Tso a Fano, Meluzzi: “Offro consulenza medico legale alla famiglia del ragazzo”

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Ondata di proteste dopo il ricovero in psichiatria imposto al ragazzo diciottenne di Fano che non voleva indossare la mascherina in classe e si è incatenato per protesta al banco per riaffermare il suo diritto a non metterla. Si può discutere sul comportamento dello studente, ma è accettabile che lo si carichi su un’ambulanza e lo si porti in un reparto psichiatrico? Il senatore Armando Siri si è recato in visita all’ospedale di Pesaro dove lo studente ha subito un Tso (trattamento sanitario obbligatorio). “Ho parlato anche con i medici – ha detto Siri– e ho interessato l’assessore regionale Saltamartini. I sanitari mi hanno detto che non prende psicofarmaci e aggiungo che potrebbero anche valutare presto un suo ritorno a casa. Umanamente? Mi ha dato l’impressione di un ragazzo fragile e che ha bisogno di essere protetto. Comunque sto raccogliendo tutti gli atti di questa storia per cui presenterò un’interrogazione, perché qui bosogna chiarire bene la brutta storia di questo 18enne, ed uno di quelli che deve spiegare è il sindaco di Fano che ha firmato il Tso”. Sulla vicenda abbiamo anche ascoltato il parere dello psichiatra Alessandro Meluzzi

Un ragazzo di 18 anni si incatena in classe per protestare contro l’obbligo della mascherina e viene sottoposto a Tso. E’ normale un trattamento del genere?

“Si tratta a mio giudizio di un gravissimo abuso che penso presenti anche dei rilievi penali. Siamo nell’ambito dell’uso politico, sociologico, ideologico e comportamentale del Tso che il nostro ordinamento prevede per casi molto più gravi, ovvero situazioni che potrebbero mettere a rischio la vita del paziente o quella degli altri. Ora mi pare evidente che nel caso specifico nessuna di queste fattispecie si configuri concretamente. Mi auguro che qualcuno ne risponda, ad iniziare dai miei colleghi che hanno avvallato un simile provvedimento. Dipendesse da me li radierei dall’ordine dei medici immediatamente. Poi mi stupisco del sindaco di Fano che appena una settimana fa faceva il difensore di Fedez denunciando il tentativo di censura ai suoi danni, e poi ha disposto il ricovero coatto di questo ragazzo. E infine mi chiedo come possa un giudice dare il proprio assenso ad una cosa del genere”.

Lei è uno psichiatra, sa dirci cosa comporta per un ragazzo di 18 anni essere sottoposto ad un Ts0? Quali conseguenze si possono avere?

“Per un ragazzo ai limiti della minore età si tratta di un danno gravissimo, forse anche irreparabile. Ci sono a mio giudizio gli estremi per ricorrere sia all’azione penale che a quella civile con annessa richiesta di risarcimento dei danni subiti. Sin da ora mi rendo disponibile a sostenere la famiglia di questo ragazzo, se lo vorrà, offrendo la mia consulenza di medico legale e di consulente psichiatrico”.

Vede anche lei un tentativo di stroncare sul nascere possibili nuove proteste? Il tipico “colpirne uno per educarne cento”?

“Credo che il Ministero dell’Istruzione debba avviare immediatamente un’ispezione in quella scuola e si debba muovere anche la magistratura. Come ho detto ci troviamo di fronte ad un abuso in campo educativo, sanitario, giudiziario. Se questo è il preludio di un modo di operare destinato a diffondersi, allora dobbiamo rassegnarci a vivere nel peggiore dei regimi possibili. Ci troveremmo con tutti e due i piedi dentro una sorta di Repubblica Popolare Cinese o di regime modello Hong Kong”.

I giovani sono “ribelli per natura”, quante proteste si sono fatte a scuola, quante autogestioni e via dicendo per i motivi più disparati. Perché non dovrebbe essere consentito ribellarsi anche contro l’obbligo della mascherina?

“Guardi, la cosa più terrificante in questa storia è stata l’assenza totale di reazione che si è registrata. Ma si immagina cosa sarebbe accaduto se un fatto del genere si fosse verificato ai tempi delle grandi proteste studentesche degli anni 70 e 80? Ci sarebbe stata una ribellione collettiva, un’indignazione nazionale e non solo. Invece siamo arrivati al punto che questo imbarbarimento politico-sanitario degenerato con l’affermazione di quello che io definisco un regime medico-politico- poliziesco, ci ha condotti a considerare accettabile o addirittura giusta anche una simile mostruosità. Siamo alla follia collettiva. Ci consola tuttavia vedere episodi come quello della torteria di Chivasso bollato vergognosamente dai media come raduno negazionista, e che invece ci fa capire che fortunatamente c’è un pezzo di Italia che non è disposta a farsi schiacciare la testa”.

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