Pd. Emiliano lascia, ma c’è un motivo e non è la legge

Politica

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Cosa c’è dietro l’addio al Pd di Emiliano? Il governatore della Puglia, ha lasciato il partito per una formalità: “Da magistrato, sia pure in aspettativa per mandato elettorale, non posso contrastare la decisione della Consulta che ha confermato il divieto per i magistrati di iscriversi ai partiti”. Divieto che gli è già costato l’avvio di un processo disciplinare da parte del Csm.

Ma appunto, si è trattato di una formalità. Nella sostanza, secondo molte indiscrezioni, e secondo gli addetti ai lavori, ci sarebbe un dissenso insanabile (consumato da tempo) nei confronti della classe dirigente dem.
Emiliano sarebbe distante dalla linea politica, dai nuovi capi, e più volte avrebbe cercato di obbligare tutti ad una grande assemblea programmatica, per chiarire una volta per tutte, l’identità del Pd: riformista, laburista, clintoniano-obamiano, radicale di massa, liberal, social-democratico?

Come se non bastasse, anche la confusione tecnica ingenerata dalle tante, troppe, regole statutarie che stanno ingessando un dibattito congressuale, ha peggiorato le cose. Con primarie che si avviano a moltiplicare ulteriormente la confusione, con Menniti-filo populista, Zingaretti filo-sinistra, Martina-mediatore. E con Renzi in via di uscita, col suo progetto-Macron e con i suoi incontri sospetti con gli azzurri.
Troppo per un populista anti-casta, di sinistra doc, come lui, che voleva il dialogo con i grillini e politiche anti-trivelle, e si è trovato il partito dalla parte opposta.

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