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E adesso cosa ne sarà dell’indipendenza della Catalogna?

All’indomani del discorso al parlamento di Barcellona del presidente catalano Puigdemont, che ha dichiarato l’indipendenza ma l’ha sospesa per favorire il dialogo con Madrid, è il momento delle contromosse del governo centrale.

Mariano Rajoy ha tenuto una conferenza stampa alla fine dei lavori del consiglio dei ministri straordinario: ‘Puigdemont confermi se ha dichiarato la secessione’. Il premier spagnolo ha aperto così la strada verso l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, che consente fra l’altro di sospendere l’autonomia della Catalogna. La richiesta di chiarimento rivolta al presidente catalano Carles Puigdemont è il primo passo previsto dalla legge prima che il governo possa chiedere al Senato l’attivazione del 155. Nel pomeriggio riferirà al Congresso dei deputati. ‘Andremo avanti lo stesso’, dice il portavoce del governo catalano. Dall’Ue arriva il sostegno per superare le divisioni: ‘Fiducia in Rajoy’. Appoggio al premier spagnolo anche dal segretario socialista Pedro Sanchez (Psoe). Tra i due è stato raggiunto anche un accordo per la riforma della Costituzione.

Art. 155 e 116 su tavolo di Rajoy – Due articoli della costituzione spagnola, il 155 che consentirebbe di sospendere l’autonomia catalana, e il 116, che permette di istituire lo ‘stato di eccezione’ in una parte del territorio dello stato, possono essere usati dal premier Mariano Rajoy se opta per la mano dura con la regione ribelle. Per l’applicazione del 155 ci vuole il via libera del senato, dove il Pp di Rajoy ha la maggioranza assoluta, per il 116 è necessario quello del Congresso, dove Rajoy è minoritario.

Catalogna, se Madrid sospende indipendenza noi avanti  – Se il governo spagnolo deciderà di applicare l’art.155 della costituzione contro la Catalogna, il governo andrà avanti sulla strada dell’indipendenza, ha affermato oggi il portavoce dell’esecutivo catalano Jordi Turull. “Se applicano il 155, vuole dire che non vogliono il dialogo, e sarà chiaro che dobbiamo essere coerenti con i nostri impegni” ha detto alla radio catalana Catalunya Radio.

Ue, sostegno a sforzi per superare divisioni  – La Commissione Ue “sostiene gli sforzi per superare le divisioni e la frammentazione e assicurare l’unità e il rispetto della Costituzione spagnola”. Lo ha affermato il vicepresidente dell’esecutivo comunitario Valdis Dombrovkis dopo gli ultimi sviluppi in Catalogna. “Abbiamo fiducia nelle istituzioni spagnole, nel premier Rajoy con cui il presidente Juncker è in contatto costante e in tutte le forze politiche che stanno lavorando verso una soluzione nel quadro della costituzione spagnola”.

Accordo Rajoy-Sanchez per riforma costituzione – Il segretario socialista Pedro Sanchez ha detto di avere raggiunto un accordo con il premier Mariano Rajoy per avviare una riforma della costituzione che ridefinisca fra l’altro lo statuto della Catalogna. Sanchez ha detto che una commissione sarà formata a breve e lavorerà per sei mesi. Le conclusioni saranno sottoposte al parlamento. Il leader Psoe ha rilevato che anche per la tenuta di un referendum di auto-determinazione, cui si è detto contrario, è necessaria una riforma della costituzione.

La Catalogna dichiara l’indipendenza e poi la sospende – La Catalogna ieri si è dichiarata indipendente. Per un minuto. Alle 19.41 il presidente Carles Puigdemont ha proclamato la Repubblica catalana. Alle 19.42 ha sospeso la secessione, per tentare “una tappa di dialogo” con Madrid. Ma in serata c’è stato anche tempo per la firma della dichiarazione da parte delle massime cariche della Catalogna e dai rappresentanti della maggioranza di governo. Un gesto simbolico, visto che, come ha detto anche un portavoce della Cup, l’ala più oltranzista del fronte indipendentista, la dichiarazione firmata “non è ancora valida”. Immediata la reazione di Madrid. Prima con fonti che hanno definito “inammissibile una dichiarazione implicita di indipendenza e poi una sua sospensione esplicita”. “Il governo – hanno aggiunto – non cederà a ricatti”.

Alla dichiarazione si è arrivati dopo ore di trattative ad alta tensione con le varie componenti del fronte indipendentista. Sommerso dagli appelli da tutto il mondo perché evitasse un gesto “irreparabile”, il leader catalano alla fine ha optato per la ‘formula slovena’. Così aveva fatto Lubiana al momento della separazione da Belgrado: aveva dichiarato l’indipendenza, ma l’aveva sospesa per sei mesi, per arrivare a un divorzio negoziato con Belgrado.

Quindi l’indipedenza resta sospesa. Un’occasione presa al volo da Rajoy per ributtare il pallone nel campo della Catalogna. Come spiega Lorenzo Di Muro su Limes, Madrid ha reagito in maniera oltranzista e temporeggiatrice all’annuncio del presidente della Generalitat Puigdemont di un’indipendenza “sospesa” della Catalogna.

Stamane si è riunito in una sessione straordinaria il Consiglio dei ministri di Spagna, presieduto da Mariano Rajoy, che ha dibattuto il piano d’azione per affrontare la crisi elaborato dal premier popolare dopo aver consultato il leader dei socialisti Sánchez e quello di Ciudadanos, Rivera. Sul tavolo c’era l’attivazione dell’art. 155 della Costituzione, che prevede l’assunzione delle prerogative della Comunitat da parte del governo centrale di Madrid, qualora Puigdemont non ritirasse la dichiarazione d’indipendenza.

Rajoy ha spiegato che il governo ha inviato una richiesta formale alla Catalogna affinché questa chiarisca se abbia o meno dichiarato l’indipendenza. La palla torna quindi al presidente della Generalitat, che ha scommesso sull’indipendentismo senza però arrivare allo strappo definitivo con la Moncloa. Anche perché mancano sponde europee all’anelito secessionista: Francia, Italia, Germania e Commissione, tra gli altri, hanno escluso interferenze in quello che considerano un affare domestico della Spagna. Parigi, Berlino, Roma e Bruxelles non riconoscerebbero una Catalogna indipendente.

Nonostante lo scaricabarile generale in pubblico, è impensabile che non si stiano svolgendo colloqui sotterranei per evitare che la disputa finisca in scontro aperto, anche se le rispettive retoriche non aiutano ad alleggerire le pressioni di piazza e poteri non istituzionali.

Il cerchiobottismo di Puigdemont sta scavando crepe all’interno del mondo politico e sociale catalano, diviso tra chi vorrebbe rimanere in Spagna alle condizioni attuali, chi anela a una maggiore autonomia concordata con Madrid e infine chi vorrebbe, alla luce del referendum del 1° ottobre, l’indipendenza subito, senza se e senza ma.

La richiesta di chiarimenti da parte di Rajoy mette il presidente della Generalitat con le spalle al muro. Ma rappresenta una forma temporanea di apertura, se paragonata all’attivazione diretta dell’art.155 della Costituzione, che al momento è in pausa. Vedremo presto che risultati avrà la mossa di Madrid.

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