Crisi Università, le iscrizioni sono in calo

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Brutte notizie per il settore dell’istruzione: gli iscritti all’università sono in netto calo, complice probabilmente la sfiducia che si ha verso il mondo del lavoro, a cui paradossalmente sembra più difficile accedere se in possesso di un titolo di studio.

A confermare il calo delle iscrizioni negli atenei italiani e è un  documento del CUN (“Consiglio Universitario Nazionale”) che rivela che nell’ultimo decennio il numero degli studenti iscritti all’università è calato del 17%, con un decremento di circa 50 mila unità: è come se un intero ateneo delle dimensioni della Statale di Milano fosse letteralmente sparito dalla circolazione.

Un trend figlio della crisi: in Italia trova lavoro un laureato su 7, percentuale davvero bassissima. Non solo: a preoccupare non è soltanto il calo di iscrizioni, ma anche di docenti, il cui numero rispetto a sei anni fa è calato del 22%.

Anche per quanto riguarda i finanziamenti riservati agli atenei universitari, la situazione non è affatto rosea: negli ultimi nove anni, i fondi sono calati complessivamente del 20%, di conseguenza senza queste basi le facoltà non possono programmare in piena sicurezza economica le attività relative alla didattica e alla ricerca.

Rispetto al resto d’Europa il numero dei laureati italaini è decisamente più basso: solo il 19% degli italiani tra i 30 e i 34 anni possiede infatti la laurea,  contro il 30% dell’OCSE, mentre il 33,6% degli immatricolati si trova fuoricorso e il 17,3% non prova neanche a dare gli esami.

Possibile che sia colpa solo della poco volontà degli studenti? Oramai puntare il dito contro una generazione affermando che non abbia voglia di far nulla sembra la strada preferita e più facile per spiegare questo fenomeno. Non potrebbe invece essere che il nostro sistema d’istruzione andrebbe un po’ rivisto, adeguandolo agli standard degli altri paesi? I docenti preparati di certo non mancano, ma qui in Italia si punta ancora troppo esclusivamente sulla teoria, penalizzando l’aspetto pratico, che invece è un fattore determinante perchè inserice lo studente direttamente nel mercato del lavoro.

Gianluca Migliozzi