Sanità in crisi. Affondo di medici e dirigenti ospedalieri di Anaao Assomed: subito riforma di contratti, salari e carriere. Il governo ha già dimenticato “Angeli ed eroi”

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“Il futuro della sanità può nascere solo da un impegno collettivo, da un confronto e un dialogo con le istituzioni per condividere un progetto comune. Noi siamo pronti”. Si dichiarano disponibili al dialogo, ad essere coinvolti e quindi restare in prima linea a difesa delle emergenze sanitarie del Paese. Ma prima sottolineano i vertici dell’Anaao Assomed, ossia l’associazione dei medici ospedalieri e dei dirigenti medici, bisogna mettere in evidenza che in molti frettolosamente hanno già archiviato la stagione degli “Angeli e degli eroi”. Esternazioni e proposte, per l’esattezza 7, per dare una svolta alla sanità italiana in tempi di timori di un crescendo di contagi e ricoveri. Ma anche per ridare slancio e prospettiva alla professione dei medici ospedalieri e del personale sanitario che si sono fatti carico in questi anni delle maggiori avversità sia economiche, contrattuali che di lavoro e carriera.

“La sanità del post-Covid, sospesa tra il Recovery fund, da spendere, e la margherita del Mes, da sfogliare ha archiviato”, riferisce con un filo di disappunto l’Anaao Assomed, “gli angeli e gli eroi, quei ‘medici che nell’emergenza hanno fatto un lavoro straordinario’, per dirla con Mario Draghi. Il personale, medico soprattutto, del Sistema sanitario nazionale, ‘il nostro bene più grande’ secondo il Ministro Speranza, è scomparso dal radar della politica del cambiamento, insieme con il burnout che lo spinge alla fuga dall’ospedale, verso l’estero i giovani e verso il privato i meno giovani. Frustrato ed insoddisfatto, numericamente carente, mal pagato, demotivato, stressato ed oberato di attività cartacea, continua a vivere in pessime condizioni di lavoro, cui l’emergenza pandemica ha dato il colpo di grazia amplificandone oltre ogni misura il disagio”. Fatta la premessa c’è l’affondo verso quanti si erano lanciati in promesse che poi sono sfumate.

“Ma il Governo sembra ignorarne ruolo e malessere, anche nel cantiere di proposte con le quali prova ad andare al di là della lista della spesa”, sottolinea l’associazione dei medici ospedalieri e dei dirigenti medici, “Lo scatto che oggi serve alla sanità è, invece, la valorizzazione del suo capitale umano attraverso una profonda innovazione dell’organizzazione e della governance del sistema”. Quindi ecco la proposta sintetizzata in 7 punti chiave: 1) Migliorare le condizioni del lavoro ospedaliero e ricostruire un sistema che privilegi, anche per la carriera, i valori professionali rispetto a quelli organizzativi e aziendali; 2) aumentare le retribuzioni, detassando gli incrementi contrattuali e il salario accessorio, compensando il rischio contagio, incrementando il valore del rapporto esclusivo; 3) attribuire un nuovo stato giuridico alla dirigenza sanitaria, nel segno della dirigenza “speciale”, e riconoscere il loro ruolo peculiare attraverso forme di partecipazione ai modelli organizzativi ed operativi; 4) introdurre il contratto di formazione/lavoro per gli specializzandi e riformare la formazione post laurea, divenuta vera emergenza nazionale, terreno di coltura per il neocolonialismo delle Scuole di medicina nei confronti del mondo ospedaliero; 5) attuare politiche di assunzioni che recuperino i tagli del passato, come ci chiede la UE, escludano il precariato, eterno e non contrattualizzato, e riducano la eterogeneità nei rapporti di lavoro ospedaliero; 6) completare la legge sulla responsabilità professionale con il passaggio ad un sistema “no fault” sul modello europeo; 7) assumere il contratto di lavoro come strumento di innovazione del sistema e di governo partecipato.

“Una politica senza visione, e senza attenzione per i professionisti sanitari, che confidi solo nei bassi salari e negli strumenti della cultura aziendalistica, è destinata ad affossare il (fu) sistema sanitario (nazionale) migliore del mondo”, prosegue la nota di Anaoo Assomed, “Servono idee e un radicale cambiamento di paradigma sul ruolo e sullo status dei Medici e dei dirigenti sanitari, che sono strategici nello sviluppo di un sistema complesso come quello sanitario. Dove il capitale umano conta quanto e più di quello economico. Lavorare in ospedale non deve essere una sofferenza perché il disagio crescente dei professionisti, sommandosi alla crisi di fiducia dei cittadini a fronte della montagna di prestazioni negate, mina la sostenibilità del sistema sanitario, quali che siano le risorse investite”. Infine un accorato appello affinché il ruolo dei medici ospedalieri turbi ad essere centrale. “È tempo di comprendere”, conclude l’Anaao Assomed, “che il lavoro dei medici ospedalieri e dei dirigenti sanitari reclama, oggi e non domani, un diverso valore, anche salariale, diverse collocazioni giuridiche e diversi modelli organizzativi, che riportino i medici, e non chi governa il sistema, a decidere sulle necessità del malato”.

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