La dottoressa Cristina Manetti, capo di gabinetto della Regione Toscana, rappresenta un punto di riferimento importante per i diritti civili delle donne. Col suo libro “A Penelope che prende la valigia”, fresco di stampa, appunto una Penelope che agisce e non aspetta Ulisse, c’è tutto il cuore e il senso del suo impegno istituzionale e personale. Lo Speciale l’ha raggiunta. Le sue parole sono molto più di un manifesto politico.
Dott.ssa Manetti, perché il concetto di “valigia di parole” è così centrale nel suo libro “A Penelope che prende la valigia”, richiamando direttamente la sua iniziativa “Toscana delle Donne”?
“Il libro è il frutto di una riflessione mia personale e del progetto “Toscana delle Donne” a cui sto dedicando parte importante del mio impegno amministrativo. Considerando il mese dei diritti delle donne che si avvicina, è evidente che si tratta di un viaggio per i diritti. Un viaggio che riassume aspettative future e conquiste passate quali, ad esempio, il suffragio universale, le leggi degli anni 70, il divorzio, l’aborto etc. Conquiste, frutto di lotte che, dobbiamo dirlo, non abbiamo iniziato noi, ma le hanno fatte le nostre bisnonne, le nostre nonne, poi le hanno continuate le nostre mamme. Il nostro dovere è passare il testimone. Io ho immaginato nel mio libro questo messaggio ideale indirizzato a mia figlia; ma ovviamente è rivolto a tutte le nuove generazioni. Saranno loro a raggiungere, spero, l’emancipazione completa”.
Quale può essere l’impatto della sua opera nella quotidiana battaglia contro i dettami della discriminazione e violenza di genere?
“Il progetto della “Toscana delle donne” ha come finalità proseguire un serio confronto, un dibattito a 360 gradi sull’importante tematica dei diritti delle donne, la parità e la violenza di genere, tramite un metodo pedagogico più innovativo e incisivo, stimolando discussioni e prese di coscienza collettive. Abbiamo varato molte iniziative nei teatri, nei concerti e manifestazioni di piazza. Il nostro obiettivo, organizzando degli incontri sulla sanità di genere, l’imprenditoria femminile e appunto, il contrasto alla violenza di genere, è raccontare ciò che fa la Regione Toscana, apripista di fatto di una sensibilità civile e civica che non tutte le Regioni hanno espresso finora”.
Torniamo al libro: quale messaggio nello specifico vuole trasmettere ai giovani?
“In primis, cercare di imparare a lavorare sulle emozioni. Sottolineo questo perché le istituzioni pubbliche tendono a dare attenzione preferenzialmente all’istruzione, mentre è una battaglia che si gioca in gran parte sul piano culturale. Gli stereotipi di genere necessitano di un approccio culturale diverso, anche perché la violenza di genere è un fenomeno purtroppo strutturale che ha radici profonde. Quindi, la parola-chiave, oltre all’istruzione ossia, la mera trasmissione delle nozioni, è educare le nuove generazioni a gestire le emozioni. Educarle a saper accettare i rifiuti, a rialzarsi quando si cade, a saper stare insieme ai compagni e alle amiche, agli amici, a vivere la socialità nella maniera giusta. Andare a cercare il significato profondo delle parole è un modo per combattere gli stessi stereotipi. Tante volte associamo significati non propri al significato vero delle parole”.
Lei ha definito la storia del femminismo come un “unico grande viaggio”. Quale può essere l’approdo finale?
“E’ difficile definire il punto di approdo. Ciò che è certo, è combattere per creare una società più paritaria e offrire alle donne le occasioni che meritano. Le donne devono avere le stesse possibilità e opportunità degli uomini, valorizzando però le differenze che fanno parte della natura. Non bisogna pensare unicamente all’obiettivo, ma pure al viaggio di crescita e consapevolezza civile che merita di essere vissuto”.
Concludendo, il suo libro marcia di pari passo di capo di gabinetto della Regione Toscana …
“Come ho già detto, il libro è il frutto di una riflessione e di un impegno preciso. Si fa sempre tesoro della propria esperienza personale e amministrativa. In ciò sta il legame tra le proprie convinzioni, la propria storia e il quotidiano lavoro istituzionale. Un giorno potremo dire che la “Toscana delle donne” sarà la Toscana del futuro”.




Replica a Lo special giornale.it https://www.lospecialegiornale.it/2025/02/27/toscana-delle-donne-c-manetti-capo-di-gabinetto-parla-del-suo-libro-un-messaggio-e-un-impegno-per-litalia-futura/
Toscana delle donne. C. Manetti (capo di gabinetto) parla del suo libro: “Un messaggio e un impegno per L’Italia futura”
Leggendo questo articolo posso affermare in piena consapevolezza che da donna residente in Toscana non desidero una “Toscana delle donne”.
Anzi sono totalmente stufa di questa narrazione politica della donna nella mia regione che si concentra su una sorta di idolatria dell’essere femminista, o meglio transfemminista, delegando un potere totale ed incondizionato alle donne.
In questa falsa accezione della donna, essa viene dipinta sempre come una vittima alla quale tutto è concesso come in una sorta di rivendicazione perenne di non si sa quali torti subiti.
Per chi è connesso con la realtà e non vive di pura ideologia, infatti, è chiaro come in Toscana e in generale in Italia, la donna abbia le stesse opportunità dell’uomo in ogni ambito, ma vuole di più, la sete di potere a tutti i costi diventa così una schiavitù che la mette sempre in contrapposizione con l’uomo.
Nascono così le derive trans femministe , nelle quali le stesse donne non aiutano altre donne che restano incinta e vengono licenziate, avendo lo sguardo fisso solo sulla rivendicazione del cosiddetto “diritto all’ aborto” e non più all’ aiuto dell’ essere umano.
La Manetti illustra chiaramente in questo articolo come l’aborto sia esclusivamente una conquista delle lotte sociali, ma la realtà è ben diversa!
Dopo quasi 50 anni dalla approvazione della 194 nel nostro paese abbiamo le evidenze dei frutti di questa “conquista”, che in realtà è una tragica sconfitta, considerando i danni alle donne e alla società intera.
Ampia documentazione scientifica è disponibile per chi vuole approfondire sia per le complicazioni post aborto sia per la denatalità nel nostro paese.( http://www.prolifeinsieme.it)
Oggi non ci sono donne che vogliano abortire alle quali sia impedito farlo, mentre ci sono tante donne che vorrebbero scegliere la vita ma viene negato un aiuto per poterlo fare. La lotta sociale deve essere fatta sempre per tutti iniziando proprio dai più deboli e indifesi.
Invito i politici uomini o donne che siano ad uscire dalla ideologia e riconnetersi con la realtà.
Manuela Ferraro. Poggibonsi ( Siena)
http://www.prolifeinsieme.it