Usa, altro che gay e femministe. Con Trump vince il partito della vita

Esteri Politica

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Trump ha fatto bene a mettersi in gioco. Di solito nelle elezioni del mid-term i presidenti in carica vengono bastonati.

E l’ha fatto a modo suo. Trasformando la contesa elettorale in un referendum “pro o contro” di lui. Tanto lo stavano facendo e avrebbero continuato a farlo, i suoi avversari dem: Trump-Hitler, Trump il razzista, il primatista bianco, colui che vuole costruire il muro, per impedire il riscatto esistenziale dei poveri di tutto il mondo; Trump il pro-life medioevale, omofobo, nemico di diritti civili, Trump il magnate senza scrupoli, l’imprenditore truffaldino, l’evasore fiscale e l’amico di Putin. In pratica, il male, cui si contrappone ovviamente il bene, per definizione, incarnato religiosamente dagli obamiani.

E personalizzando il conflitto, Trump ha avuto il merito di evidenziare le due Americhe che ormai si confrontano, senza più possibilità di mediazione, di incontro.
C’è l’America profonda, identitaria, patriottica, che pretende sicurezza, un freno all’immigrazione e crede nei suoi valori fondanti, e c’è un’America globalista, radical, laicista. C’è l’America della Costa, dei ricchi, della media-alta borghesia, della City, e c’è l’America del centro geografico, del popolo, rurale e imprenditoriale.

Le elezioni, la verità è questa, hanno confermato l’onda repubblicana. La reazione democratica si è fermata alla conquista della Camera, ma il presidente ha consolidato il suo consenso al Senato, che ha il potere di scegliere i giudici della Corte Suprema. Ossia, il controllo degli Usa.
Certo, i dem potranno cominciare a fare interdizione sulle riforme del presidente (che hanno visto l’economia risalire felicemente), ma non potranno fare di più. Il cammino repubblicano si rallenterà, ma non più di tanto. Figurarsi la procedura di Alto Tradimento che necessita di due terzi delle Camere.

Ecco, a una giornalista tipo Giovanna Botteri, pregiudizialmente anti-Trump che esalta, insieme alla congrega liberal dei media, l’elezione delle icone gay, delle femministe, dei nativi americani, esempio vivente e “virtuoso” di ius soli etc (negli Usa è l’ideologia delle caste), o esalta l’intersex Ocasio Cortes, le prime donne islamiche alla Camera o il governatore gay del Colorado, ci sentiamo di contrapporre di altre new entry, di segno opposto, simbolo di un’altra America: tre esponenti del Grand Old Party, pro-life, che hanno strappato al Senato importanti seggi, appalto storico dei democratici: Josh Hawley nel Missouri, Mike Braun nell’Indiana e Kevin Cramer nel Nord Dakota. Tutti energici difensori del diritto alla vita, che daranno battaglia per ridimensionare la legge a favore dell’aborto. Un cambio di equilibri antropologico, che grazie alla diversa composizione della Corte Suprema, sarà certamente fecondo.

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