più difficile e complicato. Sempre per favorire una semplificazione dei processi di ricostruzione abbiamo anche proposto la proroga del personale impiegato nello svolgimento delle pratiche, che hanno acquisito una professionalità e una conoscenza del territorio e di incrementare gli uffici centrali della ricostruzione. Che senso ha promettere ai sindaci che questo si farà e poi non farne cenno in nessuno dei nove provvedimenti emanati in questi anni? Dal decreto Gentiloni alla prima finanziaria, dal mille proroghe allo sblocca cantieri, dal ponte di Genova alla seconda finanziaria, per poi procedere con un altro mille proroghe, il Decreto sisma e quello Rilancio”.

Zingaretti è venuto ad Amatrice, enfatizzando una ricostruzione ancora al palo o lentissima (gli appartamenti assegnati, solo 5, in 4 anni, e in futuro il resto; i cantieri tutti all’inizio, le macerie ancora da raccogliere etc), non le sembra che ci sia una sorta di alleanza tra i soldi che non ci sono, l’immobilismo del governo e l’immobilismo dei sindaci? Incompetenza o assuefazione o adeguamento, allineamento verso il governo giallorosso?

“E’ un dato di fatto di come Zingaretti fosse molto più duro nei giudizi con Conte ai tempi del governo gialloverde di adesso, come è un altro dato di fatto di come il Movimento 5 Stelle fosse molto più critico con Zingaretti ieri di quanto lo sia oggi. E di come certi sindaci Pd siano molto meno polemici con l’attuale governo di come lo sono stati in passato. Stiamo assistendo al tradizionale teatrino della politica. In questo modo però abbiamo fatto sì che il terremoto non sia più in agenda. Un’agenda che oggi viene fatta dai media, dai social network, dai moderni strumenti di comunicazione di massa che impattano di più sull’opinione pubblica. E il terremoto non è un argomento che dà risalto purtroppo. I politici che subiscono l’influenza dei social non hanno interesse a cavalcare certi temi non considerati ad elevata visibilità. Io sono stato l’unico sindaco che, nel corso di un incontro a Norcia, ha attaccato duramente il premier Conte venuto a fare una passerella in apertura della campagna elettorale delle europee, nel corso della quale assicurò che con il Decreto terremoto si sarebbe messo tutto a posto. Decreto che in realtà era già uscito e non metteva a posto proprio nulla. Di fronte ai sindaci inferociti Conte disse che tutto si sarebbe risolto con la presentazione degli emendamenti. A quel punto mi alzai e dissi al premier che ci stava prendendo in giro perché il testo era blindato, quindi impossibile da modificare, e che era comunque assurdo che un governo per dare soluzioni ai problemi dovesse ricorrere agli emendamenti. Ne nacque una lite furibonda fra lui e me, ma le cose andarono esattamente come avevo detto io. Non fu risolto nulla e oggi ci sentiamo ripetere che tutto quello che serve per la ricostruzione sarà inserito nel prossimo decreto, poi nel prossimo e in quello dopo ancora. Con il paradosso che nel frattempo si continuano a spendere miliardi per l’assistenza delle persone che stanno ancora negli alberghi. Alla fine si rischierà di spendere  di più in assistenza che in opere”.

Il commissario Legnini sta iniziando a convocare, ascoltare ora i comitati dei terremotati, iniziative per lo più targate 5 Stelle. Ma questi comitati, al punto in cui siamo, sono ancora uno strumento utile alle popolazioni del cratere, o strumenti di propaganda nelle mani del governo?

“Non è giusto generalizzare. E’ sicuramente vero che tutti quelli che fino a ieri urlavano guidati dal fervore 5 Stelle oggi non parlano più. Si sono ammutoliti in Parlamento, nelle istituzioni e perfino sui territori. Addirittura le stesse persone che fino a ieri urlavano chiedendo determinate cose, sono le prime a non votare i provvedimenti proposti dal sottoscritto per ottenere quelle stesse cose che si sono chieste fino a due giorni fa. Direi che i 5 Stelle e i movimenti ad esso collegati questa partita hanno addirittura smesso di giocarla. I territori hanno bisogno di essere rappresentati da persone capaci di andare oltre l’appartenenza politica, e questo in verità riguarda anche alcuni sindaci improvvisamente diventati muti davanti all’immobilismo del governo. Se ci si appiattisce sulle posizioni della propria parte politica non si stanno facendo più gli interessi dei territori in cui si è stati eletti, ma quelli di altri. E’ vero che da quando c’è questo governo non si vedono più le proteste con i calcinacci tirati in piazza Montecitorio, ma non è giusto generalizzare. Ci sono comitati anche piccoli che purtroppo non godono di alcuna visibilità mediatica che hanno continuato a battersi nei rispettivi territori mossi unicamente dall’amore per la propria terra. Questo posso confermarlo con certezza. Ad Amatrice ci sono comitati che rappresentano le singole frazioni e che hanno ottenuto ascolto e attenzione. Temo sia subentrata però anche una forte rassegnazione. Che fiducia può avere un imprenditore che ha sempre lavorato e ha fatto lavorare tante persone arricchendo il tessuto occupazionale e produttivo del proprio territorio, in uno Stato che non gli dà alcun aiuto concreto mentre regala redditi di assistenza e di cittadinanza a pioggia a chi nella vita non ha mai fatto nulla? Questa non è soltanto la situazione delle zone terremotate, questa è la situazione dell’Italia. La politica del ‘metadone di Stato’ non serve a niente, serve incoraggiare le imprese ad investire sul territorio, ad assumere con segnali di vivacità che purtroppo non ci sono. Noi continueremo a batterci per far capire al governo Conte l’importanza della centralità della ricostruzione. E’ questo il messaggio che vogliamo lanciare soprattutto ai giovani. Non mollate, perché la politica prima o poi capirà che la ricostruzione dell’Italia passa soprattutto dalla ricostruzione di questi luoghi. Perché oggi la vera identità si può riscoprire soltanto nelle piccole realtà unite dagli stessi dialetti, dalle stesse usanze, dalle stesse tradizioni. Oggi a Roma è difficile trovare l’antica ‘romanità’ tanto decantata dai poeti e dagli artisti del passato, perché la grande città tende a soffocare le identità, che invece resistono e sopravvivono proprio nei nostri piccoli centri. E noi crediamo che la difesa dell’identità dei territori sia una sfida da combattere sotto ogni punto di vista, come fattore culturale, turistico, economico e sociale. Non molliamo, teniamo duro, lottiamo uniti, perché insieme ce la possiamo fare”.

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