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CIttadinanzattiva: allarme desertificazione sanitaria

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“Desertificazione sanitaria”: la definizione, efficace ed evocativa, è dell’associazione Cittadinanzattiva per denunciare la mancanza di medici e paramedici, sia di famiglia sia ospedalieri, da nord a sud. Nelle zone periferiche e ultra periferiche delle aree interne del Paese sono evidenti i cosiddetti “deserti sanitari”, ossia territori in cui le persone hanno difficoltà ad accedere alle cure a causa dei lunghi tempi di attesa, della scarsità di personale sanitario o delle ampie distanze dal punto di erogazione delle cure. Il problema rischia di non essere risolto dai fondi messi a disposizione dal Pnrr: soltanto il 16-17% delle nuove Case e degli Ospedali di Comunità, infatti, sarà realizzato in queste zone.

E’ il dato saliente che emerge dal rapporto presentato da Cittadinanzattiva, nel corso dell’evento “Bisogni di salute nelle aree interne, tra desertificazione sanitaria e Pnrr”, svoltosi a Roma presso la Sala di Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. L’analisi ha utilizzato dati ufficiali forniti dal ministero della Salute riferiti al 2020 e rientra nell’ambito del progetto europeo Ahead “Action for Health and Equity: Addressing Medical Deserts”, finanziato dal programma “EU4Health” (adottato per rafforzare la preparazione alle crisi sanitarie nell’Unione europea) per trovare soluzioni a questi cosiddetti “deserti sanitari”.

Sono 39 le province più in sofferenza e si concentrano in 9 regioni: Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Calabria, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lazio. Andando a spulciare nel dettaglio, in provincia di Asti ogni pediatra di famiglia segue 1.813 bambini a fronte di una media nazionale di 1.061.

A Bolzano ogni medico di medicina generale segue in media 1.539 cittadini a fronte di una media nazionale di 1.245 pazienti. Nella provincia di Caltanissetta c’è un ginecologo ospedaliero ogni 40.565 donne, mentre Roma vanta la situazione migliore, con uno per 2.292. Considerando invece i cardiologi ospedalieri, la situazione nella provincia autonoma di Bolzano è 70 volte peggiore rispetto a Pisa, con un professionista ogni 224.706 abitanti a fronte di uno ogni 3.147.

«Mancano dati certi, aggiornati e facilmente reperibili sulla carenza di personale sanitario – afferma Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva – e questo non agevola la programmazione degli interventi. Le riforme previste dal Pnrr potranno avere gli effetti sperati se all’investimento su case e ospedali di comunità si affiancherà un adeguato investimento sul personale».

Il problema dei “deserti sanitari” nelle aree interne del Paese rischia di non essere colmato dai fondi messi a disposizione dal Pnrr. Soltanto il 16-17% delle Case e degli Ospedali di Comunità, infatti, sarà realizzato in queste zone, mettendo a rischio di scopertura totale zone ultraperiferiche di Liguria e Valle D’Aosta. I fondi e i progetti previsti dal Pnrr avrebbero la potenzialità di ridurre le  lacune storiche, come quello dell’assistenza territoriale in alcune aree del Paese. Ma i risultati non sono incoraggianti: su 1431 Case della Comunità e su 434 Ospedali di Comunità, poco più di un terzo saranno realizzati nelle aree interne. Tuttavia, a restare quasi sguarniti saranno soprattutto gli oltre 5 milioni di cittadini che vivono nelle zone periferiche e lontanissime di queste aree: qui sono previste appena il 16% delle 1431 Case e il 17% dei 434 Ospedali di comunità. Addirittura, i residenti nei 13 comuni periferici e ultra periferici della Valle d’Aosta e negli analoghi 36 comuni della Liguria non avranno a disposizione nessuna delle tipologie di strutture previste dal Piano di ripresa e resilienza. In totale, per ben 654.883 italiani che vivono in aree interne periferiche e ultra periferiche non è previsto alcun Ospedale di Comunità (Piemonte, Liguria, Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Marche). Di contro, le Regioni con più numero di Case e Ospedali di Comunità sono Lombardia (199 Case e 66 Ospedali), Campania (172 e 48) e Sicilia (156 e 43).

«Occorre dislocare gli spazi di salute rafforzando le aree deboli – osserva ancora la Mandorino – tenendo conto della natura dei territori e non soltanto di una logica aritmetica che guarda solo al numero di abitanti. Per questo, in occasione della Giornata europea dei diritti del malato, prevista per il prossimo il 18 aprile, promuoveremo una mobilitazione per una riforma dell’assistenza che sia davvero a misura dei territori».

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