Primarie dem. Minniti rinuncia. Ecco cosa c’è dietro

Politica

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Nel rapporto tra Marco Minniti e Matteo Renzi c’è qualcosa di indecifrabile, che nessun opinionista o esperto di cose dem, sta riuscendo a scoprire.
Da una parte, l’ex ministro “leghista” degli Interni del governo Gentiloni, ha svolto il ruolo di pupillo di Renzi proiettato a rappresentarlo (la “continuità riformista”) nella nuova scalata intestina al Pd che avrebbe voluto fare; un volo condiviso dai renziani rimasti fedeli al Capo. Questo fino a ieri, poi, come noto, ha annunciato che lascia.

Dall’altra, ha tentato periodicamente di scrollarsi di dosso questo peso. Nelle interviste rilasciate, subito dopo essersi candidato alle primarie, infatti, ha sempre espresso il concetto di un suo peso autonomo nella geografia di via del Nazareno; viatico per combattere efficacemente contro Zingaretti e Martina (gli altri competitor sono marginali).

Proprio ieri però, tutto si è complicato. Minniti, prima ha minacciato di lasciare, in piena raccolta delle firme da parte dei suoi, annullando presenze tv, impegni vari, convegni. Il motivo? “O Renzi fa sul serio o non mi candido”. Segno di un legame che resiste, di un filo che non si è spezzato. Di una dipendenza evidente. Poi, ha mollato.

E ora cosa succede? Perché Minniti continua ad associare il suo destino a Renzi? Se l’ex premier fosse ancora organico al partito, sarebbe normale. Peccato che Matteo stia studiando una fuoriuscita “civica” dal partito, che ancora non ha assunto una fisionomia definitiva. E comunque, non ha le idee chiare in proposito o forse traccheggia, temporeggia per restare con i piedi in due staffe: condizionare il Pd e superarlo col suo nuovo progetto Macron. Un soggetto di base aperto al blocco sociale che un tempo era berlusconiano. E i segnali di avvicinamento a Fi sembrano confermare l’assunto. Ci riferiamo all’incontro tra Renzi e l’azzurro Paolo Romani, e al salvataggio di Zingaretti operato dalla scialuppa forzista, sulla carta all’opposizione nel Lazio.

Che farà Minniti? Pare che abbia atteso una telefonata da parte di Renzi che non è mai arrivata. E quindi, la minaccia a mezzo stampa non ha sortito alcun effetto. Forse perché lo stesso Renzi è incerto sul suo futuro. A questo punto, Minniti, stanco di logorarsi da solo, temendo di uscire definitivamente da tutte le scene, ha fatto il primo passo. Nella speranza che Renzi segua.

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