Midterm Usa. Ecco come ti celebrano il funerale di Trump

Esteri Politica

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Oggi si vota negli Usa e da giorni, titoli, articoli e comenti televisivi in Italia e non solo, praticano il consueto sport cui siamo tristemente abituati: parlare male di Trump.

Non è una novità. Il circo mediatico, culturale e politico internazionale del pensiero unico laicista e progressista, gli sta col fiato sul collo (come sta facendo da noi col governo Conte, con Salvini e Di Maio), fin da quando è stato eletto: puntando prima sull’illegittimità della sua vittoria, poi sull’alto tradimento per la sua amicizia con Putin, e poi drammatizzando e macchiettizzando ogni suo comportamento, ogni sua frase, ogni suo inciampo nella gestione interna (e familista) del suo staff.

E invece, i numeri dell’amministrazione-Trump sono positivi. Nonostante gli uccelli del malaugurio. L’economia è in crescita, in politica estera vince, e il suo può essere definito un modello esportabile: sia come politiche anti-immigrazione, che hanno trovato in Europa i suoi seguaci (i populisti e sovranisti di lotta e di governo); sia come patriottismo (l’identità americana, il lavoro americano, la sicurezza), sia come politiche pro-life (per la famiglia, contro l’aborto, il gender), ridimensionando la deriva laicista rappresentata dalla gestione-Obama.

E ora, di fronte ai due appuntamenti, l’arrivo della marcia dei disperati dal Sud-America, e le elezioni del midterm, i democratici si sono mobilitati per trasformare un delicato fatto di cronaca, e un appuntamento fisiologico, in una resa dei conti. In una vendetta. In un referendum “pro e contro” Trump.
Basta leggere le analisi e ascoltare i servizi tv. La stampa (di parte) sta enfatizzando i sondaggi che darebbero in testa i democratici e già si fanno i conti, dando per scontata la loro vittoria. E il risultato sarebbe, una risicata maggioranza dei repubblicani al Senato e maggioranza alla Camera che si rovescia.
Il Corriere della Sera, addirittura, va oltre: prefigura a tavolino l’universo mondo: “Se Trump resisterà al Senato canterà vittoria”.

Come dire, è sconfitto, deve perdere e se non perde canta demagogicamente vittoria. Non è questa una dittatura rovesciata, un processo ideologico alle intenzioni? Un modo per informare scorrettamente e deformare l’opinione pubblica? Meglio un commento palesemente fazioso che un articolo finto-oggettivo.

E non a caso, procedendo con questo schema, sempre il Corriere, ne trae le sue conseguenze: col cambio di equilibri sarà compromessa la riforma fiscale di Trump e la costruzione del Muro, tanto odiato dai democratici.
E perché no, si potrebbe costruire una maggioranza favorevole all’impeachment.
Ecco come il funerale di Trump è stato già preparato.

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