Taglio parlamentari. Quando politica e antipolitica dicono sì è dittatura

Politica

Le meschinità e i paradossi del Palazzo sono tanti e il prossimo referendum sul taglio dei parlamentari è forse la definitiva dimostrazione della vacuità, della falsità e ambiguità sia della politica, sia dell’antipolitica. Una fraudolenta e finta contrapposizione che merita di essere smascherata.

Innanzitutto un concetto generale: i partiti non sono più da tempo agenzie di senso, soggetti valoriali, con un’idea nobile di città, di società, di res publica, ma solo enti commerciali che occupano un brand e si preoccupano unicamente di gratificare il loro target di riferimento, per ottenere e mantenere il consenso (ossia, la poltrona). La speranza che resta a chi crede ancora nella politica con la “p” maiuscola, non è quindi, la coerenza rispetto a idee e programmi, ma almeno, che facciano qualcosa per non deludere il target.
Questa premessa serve per capire le posizioni partitiche in vista del referendum del 20-21 settembre.

Perché hanno detto sì al taglio dei parlamentari quasi tutti i partiti? Non per filosofia o ideologia, ma per precise ragioni di opportunismo politico. Secondo l’aria che tirava allora (l’antipolitica), e successivamente, per non rompere gli equilibri di potere e di governo (la cattiva politica). Prima l’asse Lega-5Stelle, poi l’asse Pd-5Stelle.
Ma credete veramente che alle caste politiche interessi la moralizzazione della vita pubblica, la soppressione dei privilegi, la riduzione degli stipendi? Se hanno dedicato una vita ad appartenere a questo mondo, a questo ceto e a questa professione? Altro che servizio, dedizione disinteressata verso il Paese.

Esempio emblematico, la posizione dei grillini: hanno tradito tutte le loro battaglie identitarie (no vax, no tav etc), si sono rimangiati il no al doppio mandato e ora, oltre a stare ben aggrappati al governo, pensano (grazie al disco verde della piattaforma Rousseau) ad alleanze elettorali stabili con i partiti della vecchia politica, tipo il Pd (quello di Bibbiano e delle caste), e danno lezioni di ortodossia agli altri?

La Lega e Fdi hanno detto sì al taglio dei parlamentari? E’ facile rispondere: non per la buona politica, ma molto più meschinamente, per ragioni di bottega: sono partiti-persona, personali, clan di famigli; hanno tutto l’interesse a un parlamento nelle mani di pochi “dirigenti” controllabili e “affidabili”, con tutti gli altri, deputati e senatori, utili servitori dei capi gruppo, pronti a prendere ordini e spingere pulsanti a comando. Secondo le decisioni delle segreterie. Decisioni prese, a loro volta, a seconda degli umori e delle necessità momentanee dei Capi.

Ecco, questo è il grande motivo “ideale” del sì al taglio dei parlamentari. Secondo l’aria che tirava. Ma forse da qualche settimana, l’aria sta cambiando. Sta cambiando di fronte a un governo che pensa a blindarsi, a eternarsi, strumentalizzando le paure dei cittadini per il Coronavirus; di fronte a un potere sanitario che mira dittatorialmente al vaccino. Disputando una guerra con altri poteri sanitari e usando, ad esempio, argomenti “No-Vax” contro il vaccino di Putin. Ridicolo, pericoloso e inquietante. Una partita “congiunta” politica-sanità, con lo scopo di irreggimentare gli italiani, a suon di Dpcm, e affari d’oro per le mafie istituzionali.

E allora, proprio in questo particolare momento storico, il tema non è il risparmio ma, al contrario, allargare gli spazi di libertà, tutelare le libertà parlamentari, i poteri sovrani della Costituzione. L’esatto contrario del sì al taglio dei parlamentari. Il problema non sono i soldi o gli sprechi, ma la libertà di espressione, la libertà politica e la reale rappresentanza della società, dei territori che il taglio penalizzerebbe.
Meditate gente, meditate.

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