Dittatura del politicamente corretto. Io sto con Amedeo e Pio

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Cronaca di uno scandalo annunciato. Già il tentativo dei giornali di edulcorare le frasi dette durante e dopo la trasmissione “Felicissima sera” (su Canale 5), da Amedeo e Pio, dimostra ampiamente (ma ne ero certo), che i due comici avevano e hanno ragione da vendere: siamo totalmente dentro la dittatura del pensiero unico, del politicamente e culturalmente corretto. Che poi è la narrazione liberal e radical imperante.

Che pena e tristezza, infatti, leggere trascrizioni neutre, asettiche, disinfettate, tipo “ne*ro” e “ri***ione” (non per esteso). Come se, chi ha scritto, avesse paura di amplificare messaggi pericolosi per l’umanità. Anzi, fosse un crimine contro l’umanità il solo fatto di mettere quelle parole per esteso.

Un meccanismo facilmente spiegabile. E’ l’effetto di una autoregolamentazione moralista o peggio, di una militanza ideologica, di una adesione al “Grande Fratello progressista”, praticata ormai da decenni, che sta producendo persone senza anima, senza personalità, carattere, ma soprattutto senza autonomia mentale.
E non meravigliamoci se questo conformismo puritano, manicheo, molto ipocrita (aggravato dai social), produca due effetti: da una parte, una neo-lingua istituzionale, espressione della casta dominante (politica, intellettuale, accademica), che vuole imporre a tutti il suo modo di pensare, di parlare, scrivere, comunicare, disegnare una società di perfetti e giusti. Naturalmente progressisti, cittadini del mondo, cosmopoliti, democratici. E dall’altra, la reazione (funzionale alla prima), scomposta, becera, rozza, volgare, di gran parte del popolino, che reagendo all’ipocrisia, alla costrizione ufficiale, confonde il diritto all’autenticità del lessico personale con la libertà, la mancanza di rispetto per il prossimo e la maleducazione.

Buonismo vs cattivismo? E’ una vecchia storia. Hanno ragione i due comici e io sto apertamente con loro. Dietro le parole, anche le più educate, apparentemente innocue, si nasconde un’ideologia ben precisa. E dietro le parole c’è un’intenzione. Questa va soppesata, valutata, semmai giudicata. “Negro”, “ebreo”, “recchione” (speculare a fascista, medioevale, razzista, omofobo), sono tutti luoghi comuni: dipende come vengono usati. Cosa si vuole trasmettere, se gioco, goliardia, offesa, violenza, critica, censura, ghetto.

E in qualsiasi caso, l’autoironia è la prima arma che abbiamo a disposizione per smontare schemi, pregiudizi e mentalità sbagliate. Ma è una ricchezza che i sacerdoti, cultori, fan e ascari del politicamente corretto, siccome indossano maschere (o al momento, col Covid, mascherine) ideologiche, non sanno e non possono accettare o condividere.
Siccome l’albero si vede dai frutti, non meravigliamoci se oggi non si può più fischiare una ragazza, se i giovani non si addestrano più nell’arte del corteggiamento: tutto ovviamente per non turbare la dignità del gentil sesso e la sua suscettibilità. Non lamentiamoci se si fermano le partite solo per una battuta della curva. Basterebbe sommergere i cretini con una risata. E poi, guai a farli sembrare così potenti, al punto da sospendere una competizione sportiva.

Stamane sono passato davanti al romano ponte Duca d’Aosta. Scritte, dedicate alla sua vita e azione militare (meritando la medaglia d’oro), piene di ardore ed enfasi nazionalista, simboli di un’altra epoca che comunque ci appartiene: “Meravigliosa figura di soldato che con spirito indomito seppe resistere al fuoco nemico etc”. Ecco, immaginiamoci la medesima scritta rivista alla luce del politicamente corretto: “Discussa figura di uomo che indossò la divisa perché costretto dal regime. Con spirito inclusivo seppe accogliere e trasformare gli avversari in amici”.
Se vogliamo vivere in un paese normale, possiamo ancora percepirci e parlare da normali? Senza linguaggio omologante che crea di fatto categorie di intoccabili, e quindi, di anormali (un pregiudizio rovesciato)? Si potrà ancora dire che i gay non sono superiori, più sensibili degli eterosessuali, solo perché sono gay, ma perché sono uomini punto? Si potrà dire che il nero con precedenti penali, che sfugge alla Polizia che poi, lo ha ucciso, non è un nero che è stato ucciso dalla Polizia, ma un criminale che scappava punto?

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