Ecofin e banche, Rinaldi: “A rischio pure i prelievi bancomat? Cosa temo”

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C’è grande allarme per l’accordo bancario firmato martedì scorso all’Ecofin. A destare preoccupazione è soprattutto l’introduzione di una nuova misura, chiamata moratorium tool, che consente al regolatore europeo di sospendere i pagamenti da parte di una banca quando questa è colpita da una procedura di risoluzione, il noto bail in. A rischiare, in base alle nuove norme, sarebbero tutti i correntisti, dal momento che la procedura di risoluzione andrebbe a coinvolgere anche i titolari di conti corrente inferiori a 100mila euro fino ad oggi “garantiti”. Cosa potrà accadere? Lo abbiamo chiesto all’economista Antonio Maria Rinaldi, docente di Economia e animatore del sito Scenari Economici.

L’accordo bancario sta passando in sordina, ma pare che i rischi sarebbero enormi se sarà attuato il  moratorium tool. E’ davvero così?

Correremo sicuramente più rischi rispetto a quelli già pesanti previsti dal bail in attualmente in vigore. Si abbasseranno notevolmente le soglie di ‘messa in sicurezza’ delle banche, nel senso che se un istituto inizia ad avere dei problemi, potranno immediatamente scattare dei provvedimenti drastici, come la limitazione nell’erogazione di prelievi sia alla cassa che tramite bancomat. Potranno essere applicate delle disposizioni di prevenzione volte a non accelerare condizioni di crisi della banca stessa. A questo punto non sarebbero più tutelati nemmeno i conti inferiori ai 100mila euro come è stato finora previsto. L’aspetto più incredibile sa qual’è?”

Quale?

Che questa misura viene fatta passare come una garanzia a tutela del risparmiatore, quando invece all’atto pratico è tutto tranne che questo”.

Quindi si rischia che da un giorno all’altro un correntista si veda disattivare il bancomat o congelare il proprio conto, giusto?

Esattamente, o nella migliore delle ipotesi mi posso anche trovare a dover sottostare a delle limitazioni. Non un blocco totale, ma una riduzione della possibilità di prelevare contante. Se oggi la banca mi impone un limite massimo giornaliero e mensile, potrebbe ulteriormente diminuirlo per evitare una possibile corsa allo sportello”.

Ma perché arrivare a questo?

“Siamo di fronte ad un’evoluzione del bail in e questo ci lascia perplessi, perché eravamo certi che l’intero sistema di vigilanza, sia quello residuo delle banche centrali che quello previsto dalla Bce, fosse più che sufficiente per scongiurare qualsiasi tipo di crisi. Se queste Istituzioni hanno potere di vigilanza e controllo sulle banche, dovrebbero essere in grado di prevenire le crisi. Se svolgessero il loro lavoro correttamente ed in modo adeguato con gli strumenti che hanno a disposizione nessuna banca dovrebbe andare in sofferenza. Se si presenta un rischio fallimento per un solo istituto ciò sta a significare che i controlli hanno fallito. Non vorrei che tutto questo serva a mettere le mani avanti, nella consapevolezza di doversi presto trovare di fronte ad una situazione impossibile da prevenire e controllare. Ma la responsabilità è comunque di chi è chiamato a vigilare e loro dovrebbero pagare per questo. Considerando che l’attuale bail in è già penalizzante a sufficienza, il fatto che ora si tenti di andare oltre mi fa sospettare che forse si teme l’arrivo di qualcosa di molto serio. E questo mi preoccupa molto”.

Quale spirito anima una simile politica?

“Lo spirito è sempre uno, non quello di tutelare le esigenze dei cittadini e del sistema economico reale delle imprese, ma quello di difendere gli interessi dei grandi agglomerati finanziari che hanno promosso una finanza virtuale e speculativa che ha creato e creerà sempre più disagio all’economia reale. Si stanno tutelando le elitè a scapito degli interessi comuni. La solidarietà in Europa continua ad essere una perfetta sconosciuta”

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