Blade Runner 2049 – La recensione

Sinossi
Trent’anni dopo gli eventi del primo film, il nuovo Blade Runner 2049. L’agente K della Polizia di Los Angeles (Ryan Gosling) scopre un segreto sepolto da tempo che potrebbe far precipitare nel caos quello che è rimasto della società. La scoperta di K lo spinge verso la ricerca di Rick Deckard (Harrison Ford), un ex-blade runner della polizia di Los Angeles sparito nel nulla da 30 anni.

Recensione
Confrontarsi con un capolavoro come Blade Runner, che per primo ha portato l’estetica cyberpunk nella storia del cinema, costruendo un immaginario futuribile non ancora superato, non era cosa facile. Denis Villeneuve vince la sfida a metà.
Se da una parte riesce a confezionare un’opera esteticamente convincente, ricalcando visivamente l’opera di Scott, da l’altra non raggiunge mai la stessa “profondità” senza regalare allo spettatore quel coinvolgimento che ha fatto di Blade Runner una vera “esperienza”.
La sceneggiatura che si snoda su alcuni momenti topici che danno inizio all’azione, seppur mettendo al centro temi importanti come la nostalgia e la manipolazione della memoria non sembra incidere mai veramente.
La fotografia invece è magistrale, Roger Deakins (il direttore della fotografia) mette in scena con pochi colori basici una Los Angeles desertica e fumosa che si scontra con gli asettici set interni. Magnifici piani di luce s’intersecano dando vita ad immagini iconiche.
Villeneuve sceglie di seguire binari già percorsi, la sua Los Angeles non diventerà termine di paragone per futuri possibili, ma solo un’ottima prova di stile.

Vittorio Zenardi

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