Il Grande Reset, parla Ilaria Bifarini: “Il Recovery è la cartina di tornasole del piano”

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Ha scalato le classifiche di Amazon, risultando fra i libri più venduti, ha superato nelle vendite persino quelli di Bill Gates e di Barack Obama super propagandati sui media. Stiamo parlando de “Il Grande Reset”, l’ultimo libro di Ilaria Bifarini, economista controcorrente, scrittrice, influencer sul web, “bocconiana redenta” come si presenta sul suo blog personale. Una lettura anticonformista della pandemia, una denuncia forte e chiara di come  attraverso il Covid si stia cercando di costruire un nuovo modello di società, un nuovo mondo, costringendo le persone ad accettare nuovi stili di vita, parametri, abitudini e soprattutto la rinuncia alla propria libertà in cambio della salute. In pratica la costruzione di un nuovo modello di umanità perfettamente omologata ai progetti e agli interessi delle lobby del globalismo planetario. Noi de Lo Speciale l’abbiamo raggiunta e intervistata.

IL GRANDE RESET” STA REGISTRANDO UN ENORME SUCCESSO DI PUBBLICO, UN VERO E PROPRIO SUCCESSO EDITORIALE. UN’IDEA GIUSTA AL MOMENTO GIUSTO. DA CHE NASCE L’ESIGENZA DI SCRIVERE UN LIBRO SU TALE ARGOMENTO? L’HA PARTORITO DURANTE L’EPIDEMIA O CI STAVA LAVORANDO DA PRIMA?

“Questo libro ha avuto per me una funzione catartica. Ho seguito con attenzione lo sviluppo e la comunicazione relativa all’epidemia dall’inizio, quando sembrava per lo più un fatto di cronaca internazionale o al massimo il riproporsi di una nuova Sars o febbre suina, una bolla mediatica destinata a sgonfiarsi dopo l’iniziale terrore internazionale. Quando a febbraio 2020 gli eventi sono precipitati, in Italia in primis, e per la prima volta nella storia della nostra civiltà abbiamo assistito alla sospensione dei diritti fondamentali, non riuscivo a capacitarmi di quanto stesse avvenendo e di come una popolazione impaurita e suggestionata fosse pronta a rinunciare a tutto. Stavo scrivendo un saggio sulle teorie economiche contemporanee per un nuovo modello di sviluppo e, disorientata dagli eventi, ho interrotto il mio lavoro. Dopo l’iniziale sconcerto, sono riuscita a mettere insieme i tasselli e a ricostruire il puzzle: la dichiarata pandemia rappresentava davvero, per i fautori del nuovo paradigma socio-economico, un’occasione preziosa e irripetibile. Nei piani del nuovo corso, il Grande Reset come è stato battezzato a Davos, occorre procedere alla distruzione di tutto quanto ha rappresentato finora la “normalità”, dal punto di vista economico, sociale e persino antropologico. Si tratta appunto di resettare l’intero sistema, ritenuto malato e non più sostenibile, con effetti inauditi e incontrollati, soprattutto dal punto di vista psicosociale. Una volta comprese le connessioni tra il modello di sviluppo auspicato e quanto stava avvenendo, la scrittura è stata un fiume in piena, con la fermezza e la determinazione a non essere travolta da fattori emozionali, ma sostenendo ogni ricostruzione attraverso una rigorosa documentazione. Il libro è dichiaratamente a prova di debunker”.

IN QUESTI GIORNI IL PREMIER DRAGHI HA LICENZIATO IL RECOVERY PLAN, LA SCADENZA CON BRUXELLES ERA IL 30 APRILE. ANCHE ALLA LUCE DEI PERIMETRI OBBLIGATORI COME CONDIZIONE PER AVERE I SOLDI (intelligenza artificiale, green economy, digitalizzazione totale), DELLE TECNICALITA’ (le riforme da legare ai finanziamenti, e cioè, quella del fisco, della pubblica amministrazione, della giustizia, le liberalizzazioni), E LA GERARCHIA DEI CAPITOLI (prima la transizione verde, la digitalizzazione e all’ultimo posto la salute-sanità), CONFERMA LA SUA TESI E CIOE’, CHE LA PANDEMIA E’ STATA ED E’, l’OCCASIONE PER COSTRUIRE A TAVOLINO LA SOCIETA’ DEL FUTURO, UGUALE AL MODELLO IDEOLOGICO DELLA UE (LA NUOVA FACCIA DELLA GLOBALIZZAZIONE)?

“Il Recovery Fund rappresenta la cartina di tornasole del piano del Grande Reset.
Si tratta di attuare la tanto agognata Quarta Rivoluzione Industriale, che ruota intorno a intelligenza artificiale, rete 5g e green economy. Come previsto dai documenti pubblicati dal Forum di Davos, che contengono studi molto accurati di centri di ricerca internazionali e grandi società di consulenza, per implementare i nuovi mercati occorre spazzar via quelli preesistenti, considerati obsoleti e ostativi. È quanto sta avvenendo con le chiusure continue e reiterate, che stanno portando alla scomparsa di centinaia di migliaia di piccole imprese, alla distruzione dell’economia reale per far posto a quella digitalizzata. È inevitabile che questo richieda anche l’affermazione di nuove forme di socialità, sempre più orientate all’interazione virtuale, come sta avvenendo ormai da oltre un anno, con il risultato che anche gli anziani e le persone più restie alle tecnologie digitali si sono avvicinati a esse. Questo processo non è casuale né estemporaneo, ma ogni nuova abitudine e comportamento interiorizzato dal cittadino è monitorato e relazionato da studi specifici da parte di chi si occupa della governance mondiale. Anche il rapporto con le prestazioni sanitarie da parte dei cittadini è destinato a cambiare irrevocabilmente, con l’affermazione della telemedicina, ormai sdoganata, che ha riscontrato un inaspettato consenso tra la popolazione. Non è un caso che all’interno del Recovery Fund – che ricordiamo non sono soldi a fondo perduto – solo una quota marginale e irrisoria viene destinata alla sanità pubblica. Ruolo chiave sarà giocato dalla green economy e dalla finanza speculativa a essa collegata, caposaldo dell’ideologia alla base del Grande Reset, animata da un certo fanatismo incentrato unicamente sul cambiamento climatico imputato all’azione umana, senza tener conto di quanto effettivamente il nuovo iperconsumismo medicalizzato sia inquinante, a partire dai miliardi di mascherine non riciclabili utilizzate ogni giorno e che stanno già invadendo i nostri mari. A differenza delle rivoluzioni precedenti, quella attuale non prevede un effetto compensativo dell’inevitabile e conseguente esplosione della disoccupazione, poiché i nuovi settori economici sono a bassa intensità di capitale umano. Superata la fase di sussidi e blocchi ai licenziamenti, ci troveremo ad affrontare il problema di una massa di disoccupati senza futuro. A differenza di una guerra, non ci sarà una ricostruzione, né un ritorno alla normalità che lo consenta”.

PROVIAMO A ROVESCIARE LA PAROLA-CHIAVE DEL RECOVERY, “PIANO PER LA RIPRESA E RESILIENZA”, IN “RESISTENZA E RESILIENZA DEI CITTADINI”. VISTO CHE CI SONO I TERMINI PER IPOTIZZARE E TEMERE UNO STATO-ETICO SANITARIO, UN SISTEMA CHE UNISCE GOVERNO MONDIALE DELL’ECONOMIA, TECNOCRAZIA, INFORMATICA E SANITA’. IL TUTTO VERNICIATO DA UNA NARRAZIONE UMANITARIA ED ECOLOGISTA, COSA SI PUO’ FARE PER CONTESTARE, COMBATTERE, SCEGLIERE UN’ALTRA VIA? QUALE IL CONTRIBUTO DI SCRITTORI, STUDIOSI, INTELLETTUALI LIBERI PENSATORI COME LEI?

“Come tutte le parole abusate dal mainstream, resilienza è un termine che evito di utilizzare, in quanto mistificato e ingannevole. La reazione deve essere quella di un risveglio da parte di una popolazione suggestionata, stressata e ipnotizzata dalla paura. Occorre innanzitutto ritrovare la lucidità, disintossicandoci da un’overdose di narrazione terroristica dei media che ha colonizzato il nostro immaginario, facendoci perdere la misura e il contatto con il reale. Dopo oltre un anno, sappiamo che si tratta di un virus curabile con cui possiamo e dobbiamo convivere, dunque la segregazione e l’isolamento non sono strade percorribili né risolutive. Una volta liberata la mente dal virus della paura e raggiunta la consapevolezza di come la strumentalizzazione della pandemia stia portando a una perdita senza precedenti delle nostre libertà inalienabili, alla distruzione dell’economia reale e allo sfaldamento del tessuto sociale, dobbiamo agire di conseguenza, attraverso un comportamento coerente e conseguente, fatto di resistenza e disobbedienza civile. Sta ai pochi intellettuali liberi, che non subiscono il ricatto dei padroni né la seduzione della vanagloria mediatica, divulgare la verità e dare il proprio esempio”.

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