Vaccini. I mille bugiardi del bugiardino Astrazeneca

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Quello che non è più tollerabile è sentire parole da parte del nostro Comitato tecnico scientifico (Cts), o dei tanti “soloni tv in camice bianco”, tipo “i rischi sono milioni di volte inferiori ai benefici”, oppure “non ci sono prove evidenti per la correlazione tra le morti e l’inoculazione del vaccino”; oppure “i casi di trombosi sono limitatissimi e rarissimi”.

Qui si gioca sulla pelle delle persone. E non basterà in futuro dire che, dopo l’enfasi religiosa del buon esito della campagna vaccinale, i possibili danni saranno dovuti alle varianti (comunicazione già pronta). La gente finirà per non credere più a nessuno.
Sta di fatto che mettendo insieme i pezzi della cronaca, traducendo gli interstizi delle dichiarazioni ufficiali e istituzionali, lo scenario che si sta profilando è a dir poco preoccupante. C’è bisogno di chiarezza, di corretta informazione, di sicurezza scientifica e di rassicurazioni pubbliche. Domanda: ma la scienza, gli esperti, Big Pharma, i politici, i governanti, tutti i diretti interessati, da Roma a Bruxelles, sono in grado di fornirle?
Oggetto della discordia, nell’occhio del ciclone, ancora una volta, AstraZeneca, alias Vaxzevria e il suo eterno bugiardino ormai totalmente elastico e interpretabile a 360 gradi.

Ogni tanto spuntano morti (giovani) che non possono essere più coperte o marginalizzate, come meri incidenti di percorso rispetto alla popolazione mondiale di vaccinati che invece, sta bene.
C’è un motivo riteniamo, infatti, per cui alcune regioni italiane hanno cancellato gli Open Day col suddetto vaccino (solo prudenza? Geopolitica?). Cioè, le manifestazioni gioiose di mobilitazione civile, mirate a sensibilizzare in primis, i giovani, solo per colmare quel vulnus, dovuto alle precedenti notizie relative ai 40 casi continentali di trombosi, che hanno colpito parecchie ragazze.
E i giovani sono accorsi in massa, attirati (battuta) il 2 giugno dal dono della Costituzione (dovrebbero leggerla bene per vedere i valori costituzionali parecchio stravolti dagli imperativi categorici dello Stato etico-sanitario), oppure attirati da affabili dj a suon di musica moderna (tanto non possono nemmeno ballare).

Ora apprendiamo che c’è in atto una guerra tra Regioni: l’Asl di Napoli ha revocato l’Open day, Lazio e Sicilia continuano.
Non è possibile una follia come questa. In attesa di nuovi pronunciamenti dell’Aifa, del ministero della Salute, l’ipotesi è ancora, non somministrare le dosi di AstraZeneca alle persone al di sotto di 50 anni. Come se costoro si possano permettere il rischio di stare male o morire.
Leggendo le varie interviste sui giornali, la confusione aumenta: Mannuccio Mannucci, professore di medicina interna alla Statale di Milano, chiede che venga imposto un limite di età, facendo intuire il pericolo che rischiano i giovani assumendo AstraZeneca: “Le iniziative tipo Open Day sono molto discutibili, i ragazzi puntano ad ottenere il green pass, perché vogliono viaggiare, e non pensano ai rischi”.

Ci rendiamo conto? Si mandano allo sbaraglio i giovani, confidando nella loro naturale superficialità. Ma se loro possono permettersi di essere irresponsabili, i politici, gli operatori del settore, hanno il dovere di non esserlo.
E alle ragazze riteniamo non basti, sapere che è più pericolosa la pillola anticoncezionale del vaccino AstraZeneca, come da continue affermazioni. Anche perché solo in funzione pro-vaccini, hanno scoperto che rischiano pure in quel caso. Prima la comunicazione sulla pillola era edulcorata, esattamente come quella di oggi relativa ai vaccini.

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