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Strage di Erba, Bruzzone: “Olindo e Rosa sono innocenti. Perché li hanno incastrati”

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Si terrà il prossimo 16 aprile l’udienza per discutere l’istanza di revisione del processo per la strage di Erba a carico di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

I due furono condannati all’ergastolo nel 2011 per gli omicidi di Raffaella Castagna, del figlio di 2 anni Youssef Marzouk, della madre Paola Galli e della vicina di casa Valeria Cherubini. I punti che vengono contestati nella richiesta di revisione, presentata dal sostituto procuratore generale di Milano Cuno Tarfusser (che è stato censurato dal Csm per l’iniziativa irrituale, non aveva il consenso della Pg) sono: la confessione di Olindo Romano, che viene ritenta estorta, mentre non è stata considerata la ritrattazione di quest’ultimo; la deposizione di Mario Frigerio, il supertestimone scampato alla strage, che sarebbe stata indotta dalle domande del comandante di allora della Stazione di Erba, il quale, attraverso le sue domande, avrebbe impresso una falsa memoria in Frigerio, appena uscito dal coma; e la macchia di sangue trovata sul battitacco dell’auto di Olindo, che sarebbe adulterata.

Il collegio difensivo si è avvalso della consulenza della criminologa Roberta Bruzzone alla quale abbiamo chiesto un commento sulla vicenda.

Ritiene che si arriverà alla revisione del processo?

“Siamo ottimisti, riteniamo che ci siano tutti gli elementi per riaprire il processo a carico dei coniugi Romano smontando le accuse a loro carico”

La procura generale di Brescia però sostiene che le prove che hanno portato alla condanna all’ergastolo dei Romano sono schiaccianti e che la richiesta di revisione è infondata?

“Rispetto la posizione della Procura generale e non mi stupisce che difenda l’impianto accusatorio. Mi stupirei semmai del contrario”.

Perché è convinta che i coniugi Romano sono innocenti?

“Mi sono occupata della ricostruzione di ciò che è realmente accaduto sulla scena del delitto e ho dimostrato che ciò che loro affermano nelle loro sgangherate confessioni è totalmente privo di riscontri oggettivi”.

Perché secondo lei hanno confessato gli omicidi se sono realmente estranei?

“Si tratta di due persone estremamente fragili che a mio giudizio hanno ritenuto di dover assecondare un certo tipo di richieste da parte di chi ha fatto di tutto per addossare loro le responsabilità, nella convinzione che quello fosse l’unico modo per continuare a rimanere insieme. Penso sia stato questo il grande equivoco di tutta la vicenda, che li ha condotti a rilasciare dichiarazioni assolutamente prive del minimo fondamento”.

Sotto accusa da parte della difesa c’è soprattutto la deposizione di Mario Frigerio l’unico sopravvissuto alla strage che ha riconosciuto Olindo Romano come colui che lo ha aggredito. Anche lei ritiene che la testimonianza dell’uomo non corrisponda alla realtà?

“La testimonianza di Frigerio a nostro giudizio non sta in piedi. Ha raccontato una serie di versioni contrastanti. E’ partito accusando un arabo che descrive compiutamente le prime volte che viene sentito appena uscito dal coma anche alla presenza del magistrato, per poi rimangiarsi tutto, tirare in ballo un’ombra che prima non sa riconoscere, che poi assume le sembianze di Olindo e infine di Olindo e Rosa. Testimonianza che riteniamo molto critica e che abbiamo fondati motivi di sospettare possa essere stata indotta dall’ex comandante della Stazione di Erba, il primo ad introdurre la figura di Olindo di cui il testimone non aveva mai parlato. Testimonianza che a nostro giudizio risulterebbe facilmente alterabile anche in virtù delle condizioni in cui versava Frigerio”.

Ha un’idea di come si sono svolti realmente i fatti?

“Certamente”.

E come?

“Ciò che penso lo tengo per me, anche perché il mio obiettivo non è accusare qualcuno ma dimostrare che queste due persone sono estranee ai fatti e condannate ingiustamente. Abbiamo comunque un’idea abbastanza precisa di chi sia stato”.

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