Crisi energia, Rinaldi (Lega): “Siamo al collasso, rischiamo grosso”

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L’Italia è alle prese con la crisi energetica che rischia di mettere in ginocchio famiglie e imprese. Il governo sta studiando come intervenire ma al momento sul tavolo ci sono tante ipotesi ma pochissime certezze. Intanto gli occhi sono tutti puntati sull’Unione Europea dopo che la Germania ha aperto alla possibilità di discutere la proposta italiana di un tetto massimo al prezzo del gas invocato già da mesi dal premier dimissionario Mario Draghi. Abbiamo intervistato in proposito l’economista ed europarlamentare della Lega Antonio Maria Rinaldi. 

La crisi energetica è dunque scoppiata come molti avevano previsto. La sensazione è che ancora una volta ci si è fatti trovare impreparati. E’ così?

“L’Italia è impreparata perché negli ultimi venti anni purtroppo ha avuto una visione molto limitata in materia di politica energetica. Si è ritenuto conveniente utilizzare come fonte di approvvigionamento il gas russo anche per ragioni di carattere geopolitico. Un errore in verità che non ha fatto soltanto l’Italia ma anche altri paesi, in primis la Germania che oggi si ritrova dipendente dalla Russia con percentuali superiori alle nostre. Anche l’Unione Europea alla fine ha seguito questa strada, senza pensare a trovare alternative che potessero impedirci di diventare dipendenti dal gas russo. La verità è che non si dovrebbe mai dipendere da un fornitore dominante, sia esso russo o di qualsiasi altra nazionalità. E’ sempre necessario diversificare le fonti di approvvigionamento a livello geografico, ma anche diversificare il tipo di energia. E qui il mio pensiero va al nucleare”

Che però è un tema che divide da sempre la politica italiana

“Oggi ritengo che esistano tutte le condizioni per ridiscutere il diniego del 1987 adottato sulla scia emotiva del disastro di Chernobyl. Infatti nel settore dell’energia nucleare sono stati fatti passi da gigante dal punto di vista della sicurezza e in più solo in Francia sono attivi 58 reattori nucleari. In termini di sicurezza è come averli alle nostre porte e in più da questi compriamo energia. Quindi  sarebbe molto più utile e conveniente sviluppare sul nostro territorio reattori di ultima generazione, certamente molto più sicuri di quelli attivi in Europa che sono stati realizzati più di trent’anni fa e lavorano ancora con vecchie tecnologie. Non dimentichiamo poi che noi disponevamo di ingegneri nucleari di primissimo livello che sono stati costretti a trasferirsi all’estero”.

Sembra che la Germania sia favorevole a discutere la proposta di Mario Draghi sull’imposizione di un tetto massimo al prezzo del gas. Ci sono buone possibilità che venga adottata?

“Al di là degli annunci ci dovrebbero spiegare tecnicamente come realizzarlo. In verità l’Unione Europea è stata investita del problema già otto mesi fa e una soluzione ancora non è stata trovata. Il motivo è semplice. Noi siamo i compratori e difficilmente possiamo stabilire il prezzo, ancora meno in un contesto dove il venditore si trova in una posizione di forza. Si potrebbe ovviare al problema in altro modo, ovvero fissando un prezzo per l’utilizzo privato destinato alle famiglie ed un altro per le aziende e differenziando le stesse in base alle necessità energetiche. Lo Stato interverrebbe poi coprendo la differenza rispetto al prezzo di mercato. Un meccanismo che però reggerebbe fino ad un certo punto perché qui si tratta di sborsare decine di miliardi. E’ necessario quindi individuare un meccanismo di sostenibilità, anche perché le aziende hanno bisogno di certezze. Il prezzo dell’energia è una componente essenziale del costo finale di produzione, e quindi ogni azienda per produrre e vendere beni sul mercato deve sapere preventivamente quanto dovrà spendere in termini energetici”

Come si può quindi intervenire concretamente?

“Purtroppo in Europa il prezzo dell’energia è ancorato a quello del gas e tutte le altre forme alternative di produzione energetica, fotovoltaico, eolico, biomasse, seguono il criterio del prezzo marginale pagato esattamente come riferimento del gas, nonostante costino molto meno. Iniziamo quindi con lo scorporare il criterio del prezzo marginale delle fonti rinnovabili, in maniera tale da mediare al ribasso il prezzo del gas. Altro passo da fare è quello di rompere il monopolio della borsa di Amsterdam, il cosiddetto mercatino Ttf che è molto opaco. Paradossalmente, a fronte di pochi contratti dai quantitativi irrisori, la borsa di Amsterdam si prende il lusso di fissare il prezzo di tutto il gas scambiato in Europa. Questo comporta delle speculazioni pazzesche. Basti pensare che non esiste mercato dove non sia in vigore la regola dell’eccesso di rialzo e di ribasso. Se alla borsa di Milano un titolo sconfina del 10% in rialzo o in ribasso viene immediatamente sospeso, mentre ad Amsterdam, nonostante oscillazioni molto peggiori nessuno è mai intervenuto. C’è quindi una vistosa opacità che renderebbe necessario sganciarsi dal meccanismo del Ttf; se come detto si riuscisse anche a scorporare il prezzo delle rinnovabili, il costo scenderebbe di molto”.

Intanto in Italia ci si divide sullo scostamento di bilancio. Il premier Draghi non vuole altro deficit. Come se ne esce?

“Attenzione, perché qui c’è una situazione al limite per la sostenibilità dei conti di famiglie e imprese; se non si agisce immediatamente, si verificherà un’ondata di chiusure di aziende e di cassa integrazione straordinaria a totale carico dello Stato, il cui costo supererà di gran lunga l’ammontare delle risorse che si chiede di mettere in campo adesso per mitigare gli aumenti delle bollette”.

La Lega è favorevole allo scostamento di bilancio ma per esempio non lo è Fratelli d’Italia che per bocca dell’ex ministro Tremonti ha detto che sarebbe dannoso in questo momento. Da economista come risponde?

“E’ ovvio che scostamento di bilancio vuol dire nuovo debito, ma ricordo che negli ultimi due anni a causa del Covid di scostamenti ne sono stati fatti ben sei con importi anche molto elevati. Oggi dal punto di vista economico ci troviamo in una situazione assai peggiore, con la prospettiva di un lungo termine visto che non sappiamo quando questa emergenza finirà. Mi sento di paragonare la situazione che stiamo vivendo ad una economia di guerra e ritengo servano calcoli ben precisi per evitare ulteriori disagi. Per altro con un’inflazione ai livelli attuali il debito pubblico risulta molto più sostenibile. Meglio intervenire subito, anche per non far perdere quote di mercato alle aziende che difficilmente potranno poi tornare in attività con i fatturati precedenti; e questo comporterà di riflesso  ulteriori minori introiti fiscali per lo Stato”.

I sondaggi danno vincente il centrodestra alle politiche del 25 settembre. Cosa farà la Lega una volta al governo per risolvere questa situazione?

“La posizione della Lega è chiarissima ed è quella di intervenire a supporto di famiglie e imprese. Oggi le famiglie si trovano davanti al grande dilemma se pagare le bollette o fare la spesa, mentre le aziende devono scegliere se pagare i costi dell’energia o stipendiare i dipendenti. Questo il quadro. Il governo attuale anche se dimissionario può fare tutti i decreti che vuole, supportato in questo dalla totalità delle forze politiche. Non dimentichiamo che in queste ore lo stesso governo dimissionario che sta tentennando nel prendere provvedimenti sull’energia, sta adottando decisioni per la vendita di Ita, la compagnia aerea italiana. Ora mi chiedo, se il governo pur dimissionario ha il potere di cedere un asset tanto strategico per il nostro Paese, dove sta la difficoltà nel fare un decreto supportato da tutti i partiti con interventi a sostegno delle famiglie e delle aziende?”.

Cosa dobbiamo aspettarci dal vertice dei ministri dell’energia dell’Europa previsto per il 9 settembre?

“Mi sarei aspettato tempi più ristretti e che questo vertice fosse stato convocato molto prima. Temo non si rendano ancora conto della gravità della situazione perché ogni giorno che passa è un dramma per l’economia europea. Si sarebbero dovuti ruinire anche di notte e non fra otto giorni, tempo a mio giudizio troppo lungo rispetto all’emergenza in corso”.

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