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Soldatesse Israeliane prigioniere di Hamas: pubblicato il video

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Orrori per le soldatesse prigioniere di Hamas: il governo deve agire. Diffuso il video delle ragazze rapite nella base israeliana di Nahal Oz, dove sono state uccise 54 persone. I genitori, stanchi, chiedono al governo di agire. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, già in possesso di tali immagini, ha deciso a marzo di non mostrare ufficialmente il filmato ai ministri durante le discussioni sugli accordi per il rilascio degli ultimi ostaggi, lasciandoli liberi di scegliere. Infatti non tutti se la sono sentita di vedere tali orrori.

La versione ridotta:

I familiari delle ragazze rapite hanno quindi diffuso una versione ridotta del video, soltanto 3 minuti e 9 secondi. Ieri sera, il governo si è riunito per valutare le possibilità di un accordo e, come dice Eli Albag, padre di una delle ragazze, la pubblicazione di tale video era la loro ultima possibilità per farsi ascoltare, per risvegliare gli animi dei ministri. La figlia Liri è stata portata via insieme a Daniella Gilboa, Naama Levy, Agam Berger, e Karina Aiev, tutte appena maggiorenni. La maggior parte delle madri non è riuscita a guardare il video, girato dagli stessi terroristi di Hamas.

L’orrore: 

Le ragazze risultano ancora in pigiama, tutte in fila lungo i blocchi di cemento dai paramilitari entrati all’alba nella postazione delle osservatrici vicino a Gaza, con il volto e altre parti del corpo ricoperte di sangue. Attorno a loro ci sono i cadaveri di 11 soldatesse uccise e di un compagno, per ora i militari uccisi qui sono stati circa 54. Liri tenta di chiedere se c’è qualcuno che parla inglese, Naama prova a rispondergli dicendo che ha alcuni amici palestinesi. Anche le molestie non si fanno attendere, un uomo in mimetica, seduto con un kalashnikov sulle gambe, le fa dei complimenti. A febbraio, i parenti di Agam Berger sono stati ascoltati da una commissione parlamentare e avevano avvertito che la ragazza poteva già essere incinta, è ora di intervenire non c’è più tempo.

Tutto ciò rappresenta una delle più dolorose e complesse realtà del conflitto israelo-palestinese. Questa situazione non è più accettabile e continua a generare profonda angoscia e indignazione in Israele. La comunità internazionale ha condannato il rapimento e la detenzione delle prigioniere israeliane, ma finora le iniziative diplomatiche non hanno portato a risultati concreti.

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