Rasputin o Il sistema delle arti

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Nuovo esperimento per Louis Nero, autore nel 2005 del film Pianosequenza sicuramente il più detestato da buona parte della critica cinematografica italiana per la scelta stilistica di girare appunto un unico piano-sequenza di due ore.
Non statico come poteva essere Empire di Andy Warhol, né “teatrale” come Arca russa di Sokurov. In questa sua nuova opera Nero non abbandona gli sperimentalismi ma anzi porta avanti una nuova interessante ricerca che intreccia pittura cinema e teatro.
Subito dalle prime immagini mi ritornano alla mente i bellissimi allestimenti visivi che Peter  Greenaway ha creato nelle splendide sale della Reggia di Venaria per Ripopolare la Reggia racconto magico che proietta il visitatore nell’aulica atmosfera della vita di corte, rendendo lo spettatore coinvolto e diretto di quella che era una giornata tipo del re e di tutto il suo apparato fatto di cortigiani e servitù.
Ma analogie evidenti vi sono anche con la Saga di Tulse Luper non a caso sempre di Greenaway.
In Rasputin la recitazione risulta rarefatta, stilizzata in una sorta di cinema-teatro dove lo sguardo dello spettatore si smarrisce in una divisione non convenzionale dell’inquadratura, attratto dagli inserti stile tableaux vivants che si moltiplicano con lo scorrere del film.
La narrazione si ingloba perfettamente in questo gioco pittorico che Nero conduce con stile personale e coraggio.
Ed è proprio il coraggio che va elogiato in questo regista, portare un film del genere nelle sale cinematografiche italiane, abituate ad essere guidate e rassicurate, non era certamente un compito facile, a dimostrazione che un altro cinema anche in Italia è possibile.

Vittorio Zenardi