Indi: le domande che resteranno senza risposta. E il futuro che ci aspetta

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Indi Gregory, Charlie Gard, Alfie Evans, quanti altri ancora? E quanti piccoli sfortunati sono passati sotto silenzio, senza il clamore mediatico, soppressi per il “loro” bene, nel “loro” superiore interesse, visto che la dignità della “loro” vita non era degna di essere vissuta?

Facciamo qualche ragionamento. Innanzitutto la materia è estremamente delicata, attraversa la religione, la morale, l’etica, e non si può affrontare in modo ideologico. Ma caso per caso. E qui casca ogni tentativo, in un senso o nell’altro, di normare argomenti impossibili da regolare e disciplinare erga omnes.

Come da definizione, il diritto è per sua natura astratto, generalista, altrimenti esondiamo obbligatoriamente nello Stato etico, che può andare in ogni direzione: disumano, confessionale, laicista, liberista, nazista, comunista etc.
Però c’è una sottile linea di confine, dove le menti e i governi liberi possono muoversi.

Prima domanda: il diritto a decidere sulla vita dei figli spetta ai genitori, ai medici o ai giudici? Su questo dobbiamo essere chiari: ogni legislazione ambigua, ambivalente, causa dubbi, lacerazioni, drammi. Si è visto infatti, in occasione della campagna vaccinale, ragazzi in contrasto con i genitori, sottratti alla potestà della famiglia e obbligati a vaccinarsi dallo Stato.

Perché il caso di Indi, come gli altri succitati, ci ha colpito nel profondo? Perché siamo italiani e familisti (guai a chi ci tocca i figli, nostra proprietà?). No, perché da noi, credenti o meno, sopravvive anche nelle strutture istituzionali un retaggio di cultura cristiana, che ha originato la nascita degli ospedali, già nel tanto vituperato Medioevo, e a costruire quel Welfare che rappresenta ancora un barlume di primato della dignità umana e della cura pubblica, rispetto alle logiche consumistiche, materialistiche.

Figlio di questa filosofia il Bambin Gesù ha tentato di ospitare la piccola Indi, nel nome e nel segno di un Dna che storicamente gli viene riconosciuto e di quei protocolli sperimentali che in Inghilterra, evidentemente per mere ragioni di budget, non hanno voluto nemmeno provare. E con questa logica la premier Meloni, promuovendo la concessione della cittadinanza italiana, ha voluto dare una speranza concreta a genitori impotenti di fronte alla fredda macchina amministrativa e giudiziaria inglese.

Altra questione: se si stabilisce il principio che gli “inguaribili”, ma non “incurabili” possono essere soppressi, in futuro non si salverà nessuno. La ghigliottina di Stato calerà pure sui disabili, i fragili, i depressi. E sarà una mattanza.

Il modello anglo-americano, senza ombra di dubbio, è l’apripista in negativo di tale nuova postura culturale. Un modello dove si incontrano il peggiore laicismo e il peggiore liberismo: un mix di cultura di morte e risparmio economico (tradotto: tagli alla spesa pubblica).

Ulteriore domanda: perché i giudici inglesi, imbevuti di tali disvalori, verniciati da quello che chiamano pragmatismo, visto che il tema era il risparmio, l’inutilità di cure dispendiose che gravano sui bilanci degli ospedali pubblici, non hanno permesso a Indi di venire in Italia? In fondo, non costava nulla. La verità è che si è affermata, anzi riaffermata, una inesorabile cultura di morte.
E una società, già falcidiata dall’inverno demografico, alterata dall’etno-sostituzione, che sa solo imporre la disumanità istituzionalizzata, è destinata a scomparire.

 

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